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Se lo Stato delega le aziende a indagare sulle altre aziende

Personaggi 29 Dicembre 2014 ore 11:13

Al tg regionale di domenica 28 dicembre hanno detto che hanno messo dentro altre persone variamente sospettate di mafia che avevano cercato di infiltrarsi negli appalti della tangenziale esterna di Milano. A completamento del servizio hanno intervistato un esperto che ha detto che oltre il 60 percento delle ditte interessate ai lavori sono implicate in qualche malaffare e ha poi aggiunto che se si calcola il complesso delle opere attualmente in cantiere in vista dell’Expo si arriva al 70 percento e oltre di imprese inquinate.

Non si capisce come mai notizie di questo genere debbano essere confinate in un servizio di routine in un tg regionale delle 14, visto che – se le cifre sono vere; e sembra che lo siano – poco meno di tre quarti delle cellule del tessuto produttivo lombardo – settore infrastrutture – andrebbero considerate in necrosi. Un corpo in queste condizioni sarebbe dato per spacciato da qualsiasi medico. Non vogliono far sapere a troppe persone che la cancrena è arrivata a un punto irreversibile? Il Tg regionale delle 14 la domenica non ha infatti orde di ascoltatori. Mafia Capitale sembra un fenomeno più circoscritto, ma ne parlano in tutte le occasioni possibili.

A colpire la mia attenzione è stato però un altro fatto. Il fatto che nel servizio si suggerisse alle società responsabili dei progetti, qualora dovessero far ricorso a ditte specializzare nei diversi settori, di essere molto caute e prendere informazioni molto accurate prima di affidare i lavori.

Mi pare un’affermazione di una gravità spaventosa. Viene infatti da pensare come ovvio il fatto che ogni ditta che intenda partecipare a una gara pubblica abbia provveduto a corredarsi di apposita certificazione antimafia. Se una società intende servirsene, la sola cosa che dovrebbe verificare è se ne sia dotata o meno. Altrimenti a cosa serve quella certificazione? A dar lavoro agli uffici appositi e a niente altro. Non è che quando in albergo o da Media World mi chiedono la carta di identità, gli impiegati alla reception o alle casse devono anche prendere altre informazioni in giro. Non è che se una ditta si presenta con certificazione ISO 9001 o altra un cliente debba chiamare tutti gli enti che rilasciano certificazioni per accertarsi che il sistema di gestione di quella ditta funzioni. Invece – si è detto – in caso di lavori che implichino movimento terra o altro, le società dovrebbero indagare, ovviamente senza averne né il diritto formale – per ragioni di privacy – né uno straccio di strumento per farlo. Sono mica la polizia.

E ciò significa che oggi – in maniera del tutto informale, ma reale – si istigano le imprese, le società e i general contractors a farsi giustizia da sé. Non, certo, nel senso corrente del termine, ma in quello profondo. Si dice infatti: lo Stato (come tutti sanno) produce certificati che non certificano niente. Sono forme di welfare sociale, ad uso esclusivo degli impiegati che integrano il loro magro stipendio con il denaro che alcuni interessati versano loro perché chiudano un occhio o magari due. Così stando le cose, si conclude, ogni imprenditore accorto – pur non avendone il diritto, né l’obbligo formale – prima di servirsi di una ditta quale che sia, faccia il piacere di sostituirsi senza parere allo Stato per condurre indagini riservate sulle medesime. Altrimenti potrebbe vedersi accusato di collusione.

A parte i costi aggiuntivi che indagini del genere costituiscono per le società, a parte la difficoltà di pescare una società pulita, visto che 7 su 10 non lo sono, ma chi penserebbe di poter lavorare non solo se le cose stanno così, ma se tutti danno per ovvio che non possano stare altrimenti?

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