Somiglianza incredibile

Andrea, che di secondo lavoro si trasforma in Jack Sparrow

Andrea, che di secondo lavoro si trasforma in Jack Sparrow
10 Febbraio 2018 ore 05:30

«Se non avessi comprato, ormai nove anni fa, su Ebay la parrucca che uso per calarmi nei panni di Jack Sparrow probabilmente oggi non sarei qui a seguire questa mia passione. Ho la fortuna di fare a 38 anni un’attività, nata per gioco, che mi diverte e mi appassiona». Andrea Zanetti, classe 1979, originario di Villa di Serio dove ha vissuto per anni ma oggi residente a Seriate, presenta così quella che è nata come una passione ma che ormai è per lui un secondo lavoro: fare il sosia di Johnny Depp. Andrea lavora come responsabile commerciale per un’azienda ma, da quando ha iniziato a imitare il celebre attore americano, a maggio dell’anno scorso, si sta abituando alla popolarità. Come ci racconta, non è un sosia generico dell’attore : «Mi piace definirmi una cover di Johnny Depp; il mio è un omaggio nei suoi confronti ma allo stesso tempo voglio interpretare con il mio stile una sua versione precisa, ormai diventata iconica, quella in cui personifica Jack Sparrow nel film Pirati dei Caraibi».

 

 

La somiglianza è in effetti strabiliante.
«Ho avuto la fortuna di nascere con la sua stessa fisionomia, altezza e peso e di avere espressioni del viso molto simili alle sue; dietro al mio personaggio non ci sono ore di trucco o espedienti. Capita spesso che la gente mi fermi per una foto o mi osservi a lungo per capire chi sono. Una volta un signore è andato a sbattere contro un palo in città alta e una ragazza in auto non si è quasi fermata ad uno stop (ride, ndr)».

Dove e quando nasce questa passione?
«La pulce nell’orecchio me l’aveva messa la mia fidanzatina del liceo, dicendomi che assomigliavo a quello che poi è diventato il mio attore preferito; avevamo 16 anni. Lì per lì non ci ho dato molto peso ma col tempo ho dovuto ricredermi».

La tua ammirazione per Johnny Depp quando è nata?
«Avevo 11 anni ed era appena uscito al cinema il film Edward mani di forbice. Da lì ho iniziato a seguirlo e negli anni mi sono documentato leggendo biografie, articoli e seguendo le sue inter viste».

 

 

Quando hai indossato il costume per la prima volta?
«È stato per gioco nel 2008, quando durante una festa mi sono messo un costume che mi aveva regalato mia madre e come giacca ho dovuto riadattare un vecchio grembiule da bidello, tagliandogli le maniche; vedendo il successo riscosso tra i miei amici, l’anno dopo ho pensato di comprare online una parrucca originale del film Pirati dei Caraibi e di prendere un costume nuovo. Tuttavia per paura del confronto con il vero Johnny Depp, per cui nutro una stima profondissima, fino al 2016 ho messo tutto in cantina».

Quando hai cambiato idea?
«Nel 2016 per Halloween ho ritirato fuori il mio costume e ha avuto notevole successo tra i miei amici e sui social. Così a maggio dell’anno scorso in occasione dell’uscita dell’ultimo film della saga dei pirati ho pensato di propormi all’Uci cinema di Curno. È nato tutto come un gioco, ero molto emozionato nel vedere il successo del mio personaggio tra la gente».

E poi?
«Da quel momento hanno iniziato a invitarmi, grazie al passaparola, a diverse serate in locali della bergamasca e, a settembre, sono stato anche sul palco insieme a Daniele Vavassori (in arte “il Vava”) alla festa del Moscato di Scanzo».

 

 

Curi molto il tuo costume e il tuo look?
«È un aspetto a cui tengo particolarmente e mi piace usare la mia creatività. Sono un perfezionista; ho ordinato alcuni accessori del costume dagli Usa, mentre alcuni capi d’abbigliamento li ho anticati di persona per renderli più fedeli al personaggio del film. Ad esempio le cinture, che sono state confezionate da un mio amico: per anticarle le ho sfregate artigianalmente sull’olio del motore che c’era sul pavimento del garage di casa. Ad ogni evento a cui partecipo cerco sempre di aggiungere qualche dettaglio in più per caratterizzare meglio il mio personaggio».

Progetti per il futuro?
«Ho qualche idea, ma non saprei dire dove voglio arrivare di preciso. Mi piace vivere sull’onda del momento e questo mi aiuta a stare con i piedi per terra. Certamente è una forma di autodifesa, ma penso che nel momento in cui uno si prende troppo sul serio poi rischia di diventare ridicolo. La mia vita è completamente diversa da come appare nelle serate, sono una persona tranquilla. Un progetto futuro a cui tengo molto, perché potrò rendere felici i bimbi meno fortunati, è la visita che farò insieme ai cosplayer dell’associazione Bergomix al reparto di pediatria dell’ospedale Papa Giovanni XXIII».

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