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Katherine, la donna afro-americana che ha guidato l’Apollo 11 sulla luna

Katherine, la donna afro-americana che ha guidato l’Apollo 11 sulla luna
21 Dicembre 2015 ore 12:08

Ha cominciato a lavorare come insegnante, Katherine Johnson, e ha finito per guidare l’Apollo 11 verso la Luna. La signora, nata nel 1918 a White Sulphur Springs, porta un nome poco noto, eppure si deve a lei il primo passo dell’uomo sul nostro satellite, nonché il primo su un corpo celeste diverso dalla Terra.

 

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L’assunzione alla NASA. L’avventura di Johnson è iniziata da un momento di grave difficoltà. Nel 1950 aveva lasciato la docenza universitaria per sposarsi e avere una famiglia, ma suo marito si era ammalato e non poteva più lavorare. Katherine aveva mostrato fin da bambina una predisposizione tale per la matematica che a 10 anni si era iscritta al liceo. Se doveva rimboccarsi le maniche, dunque, avrebbe cercato una carriera che le facesse masticare calcoli tutti i giorni. Stava appunto cercando un nuovo impiego quando, durante una riunione di famiglia, un parente le disse che la National Advisory Commitee for Aeronautics, più tardi ribattezzata NASA, stava cercando nuovo personale. Johnson seppe cogliere la sua occasione e nel 1953 accettò l’offerta avanzatale dall’agenzia. Fu assegnata a un gruppo di donne che facevano calcoli complessi, che Katherine chiamava “computer in gonnella”.  Il loro compito era quello di leggere le informazioni contenute nelle scatole nere degli aerei e portare a termine altri compiti matematici.

Katherine si fa rispettare. Poi, un giorno, Katherine fu temporaneamente spostata in un team al maschile impegnato in ricerche di volo aerospaziale. La profonda conoscenza della geometria analitica aiutò la donna a conquistarsi la stima dei suoi colleghi, tanto che, alla fine, dimenticarono di riassegnarla al suo gruppo di lavoro. Le tensioni di genere e di etnia – Johnson è afroamericana – non erano assenti, ma la donna le ignorava completamente. Volitiva e determinata, pretendeva di essere presente a ogni riunione e di avere voce in tutte le discussioni di gruppo. La stima dei superiori, del resto, era tale che nel 1959 Katherine ricevette il compito di calcolare la traiettoria per il viaggio di Alan Shepard, il primo americano ad essere andato nello spazio. E nel 1961 si occupò del lancio della missione su Mercurio. L’anno seguente, quando la NASA usò per la prima volta i computer per calcolare l’orbita di John Glenn attorno alla Terra, la Johnson verificò la correttezza dei numeri dati dalla macchina.

 

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La missione sulla Luna. Katherine Johnson era diventata un’autorità matematica indiscutibile, alla NASA. La sua precisione la rendeva una risorsa preziosa per l’ente. Non ci furono dubbi, dunque, quando si trattò di scegliere la persona che avrebbe calcolato la traiettoria dell’Apollo 11, lo shuttle che avrebbe portato Neil Armstrong e Buzz Aldrin sulla Luna, nel 1969. Katherine svolse il suo compito con scrupolo – e successo, visti i risultati. L’anno successivo la donna partecipò anche al pool di lavoro per la missione dell’Apollo 13. Il viaggio verso la Luna, questa volta, fu sfortunato, ma le carte aerospaziali preparate da Katherine aiutarono gli astronauti a tornare sani e salvi sulla Terra, quattro giorni dopo.

Gli insegnamenti di Katherine. «Nella mia vita ho contato tutto», racconta oggi Katherine Johnson, che nel mese di novembre ha ricevuto dal presidente Obama la Presidential Medal of Freedom. «Ho contato i passi per la strada, i passi fino alla chiesa, il numero di piatti e posate che lavavo alla fine di ogni pasto. Tutto ciò che poteva essere contato, io l’ho contato». Il lavoro di Johnson è stato assai prezioso per il progresso scientifico dell’umanità. Tutto quel contare, alla fine, ha portato a una somma magnifica, tanto che la NASA, nel 2013,  ha voluto ringraziarla con un articolo in cui ha elencato gli insegnamenti che Johnson è riuscita a impartire con la sua vita e il suo impegno.

 

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Ama l’apprendimento e segui la tua passione, coll’aiuto di buoni insegnanti. Katherine Johnson ha avuto la fortuna di avere un’insegnante che ha sostenuto il suo talento, incoraggiandola a proseguire sulla sua strada. Grazie al sostegno della signorina Turner, infatti, Katherine era riuscita a entrare nel West Virginia State College a soli 15 anni. Una volta al college, la giovane donna era diventata allieva di W. Schiefflin Claytor, uno dei pionieri della matematica del tempo. Di lui Katherine avrebbe detto: «Molti professori ti dicono che sei bravo in questo o quello, ma non sempre sono in grado di aiutarti a percorrere la tua strada. Lui con me ci è riuscito». La Johnson si è laureata in matematica e francese a soli 18 anni.

Accetta sempre l’aiuto degli altri e aiuta gli altri quando puoi. «Mi sono ricordata di quello che professor Claytor mi aveva detto riguardo al mio futuro: sei un matematico, metti le tue virtù a disposizione delle ricerca», ha raccontato Katherine.

Non mollare mai. Continua a provare. «Volevo conoscere i “come” e i “perché” e poi anche i “perché no”». Lavorare fianco a fianco con un gruppo di uomini bianchi non è stato semplice, ma Katherine non si è arresa: «Ho chiesto loro se esistesse una legge che mi impedisse di partecipare a quelle riunioni. Ovviamente non c’era così mi hanno dovuto accettare».

Andate oltre il compito che vi assegnano. Fate domande, siate curiosi. Fatevi sentire. Questo è il “segreto” della carriera di Katherine. La curiosità l’ha ripagata con una vita ben vissuta e con una serie di prestigiosi riconoscimenti che hanno onorato il suo servizio. Ha infatti ricevuto il NASA Lunar Orbiter Award, tre NASA Achievement Special Awards, nel 1997 è stata eletta matematico dell’anno, ha una laurea ad honorem in Giurisprudenza presso l’Università Statale di New York ed è stata nominata dottore honoris causa in lauree scientifiche da parte del Capitol College in Maryland e dell’Old Dominion University in Virginia.

Fai quello che ami e ama quello che fai.Oggi Katherine Johnson viaggia, gioca a bridge e trascorre molto tempo in famiglia. Ma partecipa ancora a diverse conferenze, incontra giovani ricercatori e continua ad avere rapporti con la NASA.

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