La volontaria dell'anno

La Señorita Luisa, da Ranica

La Señorita Luisa, da Ranica
05 Dicembre 2014 ore 12:10

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Si chiama Maria Luisa Cortinovis Beretta, è originaria di Ranica, e per tutti è la Señorita Luisa. È moglie, mamma, nonna, insegnante, catechista, missionaria, ma soprattutto è la volontaria dell’anno Focsiv 2014. Ha vinto la 21esima edizione del Premio del Volontariato Internazionale, dedicato a tutti coloro che svolgono un servizio di volontariato internazionale, testimoniando il proprio impegno cristiano contro ogni forma di povertà ed esclusione e per l’affermazione della dignità e dei diritti di ogni donna e uomo del pianeta. Maria Luisa è stata scelta con 12mila voti su 21mila dopo una campagna su internet, che comprendeva una rosa di 12 volontari.

Insieme al marito Fausto Beretta, la Señorita Luisa, 74 anni, vive in Ecuador dagli anni ’70. Giovedì, 4 dicembre, era la giornata internazionale del Volontariato e Maria Luisa ha incontrato Papa Francesco in udienza privata insieme al marito, ai figli e ai rappresentanti dei 70 organismi federati alla Focsiv, la più grande federazione di organismi cristiani di cooperazione.

Dagli anni ’70 la Señorita Luisa porta avanti un progetto educativo a La Troncal, cittadina nel sud del paese, nella provincia del Cañar a pochi chilometri da Gauyaquil, ma la sua vocazione al servizio degli altri per creare un mondo migliore e libero dalle ingiustizie ha radici ben più profonde. Intervistata dall’AdnKronos Maria Luisa rivela: “L’inquietudine mi è nata quando avevo appena 9 anni, mentre recitavo una poesia. Poi c’è stato il periodo del Sessantotto e anch’io volevo fare la rivoluzione contro il sistema, ma una rivoluzione pacifica, dei cuori, cercando un posto dove andare a fare del bene per cambiare tutto quello che non andava nel mondo. Ho capito che dovevo partire e recarmi là dove non era stato portato ancora il Vangelo, per parlare di Dio attraverso le opere”.

La scelta della missione e l’Ecuador degli anni ‘70. Insieme al marito Sergio Beretta, conosciuto aspettando il bus per andare a fare un corso per insegnanti di catechismo, ha lasciato Ranica nel 1967. Anche se la mamma di Sergio all’inizio non ha accolto con entusiasmo la loro scelta, il resto della famiglia li ha sempre supportati, andandoli a trovare ogni anno e aiutandoli nella crescita dei loro due figli. Entrambi avevano il desiderio di trasformare il mondo e la convinzione che il Signore per riproporsi concretamente all’umanità aveva bisogno anche di loro. Dopo un percorso di due anni presso l’Associazione Tecnici Volontari Cristiani, sono stati destinati all’Ecuador.

Arrivano a Esmeraldas, una città sul mare nel nord del paese, famosa per le raffinerie di petrolio, oltre che per la povertà dilagante e la microcriminalità. Lì i padri comboniani gestivano una missione. Maria Luisa a Esmeraldas ha visto l’estrema povertà della gente e la grande serenità che queste persone avevano nonostante tutto. Per l’Ecuador quelli erano anni di grandi cambiamenti sociopolitici: le difficoltà economiche aprirono una fase di disordini e colpi di Stato militari e i governi che nacquero non risolsero i gravi problemi legati allo sfruttamento delle risorse agrarie. Con la scoperta dei giacimenti petroliferi alla fine degli anni 1960, il paese iniziò a esportare petrolio, aderendo nel 1973 all’Opec. Uno sviluppo socioeconomico che si accompagnava all’aumento della partecipazione popolare, confermata dalla Costituzione (1979) che abolì il bicameralismo e concesse il diritto di voto agli analfabeti. Negli anni successivi si verificò l’ascesa di nuovi partiti di ispirazione cattolica, socialdemocratica e marxista, mentre un certo declino subirono le formazioni populiste. L’esplosione di una nuova crisi economica e finanziaria all’inizio degli anni ’80 portò all’inasprimento delle misure di austerità. I gravi incidenti che ne derivarono sfociarono nella proclamazione dello Stato di emergenza e in azioni gravemente repressive da parte del governo.

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La scuola San Gabriel. Dopo un periodo in Perù, la famiglia Beretta torna in Ecuador, questa volta a sud, a La Troncal, come soci dell’Accri, l’Associazione di cooperazione cristiana per una cultura di solidarietà tra i popoli. Ed è proprio a La Troncal che Maria Luisa lascia il segno, diventando la Señorita Luisa. Su un terreno donato da uno zuccherificio, fonda il progetto a cui ha dedicato la vita: l’unità educativa san Gabriel, per formare bravi tecnici e persone valide sul piano umano e spirituale.

«Io avevo frequentato la scuola tecnica femminile» dice Maria Luisa «e mio marito era perito elettrotecnico. Le nostre capacità erano in questo campo e abbiamo pensato di costruire una scuola tecnica. Il collegio è una comunità dove tutti dobbiamo mettere ogni giorno un granello o una goccia di acqua pulita perché ciascuno collabori a costruire un mondo migliore e trovare un futuro diverso». Oggi il san Gabriel è frequentato da circa 800 ragazzi, 35 sono gli insegnanti. Ma nei suoi oltre 40 anni di vita – è stato fondato nel 1971 – ha dato una speranza di riscatto a 14 mila ragazzi dai 6 ai 18 anni, che hanno ricevuto le basi per accedere a una professione, diventando così i protagonisti della loro storia e del loro futuro. La Señorita Luisa si definisce un arco e le sue frecce sono i ragazzi che lei riesce a formare, ed è convinta che «Se uno di loro è protagonista della sua storia, tutta la comunità della Troncal è protagonista della storia di questa città, l’Equador pure».

La famiglia. A La Troncal Sergio e Maria Luisa non hanno fondato solo la scuola, ma hanno gettato le basi anche della loro famiglia. Qui sono nati e cresciuti i loro due figli, Diego e Annamaria, che oggi sono ingegnere e medico e si sono inseriti nel solco tracciato dai genitori, per continuare a garantire i diritti all’istruzione e alla salute ai ragazzi che con fierezza si definiscono “gabriellini”. “Credo che essere al servizio degli altri è una cosa che abbiamo nel dna” afferma la figlia Annamaria. Ma quella dei Beretta è stata una scelta che ha contagiato il resto della famiglia di Sergio. La mamma all’inizio accolse con un po’ di freddezza e timore la scelta di suo figlio, poi tutti ne sono rimasti contagiati. In primis il padre, che ogni anno andava a trovarli in America Latina, poi le sorelle, una delle quali suora. Oggi di 4 fratelli 3 sono volontari all’estero e Sergio è stato l’apripista: «In ogni famiglia c’è uno un po’ scapestrato, che mette scompiglio» dice il fratello Fausto.

I motivi del premio. Le motivazioni per cui Maria Luisa Cortinovis è stata eletta volontaria dell’anno sono state spiegate dal presidente del Focsiv Gianfranco Cattai: «Un progetto  di sviluppo locale e laboratorio di fraternità, una piccola goccia che riteniamo utile a coltivare germogli di vita e di speranza in un oceano di indifferenza, ingiustizia ed esclusione. L’opera di Maria Luisa Cortinovis vuole contrastare ogni causa che genera iniquità, opponendosi con fermezza all’idea che l’uomo e il Creato siano solo oggetto di consumo, merce sacrificata sull’altare del profitto e sperimentando in prima persona, con la sua famiglia, uno stile di vita coerente alle parole del Vangelo».

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