Oltre cento anni dopo

Scoperto il killer di Joe Petrosino

Scoperto il killer di Joe Petrosino
23 Giugno 2014 ore 17:52

Erano le 20.45 di venerdì 12 marzo 1909 quando Joe Petrosino fu assassinato vicino alla folla che attendeva il tram al capolinea di piazza Marina a Palermo. Tre colpi di pistola sparati in rapida successione al volto, alle spalle e – quello mortale – alla gola, seguiti da un altro colpo, posero fine alla vita eroica e avventurosa del più noto poliziotto degli Stati Uniti. Un omicidio rimasto irrisolto per oltre cento anni, ma che ora, grazie a un’inaspettata intercettazione, non avrebbe più segreti. Nelle scorse settimane, una cimice della polizia ha registrato alcune frasi di un affiliato a Cosa Nostra, Domenico Palazzotto, nelle quali il boss si vantava delle tradizioni centenarie di appartenenza alla mafia della sua famiglia: «Lo zio di mio padre si chiamava Paolo Palazzotto, ha fatto l’omicidio del primo poliziotto ucciso a Palermo. Lo ha ammazzato lui Joe Petrosino, per conto di Cascio Ferro». All’epoca il governo italiano mise in premio la somma di 10.000 lire per chi avesse fornito elementi utili a scoprire i nomi dei killer, ma la paura della mafia serrò le bocche, rimaste chiuse per oltre un secolo.

Chi è Petrosino

Nato a Padula (Salerno), il 30 agosto 1860, emigrò con la famiglia a New York nel 1873 e crebbe nel sobborgo di Little Italy. Nel 1877 prese la cittadinanza statunitense, facendosi assumere l’anno dopo come netturbino dall’amministrazione newyorkese. Con il tempo divenne informatore della polizia. Dopo un breve periodo in cui fu impiegato come agente di pattuglia nella Tredicesima Avenue, per il suo grande fiuto e  l’intelligenza incominciò a salire passo dopo passo i gradini della gerarchia della Polizia. Aveva 30 anni quando  venne promosso detective, passando al servizio investigativo. Joe divenne amico del Presidente degli Stati Uniti, Roosevelt. Nel 1895 ottenne la carica di sergente e nel 1905 la promozione a tenente.

Gli venne in seguito affidato il comando dell’Italian Legion, cioè gruppi di agenti italiani, per combattere la Mano Nera, l’antesignana dell’attuale mafia. L’obiettivo di questi poliziotti era quello di eliminare la trama che la criminalità organizzata siciliana stava costruendo nel nuovo continente. Negli anni del suo servizio, Petrosino compì imprese memorabili: travestendosi e infiltrandosi riuscì a consegnare alla giustizia boss di grosso calibro, che nessuno fino a quel momento aveva catturato. Un’occasione che vide Petrosino e l'”Italian Squad” contro la Mano Nera riguardò il tenore Enrico Caruso che, in tournée a New York, fu ricattato dai gangster sotto minaccia di morte. Petrosino convinse Caruso ad aiutarlo nel catturare i criminali.

Petrosino fu il primo ad avere l’intuizione che la mafia a New York affondava le sue radici nella lontana Sicilia e intraprese il viaggio in Italia, diretto appunto nell’isola, per infliggerle il colpo mortale. La missione era top secret, ma a causa di una fuga di notizie, i dettagli furono pubblicati sul New York Herald. Petrosino partì comunque nell’erronea convinzione che in Sicilia la mafia, come a New York, non si azzardasse a uccidere un poliziotto. Prima di recarsi a Palermo venne ricevuto dal Presidente del Consiglio Giolitti e si fermò qualche giorno a Padula nella sua casa natale. Appena giunto a Palermo venne assassinato. Al suo funerale a New York parteciparono circa 250.000 persone, un numero fino ad allora mai raggiunto da alcun funerale in America.

 

Si è sempre ritenuto che il mandante dell’uccisione di Petrosino fosse il boss Vito Cascio Ferro di Bisacquino, tenuto d’occhio da Petrosino sin da quando questi era a New York, ed il cui nome era in cima ad una “lista di criminali” redatta dal poliziotto italoamericano e trovata nella sua stanza d’albergo il giorno della morte. Probabilmente vi è un collegamento tra la morte di Petrosino e alcuni personaggi malavitosi appartenenti alla cosca newyorkese di Giuseppe “Piddu” Morello. Due uomini di questa cosca erano ritornati in Sicilia nello stesso periodo del viaggio di Petrosino rimanendo in contatto con il boss newyorkese.

L’ipotesi più verosimile è che Morello si sia rivolto a Vito Cascio Ferro affinché organizzasse l’omicidio del poliziotto per loro conto. Quando Cascio Ferro venne arrestato gli fu trovata addosso una fotografia di Petrosino. Il malavitoso aveva però un alibi per conto di un deputato suo amico. Quando il pugno di ferro fascista, anni più tardi, arrestò don Vito e lo condannò all’ergastolo per un omicidio imputatogli, il boss fu intervistato in prigione; dichiarò di aver ucciso un solo uomo in tutta la sua vita e disse di averlo fatto in modo disinteressato.

La colpevolezza di Vito Cascio Ferro sembra apparire confermata dalle intercettazioni della D.I.A. di Palermo. Ma ora anche il killer avrebbe un nome e un volto.

La morte di Petrosino mise fine al un importante periodo storico della polizia e della lotta contro la mafia. Ancora oggi le sue memorabili imprese  vengono ricordate sia in Italia che negli Stati Uniti.

Dediche

In tutto il mondo a Joe Petrosino sono stati intitolati parchi, strade, club, logge, monumenti, associazioni e targhe. Negli Usa il 19 ottobre si celebra il Petrosino-day. Il suo nome è associato a quello di prestigiosi riconoscimenti a rappresentanti delle forze dell’ordine e magistrati. L’Associazione Internazionale Joe Petrosino ha istituito un premio intitolato alla memoria del famoso detective, che ogni anno viene assegnato a persone meritevoli per il loro contributo alla lotta alla mafia e alla criminalità organizzata  (Premio Joe Petrosino). L’ultimo a ritirarlo lo scorso ottobre è stato Graziano Perria, Capo del Settore Indagini Giudiziarie del Centro Operativo della D.I.A. (Direzione Investigativa Antimafia).

In suo onore sono stati realizzati due film americani: “BlackHand” e “Pagare o morire “, proiettati anche in Italia. Già nello stesso anno della sua morte fu distribuito un documentario sui suoi funerali dal titolo “Gli imponenti funerali del poliziotto americano G. Petrosino”.Rai uno, inoltre, ha mandato in onda uno sceneggiato televisivo in cinque puntate, “Joe Petrosino “. E nel settembre 2006 gli ha dedicato una nuova fiction in due puntate interpretata da Beppe Fiorello.

Non mancano naturalmente libri, documentari, fumetti e canzoni. A Padula gli è stato dedicato un museo mentre a Palermo, in Piazza Marina, nel luogo in cui fu ucciso, è da qualche anno esposta una targa commemorativa.

L’uomo dei record

– 1° poliziotto italiano a ottenere il grado di “ufficiale”, dopo essere entrato nella Polizia di New York all’età di 23 anni (19 ottobre 1883)

– 1° agente italiano a entrare nel Bureau, l’ufficio cui facevano capo i cinque più abili investigatori di New York (20 luglio 1895)

– 1° a formare una squadra di poliziotti italo-americani (l’Italian-Branch)

– 1° ad avere intuito che la “Mano Nera”, l’organizzazione criminale che terrorizzava New York, aveva le sue radici in Italia e precisamente in Sicilia

– 1° ad avere ravvisato l’opportunità di una collaborazione internazionale tra Capi di Stato e di Governo per combattere efficacemente la criminalità

– 1° ad aver creato la tecnica dei travestimenti per stare a più stretto contatto con i criminali, ricavare indizi e assicurarli alla Giustizia

– 1° e unico poliziotto ad aver effettuato oltre 700 arresti in un anno e ad avere assicurato alla Giustizia circa 20.000 criminali

– 1° ad avere guadagnato sempre i galloni sul campo, raggiungendo il grado di luogotenente, con le sue imprese leggendarie e meritorie, le sue intuizioni illuminate, la sua ferrea incorruttibilità e dirittura morale

– 1° e unico ad avere arrestato, per ben tre volte, il capo della ‘Mano Nera’

– 1° e unico poliziotto ad essere stato amico e Consigliere personale di un Presidente degli Stati Uniti d’America (Theodore Roosvelt che, durante il discorso funebre disse, tra l’altro: “Era un uomo giusto che valeva la pena di conoscere, sono sinceramente addolorato per la perdita del mio amico Joe”…)

– 1° e unico ad avere avuto due solenni Funerali di Stato: in Italia (a Palermo) e a New York, con presenti le massime autorità dei due Paesi

– 1° e unico poliziotto americano assassinato mentre era in servizio fuori dagli U.S.A

 

 

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