Il progetto "Pink is good"

Una corsa in rosa per celebrare la nostra vittoria sul cancro

Una corsa in rosa per celebrare la nostra vittoria sul cancro
20 Ottobre 2015 ore 16:10

Si chiamano Pink, provengono da storie e città diverse, e sabato 17 ottobre hanno inondato di rosa acceso il volo delle 8.45 Orio al Serio-Valencia. Selezionate dalla Fondazione Umberto Veronesi per presentarsi nei panni di runner alla mezza maratona di Valencia Alfonso Trinidad, queste ex pazienti di cancro al seno sono entrate a fare parte del progetto Pink is Good lo scorso aprile, e da quel momento hanno temprato la loro resistenza allenandosi per sei mesi, due volte la settimana (agosto compreso), più i compiti a casa. Qualche giorno fa, finalmente, hanno fatto sfilare i frutti dei loro sforzi lungo un percorso di 21 chilometri. E dimostrato a loro stesse di poter essere campionesse due volte.

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«Quando la mia collega mi ha proposto di partecipare alla selezione, ero molto scettica, tanto che ho consegnato il modulo dell’iscrizione il giorno stesso in cui scadeva il termine per aderire all’iniziativa, il 17 aprile», racconta Sonia Osio, una delle runner che domenica 18 ottobre han tagliato il traguardo della mezza maratona di Valencia, arrivata quest’anno a festeggiare la venticinquesima edizione. «Io non ho mai fatto molto sport e mi veniva difficile credere che sarei riuscita a raggiungere un simile obiettivo. Invece, faticosamente, i miglioramenti ci sono stati, i chilometri di resistenza sono aumentati col passare delle settimane».

La squadra delle venti donne selezionate è presto diventata una realtà coesa, determinata a portare fino in fondo il dichiarato intento di dimostrare che i limiti possono essere eliminati. O quantomeno, possono essere sospinti un po’ più in là. «Durante i primi incontri abbiamo condiviso le nostre esperienze, le nostre storie. Ci siamo svelate le une alle altre, e questo ci ha permesso di legare molto». Relazioni costruite di volta in volta, negli appuntamenti bisettimanali tenuti il martedì (a Cernusco) e il giovedì (all’arena civica di Milano), sotto l’attenta supervisione dei coach Salvatore, Alice e Gianluca. «Abbiamo fatto la strada per raggiungere gli allenamenti tante volte, ci si metteva d’accordo per dividere il tragitto. Non appena si saliva in macchina iniziavamo a parlare e a ridere. E smettevamo solo una volta scese. Ora, possiamo finalmente dire di avercela fatta».

 

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Come nasce l’iniziativa. Solo in Italia, sono circa 48mila le donne che ogni anno sono colpite dal tumore al seno. La ricerca scientifica ha fatto passi da gigante, con il risultato che oggigiorno, se diagnosticato nella fase iniziale, è oltre il 90 percento delle donne a guarirne. Pink is good, il progetto elaborato dalla Fondazione Veronesi e giunto quest’anno alla sua seconda edizione, nasce con l’ambizioso obiettivo di alzare ulteriormente questa percentuale. Lo scopo dell’iniziativa è quello di aumentare la sensibilizzazione e l’informazione concernenti la prevenzione e la cura della malattia, oltre a quello di offrire un concreto sostegno alla ricerca. Mediante il finanziamento di borse e progetti di ricerca  per medici e scienziati che hanno deciso di dedicare la loro vita allo studio e alla cura del tumore al seno, sono molte le vite che potrebbero essere ulteriormente salvate.

Lo scorso anno il nome e la maratona erano diversi, ma medesimo il cuore dell’avventura. Sotto il titolo di Nothing stop pink, dieci atlete hanno corso  la più famosa delle maratone: quella di New York. Una parte di loro si è unita alle compagne di quest’anno, contribuendo a ingrossare quell’uragano rosa che qualche giorno fa si è riversato sulle strade di Valencia. E ha dimostrato di essere invincibile.

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