Uno schianto che colpì al cuore la città

Una tragedia lunga 18 anni La notte in cui morì Chicco Pisani

Una tragedia lunga 18 anni La notte in cui morì Chicco Pisani
13 Febbraio 2015 ore 09:00

Oggi, quell’indimenticabile tragedia, diventa maggiorenne. Sono passati 18 anni da quel bruttissimo 12 febbraio 1997. Federico Pisani, folletto nerazzurro nato a Castelnuovo Garfagnana, e la fidanzata bergamasca Alessandra Midali stavano rientrando da una festa di Carnevale passata con amici al Casinò di Campione d’Italia. Sull’autostrada dei laghi, vicino a Milano, nella notte la BMW 320 Cabrio del talento atalantino andò a sbattere e per i due fidanzati non ci fu scampo.

La notizia arrivò immediatamente in città. Le cronache dell’epoca raccontano di uno spogliatoio muto, colpito da qualcosa che non si può nemmeno immaginare. Ogni anno sono tante le voci che si spendono nel ricordo, vengono ripercorsi quei momenti e un nodo stringe la gola. Non fu solo una tragedia, il popolo atalantino si strinse attorno a due famiglie lacerate dal lutto perché Bergamo e la sua gente amano i colori e rispettano gli uomini. Federico era uno a cui volevano tutti bene, uno cresciuto nel settore giovanile che era arrivato a giocarsela tra i grandi. Si arrese al destino a soli 23 anni. Pazzesco.

In quel periodo Pisani era reduce da un brutto infortunio, gli allenamenti ed il lavoro quotidiano gli servivano per tornare protagonista. Non ci riuscì, ma basta ricordare quei momenti drammatici per capire come era nel cuore di tutti. La mattina del 12 febbraio 1997 la squadra doveva allenarsi agli ordini di Emiliano Mondonico: nessuno scese in campo. Nello spogliatoio la tragedia colpì duro, l’attuale allenatore del Milan Filippo Inzaghi era compagno di Pisani e come tutti i giocatori reagì chiudendosi nel silenzio di fronte una notizia sconvolgente.

 

 

Nel giorno dei funerali, celebrati in Città Alta, c’era tantissima gente. I compagni di squadra portarono le bare a spalla, l’emozione raggiunse livelli altissimi. In quell’Atalanta c’erano Filippo Inzaghi, Fabio Gallo, Domenico Morfeo, Valter Bonacina. Compagni e amici che dopo i funerali non volevano nemmeno scendere in campo nella domenica di campionato: a Bergamo, il 15 febbraio 1997, si giocava Atalanta–Vicenza.

Invece, alla fine, quella gara si disputò e probabilmente è stato il modo più bello per regalare l’ultimo grande abbraccio ad un ragazzo ed alla sua compagna che ci hanno lasciato troppo presto. Allo stadio l’aria era elettrica, l’emozione palpabile. Il direttore di gara era Braschi di Prato, sugli spalti oltre ventimila persone. Tutta la squadra voleva dedicare la vittoria a Chicco ed Ale: prima della gara negli spogliatoi si vissero momenti di grande commozione con i genitori dei ragazzi che incrociarono gli sguardi dei compagni di squadra.

Dopo lo struggente minuto di silenzio e un abbraccio collettivo che emoziona ancora oggi, la gara iniziò e tutto accadde nella ripresa. L’Atalanta dopo il riposo attaccava sotto la Curva e la maglia di Federico Pisani era lì, a farsi accarezzare dal vento. C’era uno striscione: “in campo con voi, in curva con noi”, la Dea era sullo 0-0 ma al 13’ Morfeo inventò un cross tagliato per Foglio e arrivò uno dei gol più emozionanti della storia nerazzurra. Il numero 10 e il numero 18, raggiunti subito dai compagni di squadra, corsero ad abbracciare quella casacca e la alzarono al cielo.

Il tabellino venne chiuso da due reti di Inzaghi: la prima di rapina su cross di Sgrò e la seconda, da grande attaccante, con un sinistro sotto la traversa. Per il Vicenza segnò Otero. E proprio nel momento del 3-1, Inzaghi chiuse la sua giornata correndo sotto la Creberg e fermandosi a guardare con gli occhi gonfi d’emozione lo striscione con il numero 14.

 

 

La tragedia di Federico Pisani e Alessandra Midali tocca ancora nel cuore. Nessun tifoso potrà mai dimenticarla: la maglia numero 14 è stata ritirata e al folletto toscano sono state dedicate la Curva nord dello stadio di Bergamo e il campo principale del Centro Bortolotti di Zingonia. Ogni anno, il 12 febbraio, il ricordo è struggente ed il pensiero di chi vuol bene all’Atalanta corre al cimitero della frazione Poggio, comune lucchese di Camporgiano. Quello striscione della Curva conteneva il messaggio di saluto più bello che ogni tifoso atalantino può regalare al loro ricordo: “Il cielo sembrerà più piccolo con te che dribbli e corri tra le nuvole… Ciao Chicco..Ciao Ale”. Oggi, ancora una volta, il saluto è unico: ciao Chicco, ciao Ale, salutateci le stelle.

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