Parla Rosetti del Bologna

Var, la moviola che fa invidia all’FBI

Var, la moviola che fa invidia all’FBI
28 Febbraio 2017 ore 09:15

«Uno… Due… Tre… Prova. Prova. Mi sentite? Rigore… Calcio d’angolo». Non fossimo nel parcheggio dello stadio Dall’Ara, quella sembrerebbe un’operazione dell’Fbi. A Bologna è il giorno della Var, il sistema di video-arbitro (più prosaicamente: moviola in campo) arrivata al test numero due dopo la sperimentazione di un mese fa a Udine. Questa volta si testa su Italia-Francia under19, amichevole di lusso o rivincita della finale europeo (finita tanto a poco per loro) di quest’estate. È dal pulmino parcheggiato a pochi metri dal campo che si consuma la gestazione della new moviola, una biscardata 2.0, il moviolone rivisitato corretto e tecnologizzato.

Era ora? Che liberazione? Stop alle polemiche? «Assolutamente no. Ma quello che vogliamo è diminuire la casistica senza interromperete la fluidità del gioco e dare giustizia al gioco del calcio». Lo spiega bene Roberto Rosetti, responsabile del progetto Italia. La Var coinvolge 14 nazioni, è una cosa grossa, internazionale. Ci si sta lavorando con professionalità e dedizione. A marzo si capirà se la cosa andrà a buon fine o no. Un parto che darà certamente soddisfazioni ma che per ora, almeno, resta una scena da film di spionaggio.

 

 

Il furgone è bianco metallizzato, niente sponsor. Solo un foglietto appicciato con il nastro bioadesivo. “V.A.R”, c’è scritto. L’interno è rivestito di grigio, alla carrozzeria sono stati attaccati schermi un po’ ovunque. Ci sono i server, cavi dappertutto, e il tecnico del Hawk-Eye, il potente software che si occupa di catturare le immagini e cablarle sui vari monitor, è lì che aspetta i video-arbitri. Funziona così: gli arbitri Var (Var1 e Var2) guardano la partita su un monitor in diretta tv (come fossero sul divano di casa, per intenderci). Le immagini scorrono a velocità naturale. Appena succede qualcosa, però, abbassano lo sguardo e sul monitor in basso scorrono quattro angolazioni di immagini con 3 secondi di ritardo. Una sorta di replay in diretta, ecco. «In tre secondi uno l’ha già vista due volte», spiega ancora Rosetti. Dopodiché Var1 può richiedere la revisione di un’azione (tempo medio: 8 secondi), rivedere le immagini da diverse angolazioni (28 secondi) e comunicare il cambiamento all’arbitro in campo. Per prendere una decisione si è calcolato che non ci vorranno più di 40 secondi (39 è il tempo stimato), «e non molto perché è un tempo che non incide sul tempo di una partita».

 

 

Tutti i video, le relazioni, i commenti verranno inviati all’università di Bruxelles. Una sorta di cervello che si sta occupando di prendere in mano ogni aspetto della Var e di capire se il protocollo unico va bene così oppure andrà modificato un pochino. Per ora gli aspetti che coinvolgono la Var sono quattro: i gol (vanno sempre controllati), le azioni in area di rigore, i cartellini rossi e (caso definitivo amministrativo) lo scambio di persona (rosso a un calciatore piuttosto che a un altro). «Gli arbitri hanno accolto positivamente. Anzi, per loro è una sfida a fare ancora meglio». Se una delle situazioni dovesse verificarsi, Var1 chiama il direttore di gara. Una comunicazione di pochi secondi e poi, in caso di necessità, l’arbitro in campo può prendere visione dell’azione su un monitor a bordocampo, decidere di tornare sui suoi passi o proseguire. Siamo ancora in un limbo. Sono state provate 38 partite on-line, ma da qui alla prossima stagione se ne proveranno una ventina ancora. Quella del Dall’Ara era invece on-line (vale a dire in diretta) e altre amichevoli giovanili sono in programma. Inoltre, a partire dagli ottavi di finale della prossima Coppa Italia la Var farà il suo ingresso nel mondo dei grandi.

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