Un bagno di lacrime e sangue

25 Novembre 2015 ore 11:10

Un bagno di lacrime e sangue. Ecco cos’è costato a un gran numero di risparmiatori il cosiddetto salvataggio da parte del nostro governo delle banche Marche, Etruria, Carichieti e Carife con un decreto legge firmato sabato scorso che, dalla mattina alla sera, ha permesso di azzerare obbligazioni e azioni  degli istituti di credito in questione assegnati alla loro clientela. Una manovra subdola passata in sospetto semisilenzio ma che sta facendo ugualmente il rumore di un devastante tuono perché sono centinaia e centinaia le famiglie, gli operai, i lavoratori che hanno creduto nelle loro banche e che adesso si vedono in ginocchio.

Si dice che l’operazione sia stata compiuta in osservanza di direttive europee: meglio sarebbe dire proni nei confronti dell’Europa che a quanto pare se ne infischia se ad andare di mezzo, ad essere strozzata dai soliti misteriosi giochi di potere è la gente qualunque. Perché non si tratta, è bene chiarirlo in tanta fumosa nebbia, dei patrimoni di ardimentosi e temerari speculatori, bensì del puro e semplice risparmio di quanti si sono lasciati convincere da direttori e impiegati di banca, probabilmente non del tutto incolpevoli, a stipulare contratti di acquisto di obbligazioni subordinate, e in molti casi com’è nello stile usuale sottacendo il rischio insito in un tale negozio e invece mostrandone tutti gli straordinari vantaggi, con la solita blandizie “anche io li ho sottoscritti, anche il collega Tizio e Caio…”. Risultato: banche in sofferenza, commissariate e con rating risibile che oggi vengono “salvate” e si rifanno una verginità nuova di zecca diventando “solide SpA”, ma come, a che costo? Un furto in piena regola che certamente non mancherà di scatenare reazione a catena e massicce “class action”, cioè citazioni in giudizio di massa.

Per la cronaca tutti i debiti delle suddette banche sono stati fatti confluire in una cosiddetta bad bank, praticamente una fogna di titoli spazzatura frutto delle ammirevoli amministrazioni di disinvolti banchieri, grazie alla quale questi pseudo titoli verranno adesso svenduti a prezzo di realizzo (si parla del 17%) nel più breve tempo possibile, senza che le nuove entità imprenditoriali possano trarne beneficio, né per se stesse, né tanto meno per la clientela. Una procedura di stampo europeo (siamo solo all’inizio perché avremo tempo di vederne ancora delle belle…)  che non ha precedenti in Italia, e uno solo nel 2013 in Olanda, e che sembra essere stata adottata per evitare l’applicazione del bail in, cioè il prelievo forzoso sui conti correnti superiori ai centomila euro.

Un papocchio di gravità impressionante che ha funzionato come fanno i matti: per purificare il “male” brucio la casa. Ore di trambusto e forse contate per questi istituti adesso apparentemente tornati tonici, non solo perché fioccheranno le denunce ma soprattutto a causa della fuga in massa di tutte quelle persone che non hanno più motivo di credere negli istituti bancari e nelle persone che li rappresentano e dai quali non si sono sentite difese, ma anzi tradite. Con la complicità dello Stato.

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