Tavecchio presidente dimezzato (con Lotito come badante)

10 Agosto 2014 ore 13:00

La fotografia che fissa uno dei momenti più malinconici del calcio italiano è Lotito che prende sottobraccio i colleghi presidenti e li trascina al seggio per essere sicuro che votino Tavecchio. Roba che farebbe invidia agli attivisti dc o pci della prima repubblica.

Del resto, un evento degno della prima repubblica si è celebrato oggi all’Hilton di Fiumicino dove, a prendere il posto di Giancarlo Abete quale presidente della Federcalcio, con il 63,33% dei voti è stato eletto Carlo Tavecchio, 71 anni, ex sindaco di Ponte Lambro, dal ’99 presidente della Lega Nazionale Dilettanti, dal ’70 al ’98 condannato per cinque volte a pene minori per un totale di 1 anno 3 mesi e 28 giorni, anche se l’interessato precisa a ogni piè sospinto di avere ottenuto la riabilitazione: «Ho la fedina penale pulita».

Tavecchio nasce presidente dimezzato con Lotito badante, poiché il vero deus ex machina della sua elezione è proprio il presidente della Lazio, assieme a Galliani, 70 anni (con il quale già comanda in Lega), Macalli, 77 anni e Carraro, 74 anni. Una attempata compagnia di giro della quale il cinquantasettenne Lotito è il ‘giovane rampante’. Quello che ha definito «una frase infelice» l’orrenda battuta razzista di Tavecchio sui calciatori extracomunitari che ‘mangiavano le banane’ prima di venire a giocare in Italia.

Lotito che ha affermato: l’importante è portare in Italia buoni stranieri, sorvolando sugli almeno 25 che nei dieci anni di Lazio lotitiana hanno soltanto ingrossato il fegato degli ammirevoli sostenitori biancocelesti (Oscar Lopez Hernandez, Djibrill Cissè, Robert Braian, Eliseu, Meghni, Stankevicius, Degré, Tare – attuale direttore sportivo -, Pablo Pintos, Garrido, Alfaro, Hitzlsperger, Makinwa, Keller, Kakuta, Saha, Mea Vitali, Seri, Siqueira, Esteban Gonzalez Rojas, Gonzalo Barreto, Novaretti, Felipe Anderson).

Lotito, già passato alla storia del calcio mondiale perché nella primavera scorsa i suoi tifosi hanno desertificato l’Olimpico dove non mettono più piede per protestare contro una conduzione societaria arrogante e spocchiosa che considera proprietà esclusiva uno dei club più ricchi di storia e di trazione qual è la Società Sportiva Lazio.

Tavecchio e i suoi sodali sono la rivoluzione mesozoica di un sistema che, invece, dovrebbe essere spazzato via, senza se e senza ma dopo la fallimentare gestione di questi anni. Servono personaggi carismatici e manager con le idee chiare: ma i grandi campioni del passato sono sempre stati emarginati dalle stanze del potere, perché troppo ingombranti e il nuovo presidente era convinto che le donne fossero “handicappate” per giocare al calcio. Poi ha cambiato idea. Intanto, Tavecchio si è preso una settimana di tempo per scegliere il nuovo ct di una Nazionale senza guida dal 24 giugno e con le eliminatorie europee alle porte (9 settembre, Oslo, Norvegia-Italia; il 4 settembre, a Bari, ci sarà il test con l’Olanda terza all’ultimo mondiale). Cominciamo male. Ma non c’erano dubbi.

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