Tutto era iniziato come un gioco...

S’è finto candidato alla Casa Bianca e molti americani gli hanno creduto

S’è finto candidato alla Casa Bianca e molti americani gli hanno creduto
Personaggi 04 Marzo 2016 ore 12:50

Genio. Con questa singola parola si potrebbe descrivere Alessandro Nardone, 39 anni, ex consigliere comunale a Como e organizzatore di eventi per il casinò di Campione d’Italia. O almeno geniale si può definire ciò che Nardone ha messo in piedi nell’arco dell’ultimo anno. Nardone, infatti, è in realtà Alex Anderson, candidato repubblicano alla Casa Bianca pronto a sfidare Donald Trump e Hillary Clinton. Anzi, Alex Anderson è il realtà Alessandro Nardone. Un po’ di confusione? Vi capiamo. Del resto oggi, grazie a Internet, capita spesso che i contorni del reale sfumino nel surreale o nell’immaginario. Ed è proprio ciò che è successo in questo caso.

 

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Alex Anderson per l’America. Facendola breve: Alessandro Nardone, che è anche scrittore, nel giugno 2015 era pronto a lanciare negli Usa il suo terzo romanzo, Il predestinato, che narra la storia di Alex Anderson, giovane membro del Congresso americano inseguito da un ex agente della Cia. L’autore voleva trovare un modo di sponsorizzare il suo libro senza spendere un euro, dato che di soldi a disposizione per la promozione americana non ce ne erano. Da qui l’idea di dare vita ad Anderson, personaggio virtuale in lizza alle primarie statunitensi del 2016 per i repubblicani. Da Como ha quindi registratp il dominio alexanderson2016.com e l’avventura ha inizio. Il lavoro di Nardone è accurato: Anderson deve apparire in tutto e per tutto come un vero candidato alla Casa Bianca.

«Nato nel 1976 a Los Angeles, dopo essersi laureato a Yale e aver lavorato come procuratore, nel 2012 è stato rieletto al Congresso nel distretto della California»: questa è la scarna biografia di Anderson, il cui programma e il cui slogan (un tanto banale quanto ammiccante “America is now”) conquistano, in breve tempo, i cuori di tanti americani. Il sito dedicato alla sua “discesa in campo” ha toccato quota 200mila visite e su Twitter l’account di Alex Anderson vanta quasi 30mila follower, tra cui gli addetti stampa di Trump e Clinton. In altre parole, uno scherzo riuscitissimo: migliaia di americani, infatti, forse un po’ distratti dalla mole di informazioni che stanno ricevendo in questi mesi a causa dei dibattiti pubblici e delle votazioni, si son lasciati convincere che questo Alex Anderson fosse l’uomo giusto per Washington. A scoprire la verità è stata però la Bbc, che ha smascherato la vera identità di Anderson.

 

 

Alessandro Nardone, alias Alex Anderson. Un fake, come si dice nel gergo virtuale, ma curato sin nei minimi dettagli. Nardone ha prestato grande attenzione allo stile, alle modalità e al linguaggio dei candidati presidenziali: una grande operazione di “manipolazione” della comunicazione, attenta ai trucchi e alle caratteristiche dei media e dei social media in particolare, come scrive Wired. Un lavoro fatto di video più realistici di quelli di tanti veri candidati americani, di foto e selfie, di attenzione ai social. «Quando mia moglie e mia figlia vanno a letto, l’America si sveglia – ha raccontato Nardone alla Bbc –. E allora io mi metto al computer e mi trasformo in Alex Anderson. Un po’ come succede a Clark Kent, alias Superman». Un’idea geniale che si è dimostrata anche ben realizzata, visto che Anderson è stato addirittura invitato a partecipare a diversi dibattiti politici (a cui purtroppo non ha mai potuto partecipare per impegni elettorali, è chiaro) e interviste dai media americani. Il tocco di classe è stato sicuramente il video con cui Nardone/Anderson ha annunciato a tutta America la sua discesa in campo: nel filmato si vede il candidato arrivare davanti al suo seggio losangelino in sella a una Harley Davidson con in mano una bandiera americana e venire sommerso dagli abbracci dei suoi sostenitori. «In verità eravamo in un bar di Como, quello in cui faccio colazione – ha spiegato a Vanity Fair Nardone –. I miei “sostenitori” erano i colleghi dello staff delle pulizie del Casinò di Campione, tutti di diversa nazionalità. Ho passato intere notti davanti al pc a montare quel video».

 

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Andrea Balzaretti, il responsabile comunicazione della campagna elettorale di Alex Anderson, ha spiegato alla Bbc che «tutto era iniziato come uno scherzo, ma dopo poche settimane abbiamo cominciato a ricevere mail dagli Stati Uniti». Nardone non si aspettava certo questo tipo di reazione dagli Usa: «Ho ricevuto messaggi affettuosi da ogni parte d’America. Una ragazza mi ha definito “la nuova faccia dei repubblicani”. Un ragazzo mi ha supplicato di candidarmi per il Senato perché “hanno ancora bisogno di me in California”. Altri mi chiedevano dove potevano trovare gli adesivi…». Molti erano addirittura disposti a fargli delle donazioni per supportare la sua campagna, cosa che Nardone (anzi, Anderson) ha gentilmente rifiutato. Al fianco di Nardone, a osservare quanto stava accadendo con sgomento, Irene Colombo, sua moglie, che non esita a definire il marito «un pazzo», seppur con il sorriso: «Oramai ha due vite: una di giorno, in cui lavora, e una di notte, in cui si trasferisce in America» ha spiegato la donna alla Bbc.

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Qualcosa in più di uno scherzo. La vera svolta nella popolarità di Anderson è arrivata lo scorso ottobre, quando sul sito ha annunciato di aver scelto come suo vice, in caso di elezione, Edward Snowden, l’ex tecnico della Cia che ha divulgato documenti segreti per dimostrare la sorveglianza di massa attiva nel mondo da parte della Nsa. La notizia, sul web e nei social americani, ha avuto una forte eco e ha convinto Nardone a sfruttare la cosa per portare avanti anche uno scopo più nobile rispetto alla semplice sponsorizzazione del proprio romanzo: «Edward Snowden è la genesi delle mie convinzioni sul Datagate, da cui è nato Il Predestinato e a cui è seguito Alex – ha detto Nardone a Wired –. Come ho detto alla Bbc, il mio obiettivo più ambizioso era quello di sfruttare la campagna di un candidato fake per una causa ben più nobile, ovvero portare Snowden e le sue battaglie al centro del dibattito elettorale. D’altra parte per i candidati veri è un argomento scomodo, quindi ho pensato che valesse la pena chiedere i rinforzi al web».

Certo, non tutti sono cascati nel tranello di Nardone: già a settembre dello scorso anno, rivela la Bbc, due giornalisti di Washington si erano accorti che qualcosa non tornava e avevano contattato Nardone per farsi spiegare cosa stesse facendo. Dopo avergli parlato, però, invece che rivelare la reale identità di Alex Anderson, decisero di supportarlo, dandogli anche diversi consigli per rendere più credibile il personaggio e aiutandolo nel comprendere alcune delicate questioni politiche statunitensi. Ora che però Nardone è stato smascherato, c’è chi lo accusa di aver preso in giro migliaia di persone. Accusa che il 39enne comasco non accetta: «Non ho accettato soldi da nessuno e non ho detto bugie. Ho messo la faccia e le idee che ho veramente. L’unica cosa falsa era il nome e il luogo di nascita. Ma dietro Alex ci sono sempre stato soltanto io. Anche per questo il personaggio ha resistito per tanti mesi». E ora che fine farà Alex Anderson? «L’avventura continua, perché ho capito che anche in questo modo si possono portare avanti i propri ideali».

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