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Il giornalista che racconta gli italiani della Silicon Valley

Il giornalista che racconta gli italiani della Silicon Valley
06 Dicembre 2014 ore 06:50

«Com’è possibile? Com’è possibile che il Paese che ha generato il Rinascimento e oggi continua a sfornare talenti, capaci di immaginare il futuro e primeggiare in campo globale, dalla scienza all’innovazione, all’impresa… sembri livido, diffidente del domani e votato alla decadenza? Italiani di Frontiera è un progetto multimediale dal West al Web, «Dall’Italia alla California e ritorno”, che inseguendo lo spirito d’impresa degli Italiani, questa convinzione vuol sfidare. Con un giornalismo creativo». Si presenta così italianidifrontiera.com, il sito che racconta storie di italiani partiti alla volta della Silicon Valley per tentare nuove imprese.

Nato dall’estro creativo del giornalista Roberto Bonzio, oggi il progetto è un punto di riferimento per gli “Italiani di Frontiera” che in patria lottano tutti i giorni per dare vita a quella Rivoluzione Culturale necessaria per non affondare. Sul sito sfilano i racconti di scienziati, imprenditori, ricercatori italiani, le cui parole diventano video di forte impatto emotivo, trasmessi in occasione di conferenze con migliaia di spettatori. Un inno alla genialità italiana, ossigeno per coloro che non si arrendono e ancora vogliono tentare di costruire qualcosa nel nostro bellissimo (ma complesso) Paese. Nei suoi video, Roberto affianca ai pionieri del Web le storie di alcuni italiani alla conquista del West, figure scoperte da un amico antropologo, tra i massimi esperti della Storia degli Indiani d’America.

 

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Invitato oggi a Bergamo per un @aperinfo promosso da TAG #inthecity, nella centralissima Galleria Santa Marta in Piazza Vittorio Veneto, negli Spazi di Ubi-Banca Popolare di Bergamo, Roberto Bonzio spiega che il suo progetto è nato da un sogno, un’idea tanto potente da valere le dimissioni da giornalista dipendente in una grande agenzia internazionale. Galeotti furono i sei mesi di aspettativa trascorsi tra gli italiani in Silicon Valley, durante i quali incontra personaggi straordinari come il fisico Federico Faggin, tra i padri del microchip, o Roberto Crea che a fine degli Anni Settanta risolve un problema di sintetizzazione delle sostanze, fondamentale per la creazione dell’insulina sintetica.

«Sono uno spacciatore di ottimismo – racconta in un flusso di parole Roberto, mosso da quella vitalità che è tipica di chi nella vita non attende, ma si muove – e credo sia necessario fare come Cristoforo Colombo, che ebbe il coraggio di prendere il largo senza sapere esattamente dove stesse andando. Quando sono arrivato in California, piombando nelle storie di questi Italiani che ogni giorno si confrontavano e creavano, ho capito che era il momento giusto. Perchè tra di loro, queste persone avevano appena fatto aggregazione e cercavano un ponte con l’Italia». Tornato dall’America, Roberto vede tutto con occhi diversi e si pone in un atteggiamento di serendipity. Questa è la sua parola chiave: serendipity, ovvero un atteggiamento esplorativo e curioso. Cambia tutte le visioni, e decide di muoversi in senso contrario. Mentre molti scrivono partendo dal concetto lasciando per ultimo l’esempio, lui parte dall’esempio per “sbalestrare”, partendo dal volto delle persone. «In tre anni raccolgo e pubblico sul sito un sacco di storie, andando in giro senza sosta. Capisco il valore di ciò che sto facendo e qual è l’impatto che ha su chi entra a far parte di questa avventura. Ogni volta che incontro qualcuno mi rendo conto che quel volto e quell’esperienza racconta un po’ dell’Italia. Uno dei messaggi fondamentali è che noi dobbiamo cogliere, di fronte alla complessità dei fatti, l’onda che può farci volare. E per fare questo devi fare quello che a me viene bene, cioè abbinare cose che apparentemente non c’entrano nulla, fare un percorso trasversale, abbandonare la linearità, la razionalità, le cronologie. E questo è cruciale perché è così che si affronta la modernità oggi». Come dice Renzo Piano, è necessario uscire dall’Italia, non per disperazione, ma per capire chi siamo e cosa possiamo fare. «Tutti abbiamo qualche cosa in particolare, che viene dalla nostra tradizione e della cultura, e ciò che dobbiamo fare è tessere arte e scienza insieme, combinare competenze diverse, che è esattamente quello che viene richiesto oggi per affrontare la realtà. Tutti noi abbiamo in mano un potere straordinario, che serve per generare cambiamenti. Uscire dagli schemi, per creare cose nuove. Questo è il tratto distintivo, il punto di forza degli italiani, soprattutto di coloro che ho incontrato all’estero».

 

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Per fare questo è necessario abbandonare quella che Roberto chiama «la sindrome del Palio di Siena», la sindrome per la quale una persona si realizza nella sconfitta altrui. Bisogna cioè coalizzarsi in uno sforzo comune, mettendo insieme le nostre potenzialità, tanto acclamate all’estero. «Molti mi dicono che è riconoscibile il lavoro di un software elaborato da un italiano perché è fatto con idee trasversali, ed è curato nella grafica». Dunque quel richiamo all’estetica, alla bellezza, di cui noi siamo portatori nel mondo. «Una bellezza che però non deve essere trappola – continua Roberto – perché si rischia di cadere nella “sindrome della pastasciutta”, quell’atteggiamento cioè per il quale il tuo piatto è così buono, che all’estero invece di sperimentare altro, continui a ricercarlo».

La Bellezza, intesa come ricchezza del Patrimonio culturale, è dunque il trampolino di lancio, a patto che non diventi una comoda scusa per sedersi su ciò che già si ha, rinunciando all’innovazione. Fiducia in se stessi, forza di volontà e una profonda consapevolezza della nostre capacità sono dunque, secondo Roberto, le carte per leggere le nostre capacità. Per trasformare quell’onda che rischia di sommergerci nella spinta ideale, da cavalcare come fossimo sulla tavola di un grande surf.

Per il suo lavoro con Italiani di Frontiera, all’inizio dell’Anno Accademico 2013-14 dell’Università di Venezia, l’Associazione Cà Foscari Alumni, ha premiato Roberto con il prestigioso titolo di Cafoscarino dell’anno.

Il progetto Italiani di Frontiera è sostenuto dall’agenzia internazionale Reuters e sviluppato in partnership con gli esperti di Social & Innovation di Sharazad. Un modo nuovo di affrontare la realtà, che ci fa capire come il declino sia un’idea da smuovere, innanzitutto dalle nostre teste, affrontando le sfide della quotidianità con la grinta e la determinazione di una nuova Corsa all’Oro.

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