“Bortolotti”: quei 10 atalantini «made in Zingonia»

04 Agosto 2014 ore 09:40

Consigli, Sportiello, Zappacosta, Raimondi, Bellini, Brivio, Molina, Baselli, Grassi, Bonaventura. Sono i dieci atalantini made in Zingonia che, sabato sera 2 agosto, Stefano Colantuono ha impiegato nell’arco della partita con il Nantes, vinta ai rigori dall’Atalanta (Sportiello ne ha parati due), ancora una volta capace di onorare Achille e Cesare Bortolotti, aggiudicandosi la ventesima edizione del trofeo a loro intitolato.

Dieci giocatori sui ventidue a disposizione del tecnico sono calcisticamente cresciuti nel vivaio nerazzurro. Un record che, peraltro, conferma il primato della società di Percassi stabilito nell’ultima stagione, con il 32% dei calciatori utilizzati durante il campionato proveniente dalla fucina di Mino Favini.

Il prode Tavecchio non perde occasione per straparlare: l’ultima dichiarazione comica è l’autoaccostamento al killer di John Kennedy, dopo avere detto che gli extracomunitari mangiavano le banane prima di venire a giocare in Italia e che si pensava le donne fossero handicappate per giocare al calcio, ma non era vero.

Forse, lui e i dinosauri che lo spalleggiano nella corsa alla presidenza Figc dovrebbero prendere esempio dall’Atalanta in materia di valorizzazione del settore giovanile, contrapponendo il modello Bg agli sperperi di quei dirigenti che in questi anni hanno buttato decine di milioni di euro dalla finestra, indebitandosi sino al collo e gettando le basi della crisi attuale.

Ma, al solito, quelli asserragliati dentro il Palazzo a difesa delle poltrone blaterano, mentre ci sono club che alle parole preferiscono i fatti.

D’altra parte, la prima mossa di Percassi, nel giugno 2010, quando ridiventò presidente dell’Atalanta, fu la conferma di Mino Favini, straordinario maestro di calcio e scopritore di talenti. Il resto l’ha fatto il gioco di squadra di Pierpaolo Marino con Zamagna, Corti, Finardi e, dal primo luglio scorso, Maurizio Costanzi, già deus ex machina del Chievoverona campione d’Italia Primavera 2014, nuovo capo scouting dell’Atalanta, dove l’ha raggiunto Giovanni Sartori, nominato capo dell’area tecnica atlantica dopo gli eccellenti vent’anni trascorsi nel club di Campedelli.

Chiudendo la Festa della Dea, Percassi era stato chiaro: costruiremo una società sempre più forte. Come dice lo slogan della campagna abbonamenti, adesso anche l’Atalanta non può più nascondersi. E per i tifosi, quei dieci giocatori made in Zingonia sono una certezza del presente, una garanzia per il futuro.

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