Viviamo in un mondo capovolto (giorni bui per l’educazione e l’etica)

15 Gennaio 2018 ore 07:25

Viviamo in un mondo capovolto, ma la vera follia è che tanti si stanno adattando e altrettanti lo ritengono normale. Spesso ripeto una specie di mantra dolente e rassegnato: il danno è fatto. Sì , il danno è fatto e compiuto perché ormai non ci si ribella più, non ci sono più segni concreti di indignazione e chi dovrebbe gestire moralità e legalità latita nella guazza da suggestioni tanto legate al sociale di moda e alle sue politiche quanto distanti dal rigore delle norme.

Che dire di episodi che ormai si moltiplicano allargandosi a macchia d’olio in cui ragazzi giovani, adolescenti che invece di applicarsi negli studi e guardare alla costruzione di un futuro edificante cercano stimoli nei modi più assurdi, fino a pensare che sia uno spasso dar fuoco a un loro simile, per giunta disagiato e sfortunato. Il pensiero d’istinto corre per forza alle famiglie di questi tipini: che razza di educazione gli hanno impartito, che fior fior di esempi sono riusciti a trasmettere ai loro figli?

Ho il presentimento che certi genitori appartengano alla magnifica genia di quelli che massacrano di botte un insegnante, non più libero di sgridare l’allievo. Sacrosanto diritto di un docente, se vuole ottenere qualcosa specie da alunni lavativi e arroganti. Alla faccia dei protocolli importati dritti dritti dagli USA, che prevedono solo l’insegnamento dolce: voglio vedere che genere di risultati si ottengono con certa teppa, che sfida il proprio maestro con atteggiamento da guappo e coltello in tasca. Purtroppo non siamo in una fiction e la realtà non combacia mai con sceneggiature per giunta mal scritte e preoccupate a non distaccarsi troppo dai dictat politici.

Non voglio parlare di tempi, i miei, dove se riferivi di essere stato rimproverato o bacchettato da un maestro rischiavi qualche ceffone in aggiunta, perché il sociale di moda bandisce questo genere di metodi, mentre tutto sommato diluisce nella tolleranza e silenziosamente ammette reazioni che dovrebbero essere sanzionate prima dalla morale corrente e poi dal codice penale. Mondo capovolto, non c’è che dire. Mondo servo di strategie politiche che invece di conservarlo lo stanno corrompendo nel midollo fino a portarlo alla disintegrazione: verrebbe da dire che niente può accadere a caso e che una simile catastrofe è perfino incoraggiata e voluta.

O c’è totale ignoranza della portata di questa rovina planetaria, e non lo credo, o c’è in incuria e colpevole indifferenza. Entrambi i casi sono di inconcepibile gravità. La cosa più grave è che la strategia messa in moto con colpevole malizia vuole che i pochi ancora coscienti dello stato delle cose vengano isolati e ridotti al silenzio in una nebbia di generale indifferenza.

Devo confessare che mi viene semplicemente il voltastomaco quando qualcuno inizia con gli slogan da sessantottino di rigurgito prendendo in considerazione il disagio sociale di questi poveri giovani. Disagio sociale? In un mondo opulento, con tutto a disposizione, dove il consumismo assicura ogni genere di cosa superflua?! Disagio sociale dei giovani? E cosa dovrebbe dire quel povero disgraziato costretto a dormire in una macchina, condannato a una esistenza sfortunata e ai limiti delle possibilità umane? Un poveretto che invece della considerazione, della pietà, di un gesto solidale ha avuto in cambio la morte, bruciato vivo. No, non ci siamo.

Perché ci scommetto qualsiasi cosa che sotto le ali protettive del sociale di moda in perfetto tamarro american style si allargheranno sui ragazzini che saranno al massimo oggetto di una reprimenda e rimandati a casa dove troveranno genitori accoglienti pronti a perdonare. No, in nome di una educazione che non esiste più, di un’etica che non si pratica più, di un misconosciuto buonsenso morale e civico, dico che mi ribello a questo sociale di moda, globalizzato, ottuso e privo di finezza nel capire e giudicare.

Mi ribello ai protocolli che si sono sostituiti alla dignità personale tesa a rendere migliore ogni uomo affinché riesca a dare il meglio di sé. Mi rivolto contro questo sistema ipocrita che sta uccidendo l’uomo nella sua qualità di individuo riducendolo a statistica. E per questo conferisce voce a chi invece dovrebbe tenere una museruola a vita, e invece attenta all’autorevolezza del maestro esautorandolo. La qualità della vita, delle persone, del singolo è una conquista lenta e sofferta e non un panino comprato in un fast food a un dollaro. Ci attendono giorni molto bui.

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