Una sconfitta indolore per noi Ma gli arbitri usino bene il Var

22 Gennaio 2018 ore 09:43

Punto primo: se mai possa esistere una sconfitta indolore, il ko con il Napoli lo è. L’Atalanta è sempre in piena zona Europa League, anche se, vincendo a Cagliari, il Milan ora è settimo e i bergamaschi sono ottavi. L’Atalanta ha tenuto testa alla squadra più forte del campionato che, nel 2017, ha macinato punti, ha frantumato record l’uno dopo l’altro e comanda il torneo con pieno merito. L’Atalanta ha perso, ma avrebbe anche potuto pareggiare se Cristante non avesse incontrato un grande Reina sulla sua strada. Onore al Napoli.

Punto secondo: in trasferta, la squadra di Sarri ha vinto tutte le partite pareggiandone soltanto una e il suo valore assoluto è sotto gli occhi di tutti. L’esultanza con la quale tecnico, giocatori e tifosi partenopei, anche a Capodichino in serata, hanno salutato il colpo di Bergamo, la dice lunga su quale fosse l’importanza annessa dalla capolista alla partita contro la Dea.

Punto terzo: Gasperini è un signore che non si accontenta mai e fa bene. Ha storto il naso per la prestazione della squadra, a suo avviso non brillante come al San Paolo in Coppa Italia o all’Olimpico con la Roma. L’allenatore pretende sempre il massimo e se non avesse sempre fatto così, non avrebbe ottenuto gli strepitosi risultati che ha inanellato in un anno e mezzo, in Italia e in Europa. Tuttavia, complessivamente, proprio contro un avversario così forte, l’Atalanta è piaciuta, soprattutto nel primo tempo, pagando con il pedaggio massimo la fulmineità dell’azione del gol napoletano.

E qui viene il punto quarto che riguarda la videoassistenza arbitrale e i signori Rizzoli e Rosetti, presenti in tribuna. Per quanto millimetrico fosse il fuorigioco di Mertens, il fuorigioco c’era. Subito, gli zelanti zeloti che reggono la coda alla casta arbitrale in tv ci hanno spiegato: sulla base delle direttive impartite nei giorni scorsi dal designatore ai direttori di gara e agli assistenti, se i primi o i secondi sono convinti che il fuorigioco no ci sia, i colleghi davanti ai monitor si adeguano. Scatta il silent check (cioè il controllo silenzioso o, meglio, il “silenzio assenso”: il giorno in cui si smetterà di usare termini inglesi per parlare italiano, sarà sempre un bel giorno). E giù a dire che Mertens ha segnato «sul filo del fuorigioco». Che cosa vuol dire sul filo del fuorigioco? Ma quando la smettiamo di arrampicarci sugli specchi? Non è un mistero: al di là dei bla bla bla che scandiscono i raduni arbitrali, dentro la Casta persiste una corrente di pensiero che si oppone alla tecnologia perché, finalmente, riduce la discrezionalità di chi dirige gli incontri, ne limita il potere di condizionare l’esito di un incontro. Gli arbitri non sono i padroni del gioco: devono ficcarsi bene in testa, una volta per tutte, che indietro non si torna. Che, grazie alla videoassistenza, il 75 per cento dei loro errori nella prima parte della stagione è stato corretto e la percentuale è per difetto. Quindi, la piantino di fare i distinguo e, nel dubbio, ricorrano alla tecnologia sempre. Loro e i loro ineffabili assistenti.

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