Fermato vicino al confine Usa

Z42, ovvero Omar Treviño Morales Storia del re della droga messicano

Z42, ovvero Omar Treviño Morales Storia del re della droga messicano
05 Marzo 2015 ore 15:45

Lo chiamano Z42 ed è il leader di uno dei più terribili cartelli del narcotraffico mondiale, nonché il secondo più potente e violento del Messico, il Los Zetas. Al secolo si chiama Omar Treviño Morales, ha 41 anni, ed è stato arrestato il 4 marzo nello stato di Nuevo Leon, nella parte nord orientale del Paese, al confine con gli Stati Uniti, a una settimana di distanza dall’arresto del capo di un altro cartello, i “caballeros templarios”, Servando Gómez Martínez, conosciuto come La Tuta e considerato il principale latitante del paese.

Ha preso il posto del fratello. Morales era a capo dei Los Zetas dal 15 luglio 2013, giorno in cui suo fratello Miguel Ángel, detto Z40, venne arrestato. Omar ha forgiato la sua leadership dopo una “gavetta” da esecutore, gestendo i traffici di droga in Messico e affondando le radici del cartello anche in Guatemala e in tutti quegli Stati dove intravedesse un’opportunità di business. Le accuse a carico di Z42 vanno dall’organizzazione a delinquere organizzata e detenzione illegale di armi, al traffico di cocaina tra Messico e Stati Uniti, sequestro di persona e omicidio plurimo. Sulla sua testa pendevano due taglie: quella messa dal governo messicano ammontava a 30 milioni di pesos, circa due milioni di dollari, quella messa dal dipartimento di Giustizia americano era pari a 5 milioni di dollari. All’operazione per catturare Z42 hanno partecipato gli agenti della polizia federale e i militari.

Denaro sporco. Secondo le autorità americane, Omar Trevino Morales ha fondato con sua moglie Carolina Fernández González e suo suocero Jesús Fernández de Luna una società per riciclare denaro sporco, ed è ritenuto responsabile di diversi rapimenti e omicidi commessi in Nuevo Laredo tra il 2005 e il 2006 e di essere la fonte dei più importanti carichi di cocaina che dal Messico finiscono negli Stati Uniti.

Il cartello dei Los Zetas e la ‘ndrangheta. Il Los Zetas è uno dei sette cartelli del narcotraffico più potenti al mondo, in Messico sono secondi solo al cartello di Sinaloa. La Drug Enforcemente Administration (DEA) statunitense ritiene che i Loz Zetas siano il gruppo paramilitare più violento operante in Messico. In un recente articolo Roberto Saviano, in merito ai rapporti che si dice leghino i Los Zetas alla ‘ndrangheta calabrese, ha descritto il cartello con queste parole: «Quando ascoltate le discussioni sui destini del nostro tempo, su chi li determina, su multinazionali e governi raramente sentirete nominare il loro nome. Eppure i Los Zetas sono tra le aziende moderne più influenti, certamente una delle strutture imprenditoriali e militari più feroci e efficienti». I tentacoli di Los Zetas, infatti, arrivano anche in Europa, in Italia in particolare. Una giornalista messicana corrispondente dall’Italia per il settimanale El Proceso, Cynthia Rodriguez, un paio di anni fa nel suo libro mai pubblicato in Italia, “Contacto en Italia”, descrive come Los Zetas siano diventati un punto di riferimento per la ‘ndrangheta, che importa in Europa tonnellate di droga avvalendosi della loro collaborazione.

Genesi e storia del cartello. Il cartello, conosciuto per la sua brutalità e il suo sadismo, è nato alla fine degli anni Novanta da disertori dell’esercito, che prima hanno agito come braccio armato dei narcotrafficanti del cartello del Golfo, che li aveva coinvolti proprio per la precisione e l’organizzazione tattica, resa possibile dal fatto di essere composto da disertori dell’esercito. Ancora oggi i campi di addestramento per le nuove reclute possiedono una struttura militare. Nel 2010 avvenne la rottura con il cartello del Golfo e da allora i due sono acerrimi nemici. I Loz Zetas nel tempo hanno diversificato la loro attività criminale: oltre al narcotraffico si sono dedicati anche all’estorsione, ai sequestri e alle rapine, arrivando a controllare la maggior parte dei traffici illeciti in quella fascia di territorio che va dal nordest al sudest del Messico.

Il massacro dei migranti. Furono i Los Zetas, nel 2010, a massacrare nello stato di Tamaulipas un gruppo di 72 migranti illegali, provenienti da Honduras, Brasile, Ecuador, Guatemala, El Salvador e dallo stesso Messico, per affermare il loro controllo sul traffico di esseri umani, sul quale era necessario pagare una sorta di pizzo. Ai Los Zetas è stato attribuito anche l’incendio del Casino Royale di Monterrey, nel quale morirono 52 persone, così come un numero incalcolabile di regolamenti di conti ed esecuzioni, di cui solo è rimasta la traccia di poco meno di 200 cadaveri scoperti in 47 fosse comuni clandestine distribuite su tutto il territorio dello stato di Tamaulipas.

Inizio del declino e trasformazione della struttura. Verso la fine del 2012 il potere dei Los Zetas iniziò a vacillare, a causa della morte del loro leader dell’epoca, Heriberto Lezcano, detto El Lazca, vera mente dell’espansione fuori dai confini del narcotraffico del cartello. Sotto la sua leadership i Los Zetas erano arrivati a controllare 11 stati del Messico, costringendo i Sinaloa a cedere loro alcuni territori. Dopo la morte di El Lazca e l’arresto del fratello di Z42, a maggio 2014 venne ucciso Galdino Mellado a Reynosa, uno degli ultimi superstiti dei fondatori dell’organizzazione, che era considerato il numero due di Trevino per le operazioni illegali sulla frontiera con gli Stati Uniti. Si vocifera che pochi mesi fa si sia svolta una riunione tra i Los Zetas e altre bande criminali nello stato di Coahuila, per cercare di non perdere altro potere. Con la cattura di Omar Trevino Morales la tenuta dell’organizzazione ha subito uno shock pesante. La stampa messicana sostiene che la struttura della banda, per far proseguire con successo la sua attività criminale, da verticale quel’era fino a ieri, potrebbe trasformarsi in una sorta di “franchising”.

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