Tutto iniziò con 38 ore di pullman

La star lituana del tennis che ama Bergamo (e i casonsèi)

La star lituana del tennis che ama Bergamo (e i casonsèi)
12 Febbraio 2015 ore 09:42

Immaginate di avere soli 13 anni, un sogno e l’occasione della vita che vi si presenta davanti, inaspettatamente. È quello che successe a Laurynas Grigelis 11 anni fa, nel marzo del 2004, quando appena adolescente, con una racchetta in mano e pochi vestiti in una valigia, partì dalla sua Lituania diretto in Italia. Cividino precisamente, paese di 4mila anime ai confini con la Provincia bresciana. Inizia così la storia di Laurynas Grigelis, il Grigio per gli amici, diventato idolo del tennis in Lituania ma con il cuore (e i piedi) saldamente piantati nella bergamasca.

Quell’interminabile viaggio in pullman. Grigio oggi è un professionista della racchetta. Vive stabilmente tra Brusaporto, Costa di Mezzate e Cremona, tra campi di tennis e allenamenti. È 367esimo nella classifica mondiale, ma ha i mezzi per poter puntare in alto, tanto che il suo best ranking, raggiunto nel 2012 a soli 20 anni, è 183esimo. È un ragazzo simpatico, dagli occhi di ghiaccio e il sorriso sincero. Quando ci parla del suo passato la voce rivela un misto di divertimento ed emozione. Del resto non fu facile: i genitori erano e sono ancora oggi persone umili, lavoratori, di certo non ricchi. Non fu una scelta semplice quella di decidere di abbandonare tutto e appoggiare i sogni del figlio, sogni che per quanto promettenti erano ancora disegnati sulle nuvole 11 anni fa.

 

 

Alla fine al cuor non si comanda e decisero che mamma Aukse sarebbe partita con il piccolo Laurynas. A separarlo dal tennis, però, c’erano ancora più di 2mila chilometri. Tanto dista infatti Cividino, sede dell’Accademia Vavassori che aveva deciso di dare una possibilità al ragazzino, da Klaipéda, la sua città natale. Ma si partì. Al suo fianco, la mamma. Dalle foci del fiume Nemunas e le onde del Mar Baltico, alle sponde dell’Oglio e le sagome delle Orobie bergamasche. Il viaggio in pullman durò 38 ore. Lo ricorda ridendo Grigio, forse perché una volta a Cividino i suoi occhi erano stanchi ma pieni di entusiasmo. Gli occhi di mamma Aukse erano altrettanto stanchi, ma pieni di dubbi e di paure.

 

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[Laurynas Grigelis – Ph. Antonio Milesi]

 

La nascita di un tennista. L’Accademia Vavassori si era occupata di tutto: aveva trovato un’abitazione a lui e sua madre (il padre, Stanislovas, li avrebbe raggiunti un anno e mezzo dopo), aveva gestito le questioni burocratiche e aveva trovato anche un lavoro per Aukse. Per il giovane era tutto nuovo, tutto bello, tutto diverso. Era ancora un ragazzino e nonostante le difficoltà della lingua riusciva a farsi capire e a socializzare con i compagni. Per sua madre prima e suo padre poi, invece, non fu facile. Grigio non fatica ad ammettere che «devo tutto a loro. Senza mamma e papà, senza il loro coraggio, sarei un semplice ragazzo di Klaipéda».

Sui campi da tennis, intanto, Grigio mostrava colpi da gran giocatore. Un po’ ruvido forse, ma il talento c’era. Si allenava con costanza, faticava tanto, ma il tennis è uno sport difficile: senza soldi è difficile andare avanti. E lui di soldi ne aveva ben pochi. Per qualche anno giocò appena 10 o 11 tornei, viaggiando con il padre e dormendo in macchina per risparmiare. Non aveva un coach personale e si allenava solo grazie alle strutture che gli metteva a disposizione l’accademia di Cividino, che nel frattempo non era più la Vavassori ma la Mongodi. Di questo passo non sarebbe mai diventato un professionista. È a questo punto, nel 2008, che entra in scena l’altro protagonista della vita tennistica del ragazzo: una società bergamasca di management tennistico a tutto tondo, la Future Talent, decise di puntare su di lui. Il piccolo Laurynas non deve più preoccuparsi dei costi delle trasferte e di come allenarsi. Ci pensa la Future Talent.

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È nata una stella. Con la Future Talent prende definitivamente il via la carriera di Grigio: ad appena 18 anni, a Wrexham (Uk), vince il suo primo torneo internazionale pro. Nel 2010 inizia a seguirlo un coach personale, Giuseppe Menga, ancora oggi suo mentore della racchetta. Nel 2011, ad Aptos (Usa) vince il suo primo torneo challenger. Non un torneo qualsiasi, ma uno dei più importanti per la categoria. Grigio inizia a scalare la classifica mondiale. Non ci vuole molto perché anche in Lituania si accorgano di lui: ad appena 20 anni era già il secondo miglior tennista del Paese. Davanti solo l’amico Ričardas Berankis, di un anno più grande, oggi numero 79 al mondo. I due diventano i giocatori di punta della Lituania in Coppa Davis, la massima competizione mondiale a squadre nazionali del tennis maschile. In poco tempo divengono delle vere e proprie star dello sport a Vilnius e dintorni, perché laggiù è come se il tennis fosse nato con loro. È un po’ una doppia vita quella di Grigio: nel suo Paese natale è una stella del tennis, in strada lo riconoscono, lo tifano durante i match; tornato in Italia, a Brusaporto, Costa di Mezzate e Cremona, sui campi della Future Talent, torna il giovane talento del tennis che pochi conoscono.

«Il 2011 è il mio anno d’oro» ci dice, perché è quello della consacrazione, delle prime vittorie, dell’esplosione in Coppa Davis. Un anno che gli permette, nel 2012, di ergersi alla posizione 183 della classifica mondiale. È difficile però, per un ragazzo così giovane, gestire la pressione. La concentrazione va e viene e se la testa non gira a regime, nel tennis è dura imporsi. Inizia così una fase di alti e bassi, di risultati positivi (nel 2013 vince ben 6 futures) ma anche di inaspettate cadute.

 

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[Grigelis (al centro) festeggia la vittoria in Coppa Davis con i compagni di Nazionale]

 

Il presente. Oggi Grigio occupa la 367esima posizione in classifica mondiale. L’anagrafe e la voglia, però, sono dalla sua: «A 19, 20 anni è difficile gestire la pressione e il peso delle attese. Oggi mi sento più maturo – ci racconta -. Il mio obiettivo è la top 100 e so che ce la posso fare. Ho solo 23 anni e oggi l’età media dei primi cento al mondo è di 27 anni. Il tempo è dalla mia». Intanto si toglie soddisfazioni in Davis: «L’anno scorso abbiamo portato, per la prima volta nella storia, la Lituania nel gruppo 1 (secondo maggior livello) della competizione. Una gioia indescrivibile». Al Trofeo FAIP-Perrel che si sta svolgendo in questi giorni a Bergamo è uscito alle qualificazioni, ma non si fa certamente abbattere da una sconfitta. Oltre al coach Menga, ora lo seguono anche il preparatore atletico Marco Galbarini, la mental coach Mara Bellerba e il tecnico internazionale Alberto Castellani, che ha allenato in passato tanti giovani talenti, tra cui Janko Tipsarevic, ex numero 8 al mondo.

 

Laurynas Grigelis - Antonio Milesi

[Laurynas Grigelis in azione al torneo di Bergamo – Ph. Antonio Milesi]

 

Grigelis e Bergamo. «Sono lituano e mi sentirò sempre lituano. Ma non posso negare di essere diventato anche un po’ italiano» racconta Grigio. Italiano, ma anche bergamasco si può aggiungere, visto che la provincia orobica è oramai da più di 10 anni casa sua. Essere cresciuto qua da noi lo ha aiutato ad essere «più aperto e socievole. Noi lituani siamo più chiusi di carattere», anche se, a volte, non gli va giù il fatto che «siete poco chiari. In Lituania siamo abituati ad essere un po’ più diretti». Dice di non aver preso nessuna particolare qualità dai bergamaschi, ma «mi piacciono un sacco i casoncelli. Li adoro. E a Bergamo mi trovo veramente bene. Sono un ragazzo tranquillo, non amo le città grandi e caotiche (Roma e Milano son bellissime, ma che traffico!)». Indirettamente ci fa capire che è bergamasco nel cuore. «Forse avete ragione – dichiara sorridendo -. Anche se voi diventate matti per l’Atalanta e io tifo Inter». Nessuno è perfetto.

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