È un Gauguin

Senso e bellezza del quadro più costoso di tutta la storia

Senso e bellezza del quadro più costoso di tutta la storia
09 Febbraio 2015 ore 17:25

gauguin

[Paul Gauguin, Nafea Faa Ipoipo (Quando ti sposi?, ndr), 1892]

 

Può un quadro di un metro per 77 cm valere 300 milioni di dollari? A quanto pare sì, visto che un miliardario del Qatar ha  sborsato questa cifra per acquisire una tela di Paul Gauguin del 1892, titolata, in lingua tahitiana Nafea faa ipoipo, che tradotto significa “Quando ti sposi?”. Cos’ha di speciale un quadro come questo da superare persino la quotazione di un celebre capolavoro, di importanza storica, I giocatori di carte di Cézanne, che avevano raggiunto i 230 milioni?

Quello di Gauguin è un’opera stupenda, ma non ha una particolare importanza o unicità nel catalogo dell’artista. Rappresenta due donne accovacciate in uno scenario di natura paradisiaco. Quella in primo piano si sporge verso di noi con un’ingenuità provocante. Com’è ben noto, Gauguin aveva lasciato l’Europa in cerca di un mondo incontaminato, dove poter registrare le pure e intatte vibrazioni del vivere. Quando arrivò in Polinesia fu totalmente conquistato, più ancora che dal contesto naturale, proprio dal contesto umano. È evidente però che, per quanto incontaminato sia, anche un luogo non macchiato dalla violenza del progresso debba comunque fare i conti con il destino di ogni creatura, che è quello di andare verso una decadenza fisica e verso la morte. È davanti a questa consapevolezza, che Gauguin provò a usare l’arma della sua pittura.

In che senso? Nel senso di restituire a quello che vedeva davanti a sé una sorta di giovinezza eterna. È questo che oggi ci conquista e spalanca davanti agli occhi l’orizzonte di una possibile felicità senza tramonto. Se il paradiso tahitiano era un paradiso che alla fine faceva i conti con le regole della natura, il paradiso di Gauguin sembra qualcosa destinato a non perdere mai il suo splendore e la sua felicità. E il tempo gli dà ragione: sono passati oltre 120 anni da quando le due donne si misero in posa davanti al cavalletto del grande pittore, ma la capacità di comunicare l’energia della loro giovinezza è rimasta assolutamente intatta. E dove ha trovato Gauguin la forza per preservare questa gioia primitiva?

L’ha trovata proprio nella vibrazione dell’aria e della luce di Tahiti: una luce e un’aria che hanno “liberato la sua libertà”, per usare un gioco di parole (per capire cosa significhi seguite il meraviglioso danzare delle linee curve con cui è dipinta la protagonista). Lo stile che Gauguin “libera” su questa tela è uno stile che precorre il tempo. E rende credibile, visibile e non sognata una condizione eternamente nativa, come di un Eden non mitizzato o sognato, ma reale e incarnato. Scrisse Gauguin delle sue modelle tahitiane: «È Eva dopo la caduta, ancora capace di andare nuda senza vergogna, ancora ricca di quell’animale bellezza del primo giorno. Come Eva il suo corpo è rimasto animale, ma la sua intelligenza si è evoluta, la sua mente ha acquisito accortezza, l’amore ha impresso sulle sue labbra un sorriso ironico e ingenuamente cerca di ricordare il perché del tempo presente».

Nel quadro il titolo riveste ovviamente un’importanza decisiva. Il “Quando ti sposi?” suona come un augurio di Gauguin ad un destino che completi questa bellezza. Un destino che la renda fertile, mantenendone intatta ingenuità e purezza. Anche la posa ci dice che la bellezza non è tale se resta in sé. La bellezza si completa offrendosi. A chi la sposerà, ma anche al nostro sguardo. Al punto che per qualcuno quella bellezza che si offre è visione che non ha prezzo.

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