È scomparso il 21 gennaio

In morte di padre Ye Yaomin sopravvissuto alle persecuzioni

In morte di padre Ye Yaomin sopravvissuto alle persecuzioni
02 Marzo 2015 ore 14:24

Padre Filippo Ye Yaomin era forse uno tra i preti più anziani della Cina. Aveva 105 anni ed è morto il 21 gennaio scorso a Guangzhou nei pressi della Chiesa dell’Immacolata Concezione, la parrocchia della sua città natale. La sua storia è passata in sordina e non è stata raccontata dalla stampa internazionale. Noi l’abbiamo trovata su Asianews, l’interessante sito che ha molto a cuore la situazione orientale e che per questo motivo è sempre aggiornato su tutto quello che succede in quelle regioni.

Ripercorrere le tappe della vita di questo sacerdote è, di fatto, come sfogliare un libro di storia. Nato nei primi anni del Novecento ha potuto assistere in presa diretta a tutti i grandi cambiamenti che hanno investito la Cina nel Ventesimo secolo. Per esempio, ha vissuto insieme al suo popolo la caduta del grande Impero cinese, quando la dinastia Qing fu abbattuta da una rivoluzione democratica guidata da Sun Yat-sen, un medico cantonese che da anni si batteva per la rinascita nazionale del paese e la creazione di una Repubblica. Ma questa prima rivolta non portò i risultati sperati: nonostante da diversi anni il popolo cinese non volesse più sottostare al giogo dell’imperatore, il tessuto burocratico e amministrativo non era per niente pronto ad un cambiamento così repentino.

 

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Anche per questa ragione nei decenni seguenti la Cina fu interessata da una lunga e sanguinosa guerra civile tra nazionalisti e comunisti. Questo secondo fronte riuscì in breve tempo a ingrossare le sue fila con un numero sempre crescente di seguaci, oltre che ad aumentare il proprio peso politico all’interno del Paese. Nel 1934, accerchiati dai nazionalisti nel Sud, i comunisti di Mao intrapresero una marcia all’interno del Paese di circa 10mila chilometri, passata alla storia con il nome di Lunga Marcia. Dopo una breve tregua e una nuova lotta civile tra nazionalisti e comunisti, gli scontri si conclusero il 1° ottobre 1949 quando Mao Zedong proclamò la nascita della Repubblica Popolare Cinese.

Chi era. Nato nel 1910, Padre Ye Yaomin viene battezzato con il nome Filippo. Fin da giovane capisce di voler dedicare la sua vita a Cristo e così, all’età di 27 anni, si trasferisce a Hong Kong, dove inizia gli studi teologici nel Seminario maggiore della Cina meridionale. Viene ordinato sacerdote nel 1948 e dall’anno successivo è costretto ad affrontare le dure restrizioni imposte dalla rivoluzione culturale di Mao Zedong che colpiscono soprattutto la Chiesa cattolica. Nel 1955 viene denunciato per «possesso illegale di materiale straniero», ma il materiale illegale non è altro che una newsletter inviata dagli antichi compagni di seminario di Hong Kong. Viene arrestato, processato e costretto ai lavori forzati. Fino al 1980 sarà obbligato a lavorare in una porcilaia nella provincia del Qinghai. Trascorre 25 anni in questa umiliante condizione. Mai, nemmeno per un secondo, smette di amare il suo popolo: «Non bisogna odiare, perché l’odio è un peccato», dice.

 

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Incontrato da alcuni giornalisti, racconta di essere stato addirittura sepolto vivo per un giorno e una notte e di essere riuscito a salvarsi grazie ai suoi fedeli, che avevano conficcato nel terreno una canna di bambù per consentirgli di respirare.

Asianews riporta le parole di Chen Jianyin, la suora che lo accudisce negli ultimi decenni di vita: «Negli ultimi tempi aveva deciso di rifiutare cure ospedaliere e cibo. Sembrava avesse consapevolezza dell’imminenza della sua fine. Ci ha detto che la Chiesa era la sua casa e che voleva morire in casa. Per questo i suoi parrocchiani lo hanno portato all’Immacolata Concezione, dove è morto».

I Cristiani in Cina.  Il tipo di Comunismo che oggi governa la Cina è per sua natura ateo e materialista e pone lo Stato al vertice di ogni valore. Tutto ciò che non è allineato con tale posizione ideologica è considerato potenziale nemico dello Stato e, nel migliore dei casi, viene mal sopportato, altrimenti è duramente perseguitato e represso. Così, da quando è stata instaurata la Repubblica Popolare Cinese sono stati numerosi i provvedimenti governativi volti a smantellare tutto ciò che era considerato d’intralcio alla politica del Paese. Fra queste cose, naturalmente, c’era anche la Chiesa cattolica. Ma a discapito delle restrizioni e delle persecuzioni condotte contro questa religione, il numero dei fedeli presenti sul territorio non è mai diminuito, anzi, negli anni è significativamente aumentato. Secondo Yang Fenggang, sociologo e autore di numerosi studi in Cina, sotto il regime comunista di Pechino oggi vivono 180 milioni di cristiani di cui 20 sono cattolici, mentre la restante parte seguirebbe la corrente protestante. I suoi studi affermano inoltre che nel 2030 il numero dei cristiani cinesi potrebbero diventare 250 milioni.

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