La voce dell’intraprendenza

Striscia, 30 anni e non sentirli Tutto merito del genio di Ricci

Striscia, 30 anni e non sentirli Tutto merito del genio di Ricci
27 Novembre 2017 ore 09:10

Per il suo trentesimo anno ha voluto anche un sottotitolo speciale: La voce dell’intraprendenza. E per l’occasione si è concesso anche un libro esilarante come nel suo stile, ma insieme molto serio. Stiamo parlando di Striscia la notizia e del suo inventore, Antonio Ricci.

Il libro Me tapiro è appena uscito da Mondadori e si appresta a diventare un best-seller natalizio. Sono 252 pagine in cui l’autore della striscia più vista d’Italia (se le sue trasmissioni sono le più viste, lui è però l’uomo più schivo della tv) risponde alle domande di Luigi Galella. Racconta qualcosa della sua storia, rivelando di essere stato a 27 anni il più giovane preside d’Italia, prima che un conterraneo ne scoprisse la vena creativa e lo portasse in Rai. Quel conterraneo si chiamava Beppe Grillo.

 

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Ricci però non è personaggio che ami troppo il protagonismo e le vetrine. Gli piace avere quella libertà di agire con il bisturi senza troppo apparire. «Io faccio ricerche sociologiche», sostiene. In un’intervista ha raccontato questo aneddoto: «Quando sono per strada i comici vengono fermati da persone, da fan inebriati dal desiderio di raccontare a loro una barzelletta; nel mio caso il coinvolgimento da parte del prossimo tocca i loro problemi, e alcune storie poi si tramutano in spunti importanti per la trasmissione. Insomma, ascolto».

La sua ricetta segreta però è un’altra: si chiama paraverità. Ed è su questa ricetta che ha costruito il successo intramontabile dell’appuntamento quotidiano che in queste settimane, come da 24 anni a questa parte, è affidato alla coppia inossidabile Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti. Paraverità vuol dire dotarsi di inviati buffi e improbabili che piacciono ai bambini e che però sanno scovare magagne che indignano gli adulti, senza distinzione di età, sesso, cultura e stato sociale.

 

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Antonio Ricci racconta di aver capito di essere un comico a tre anni, grazie a una caramella andata di traverso e al drastico sistema per fargliela sputare, in una scena primaria di assoluta e involontaria comicità. Se fosse soffocato in quell’occasione non avremmo avuto Striscia la notizia, Drive in, Paperissima, le veline e le velone, il Gabibbo e il tapiro. Soprattutto ci saremmo persi il Giamburrasca munito di cerbottana o di fionda che da 30 anni spara proiettili a destra e a sinistra, divertendosi a bersagliare la sedicente sinistra, smascherando conformismi e ipocrisie. Dice ad esempio del mondo di Repubblica: «Hanno goffamente indicato il Drive in come matrice, come primo grimaldello del berlusconismo, e solo per ragioni commerciali, per guadagnare dei lettori».

Striscia la notizia è certamente la sua creatura più sorprendente. Ha un record assoluto di longevità e di ascolti. È un programma di satira pura, cioè satira non compiacente, in quanto va all’attacco anche degli amici e non ha paura dei nemici. Va di istinto, oggi come trent’anni fa. «Ci sono argomenti che mi danno fastidio a prescindere dalla sostanza», spiega. «Per ridurre tutto a Laura Boldrini, lei a volte esprime concetti che pure condivido, ma detti da lei non li sopporto».

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