Lavora al Sacco

Una delle ricercatrici che ha isolato il virus: «Soddisfazione dopo anni di sacrifici»

Alessia Lai di Parabiago (Milano) fa parte dell'equipe dell'ospedale Sacco di Milano

Una delle ricercatrici che ha isolato il virus: «Soddisfazione dopo anni di sacrifici»
29 Febbraio 2020 ore 09:10

«È stato un lavoro lungo e ce n’è ancora tanto da fare. Abbiamo raggiunto un traguardo importante per poter continuare, ora siamo ancora più motivati». Non nasconde la soddisfazione la 40enne di Parabiago (Milano) Alessia Lai, una delle ricercatrici del team dell’Istituto Sacco di Milano che è riuscito a isolare il ceppo italiano del Coronavirus, ovvero quello che si è sviluppato in maniera autoctona nel nostro Paese. Ne parla La Martesana. (nella foto: Alessia Lai, Annalisa Bergna e Arianna Gabrieli).

Il team che ha isolato il ceppo italiano. L’annuncio è stato fatto dal professor Massimo Galli, direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche, che ha illustrato l’esito del lavoro di ricerca che procede senza sosta da venerdì, coordinato dalla professoressa Claudia Balotta. Della squadra, insieme ad Alessia Lai, fanno parte le ricercatrici Annalisa Bergna di Paderno Dugnano e Arianna Gabrieli di Galatina, oltre al collega polacco Maciej Tarkowski e al professor Gianguglielmo Zehender.

Ecco tutte le fasi. «Abbiamo isolato il virus di quattro pazienti di Codogno giunti nel nostro Istituto e risultati positivi – spiega Lai – Questo ci consentirà di seguire le sequenze molecolari e capire come si è sviluppato, come ha fatto a circolare e in quanto tempo si è diffuso». Ovviamente poi il passo successivo sarà quello di «studiare lo sviluppo di anticorpi e quindi di cure efficaci da parte dei laboratori farmaceutici». Il team è all’opera da venerdì scorso, quando è scoppiata l’emergenza. «Una volta appurata la positività al Coronavirus dei quattro pazienti giunti da Codogno intubati abbiamo prelevato materiale biologico e iniziato a testarlo – prosegue – In particolare abbiamo messo il lavaggio broncoalveolare in una linea cellulare infettandola, monitorando così la crescita del virus e l’effetto sulle cellule». A 48 ore dall’isolamento, l’equipe ha poi seguito in real time il surnatante virale, «seguendo la crescita del virus nel tempo. Il passo successivo sarà il sequenziamento dei genomi, sia per questi quattro pazienti, ma anche per altri». Un risultato importante: «Quando abbiamo capito che avevamo raggiunto l’obiettivo eravamo felicissimi». Ma è solo il primo step di un iter che consentirà di capire «come il virus si sta muovendo tra la popolazione, per ricostruire se c’è stato un evento unico o più episodi correlati tra loro». Ma anche di trovare i rimedi più efficaci e di testare i farmaci che si potranno utilizzare per fronteggiare la malattia.

La ricercatrice di Parabiago si racconta. Un ottimo lavoro di squadra a cui ha dato un contributo importante la 40enne parabiaghese, che vanta una lunga esperienza nel settore. «Mi sono laureata in Biologia nel 2005 all’Università degli Studi di Milano, mentre nel 2009 ho conseguito il dottorato in malattie infettive. Ho sempre fatto pratica al Sacco grazie ad assegni di ricerca, sono cresciuta qui, in un ambiente stimolante che mi ha arricchito sempre più». Lai ha anche ottenuto l’abilitazione per insegnare ed è assistente universitaria: «Aiuto nell’insegnamento di microbiologia clinica e sono anche specializzata in analisi bioinformatica, che consiste nel valutare come si muovono virus e batteri». E le conoscenze e competenze che ha acquisito si sono rivelate molto utili anche per il caso del Coronavirus. In tempi record l’equipe è riuscita a ottenere un risultato brillante: «Una bella soddisfazione, dopo anni di impegno e tanti sacrifici».

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