È iniziato quello dell'anno 1436

Qualche curiosità sul Ramadan

Qualche curiosità sul Ramadan
Personaggi 19 Giugno 2015 ore 13:19

Forse qualcuno ha visto, giovedì al tramonto, la prima falce di luna poco sopra l’orizzonte. È la luna nuova che segna l’inizio del mese di Ramadan. Mese lunare, come spesso accade nei paesi semitici o, più in generale, nomadi. È il mese più sacro per l’Islam, quello durante il quale si è tenuti alla preghiera, alle opere di misericordia, all’astinenza dal bere, mangiare, fumare e dal praticare attività sessuali dal sorgere del sole fino al tramonto. In Pakistan hanno anche deciso di sospendere l’esecuzione delle condanne a morte, dopo un periodo in cui forche di tutti i tipi hanno lavorato a ritmo piuttosto intenso. Lunedì scorso, ad esempio, è stato impiccato Aftab Bahadur, un cristiano che aveva 15 anni al momento degli omicidi confessati sotto tortura. Non potevano proprio aspettare 3 giorni ad eseguire la sentenza. Avrebbe reso più prezioso il digiuno, ci viene da pensare.

Ma così non è stato. D’altra parte questo periodo, che nella memoria degli infedeli si lega soprattutto alla pratica giornaliera dell’astinenza dal cibo, presenta alcune caratteristiche singolari, che il signor Hasan, delegato del Qatar all’EXPO, ha sintetizzato così a un giornalista di La Stampa: «Forse non dovrei dirlo, ma spesso durante il Ramadan si mette su peso». Questa che per i salutisti ad oltranza si configura come una catastrofe rimediabile solo a prezzo di ulteriori infinite rinunce dipende dal fatto - del resto noto a chi ha avuto a che fare con l’Islam anche oltre i giornali - che al mese diurno, dedicato alle astensioni e alle pratiche religiose, fa da contrappeso il mese notturno, mese di feste e di riunioni familiari e di quartiere. Ed è lì che tra datteri, montoni e altre leccornie la ciccia inizia la sua silenziosa, devastante opera diabetica e colesterolica. Per chi non lo sapesse, è l’Arabia Saudita il paese con la maggior percentuale di obesi al mondo.

 

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«Il digiuno è uno dei pilastri dell’Islam - ha continuato Hasan - e il suo senso è quello di mettersi nei panni dei poveri e di chi non ha da mangiare. C’è una grande parte spirituale, è un test importante per la fede. Ma è anche il momento dell’anno in cui più ci si riunisce, per rompere il digiuno in cene speciali e sostanziose. E al quindicesimo giorno del mese i bambini vanno casa per casa a raccogliere dolcetti, per il Gargee’an: mi sembra che anche in Italia ci sia una cosa simile». [Lastampa.it] Sì, anche in Italia c’è una cosa simile, anzi due, però sono in mesi diversi. Nell’Islam invece la Quaresima e Feste natalizie e di capodanno diventano simultanee grazie al ciclo solare e lunare alternato nel corso di una sola giornata. Mentre Halloween dei dolcetti è spostato in tutt’altra zona del calendario. E non ha niente di religioso.

Quanto poi al fatto che il mese sia indetto per consentire «di mettersi nei panni dei poveri» ci è venuto in mente - seguendo alla televisione le sorti dei profughi della scogliera (meglio sarebbe dire «della massicciata») di Ventimiglia - che se fossimo un’autorità mussulmana avremmo sospeso per loro la celebrazione del ramadan. Per due ragioni: perché non hanno alcun bisogno di assumere i panni dei poveri, perché lo sono già oltre misura nei panni loro; perché non hanno da mangiare nemmeno dopo il tramonto, come non hanno la possibilità di riunirsi con le loro famiglie grazie al fatto che i difensori delle libertà repubblicane e delle congiunte egalité e fraternité non glielo permettono. Che facessero come in Pakistan, i parigini: per un mese almeno lasciate che questi poveri del mondo raggiungano i loro cari. Questione di libertà religiosa, se non si vuol parlare di carità cristiana in senso ampio.

 

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Perché poi c’è anche l’altra faccenda, di quanto debba durare il digiuno diurno. Su questo sono state consultate le autorità della Mecca, dato che i mussulmani sparsi per il mondo si sono accorti che più ci si sposta verso il nord, più la durata del giorno (del periodo di luce; del dì, come si dovrebbe chiamare) si allunga. Fin che tutti vivevano tra l’Arabia e la Spagna - con qualche punta verso Vienna e Poitiers - non c’erano problemi. Quando invece ci si è accorti che a Reykjavyk (Islanda) il dì dura 21 ore le cose sono diventate complicate, perché restano solo tre ore per far baldoria. Sono gli esiti della globalizzazione. Ma le autorità centrali sono state irremovibili. Il Corano dice: «dall’inizio alla fine del giorno», e così dev’essere per tutti. La latitudine non conta.

Il Corano poi bisogna tenerselo buono, perché (come hanno riportato Ahmed ed At-Tabarani su musulmano) «Il Digiuno e il Corano intercederanno in favore del servitore il Giorno della Risurrezione. Il Digiuno dirà: “Oh mio Signore! Gli ho impedito di nutrirsi e di soddisfare il suo desiderio, prendimi dunque come intercessore in suo favore!”. Ed il Corano dirà: “Gli ho impedito di dormire la notte, prendimi dunque come intercessore in suo favore!”. Ed essi intercederanno». Ce lo auguriamo per loro. Del resto la sacralità di questo mese è stata proclamata dal Profeta, che ha anche stabilito il calendario per i suoi fedeli. Questo è per loro il ramadan dell’anno 1436. Alla fine del quale celebreranno tutti insieme lo Id al-fitr, la Festa dell’Interruzione. Del digiuno diurno e, ahimé, anche delle feste notturne.