Tangenti e abusi di potere

L'ergastolo alla "tigre" di Pechino

L'ergastolo alla "tigre" di Pechino
Personaggi 13 Giugno 2015 ore 11:33

La Cina torna a far parlare di sé con un altro processo che tenta di pulire e cancellare il morbo della corruzione che per lunghi decenni si è annidato in tanti suoi uffici governativi. Questa volta a finire sul banco degli imputati è stato Zhou Yongkang, ex capo dei servizi di sicurezza interni della Cina ed ex membro del più potente organo di governo del Partito comunista, il Comitato permanente. Fino al 2012 è stato uno tra i politici più importanti dello stato asiatico, ma ora, accusato di corruzione, abuso di potere e rivelazione dei segreti di Stato, dovrà scontare il resto dei suoi giorni in prigione, dopo la condanna all'ergastolo. E in un certo senso gli è andata anche bene. Il 72enne Zhou si è dichiarato colpevole e non farà appello - così ha rivelato l’agenzia di stampa cinese Xinhua -, in questo modo ha quindi certamente evitato di incappare nella pena di morte.

 

 

La sua ascesa politica. Zhou Yongkang è nato nel 1942 nella città di Wu Xi, Provincia di Jiangsu, nella Cina orientale. Si è unito al Partito comunista nel 1964 e si è laureato a Pechino nel 1966. Ha trascorso la maggior parte della sua vita nel settore petrolifero cinese, iniziando come semplice tecnico e riuscendo a scalare l’intero vertice aziendale. Dal 1996 fino al 1998 è stato al timone della China National Petroleum Corporation e nel 1999 è diventato Ministro del Territorio e delle Risorse Naturali. Zhou è stato anche Consigliere di Stato dal 2003 al 2008 e membro della segreteria del partito del Comitato centrale. Ma la sua carriera politica lo ha portato anche al Ministero della Sicurezza dal 2002 al 2007 e nel 2007 a capo di una commissione del Partito Comunista che sovrintendeva i servizi segreti dello Stato. La grande carriera politica e imprenditoriale di Zhou Yongkang pareva chiudersi con tutti gli onori della gloria nel 2012, anno in cui si è ritirato a vita privata.

 

Zhou Yongkang

 

La lotta alla corruzione. Ma già dall’anno successivo, siamo nel 2013, sono iniziati i problemi con la giustizia, quando Xi Jinping, il nuovo capo del Partito, ha annunciato una lotta epocale contro la corruzione. Come spiega un articolo de Il Foglio, «da allora si stima che 250mila persone siano state indagate o processate, ci sono stati molti episodi celebri, ma nessuno del livello di Zhou Yongkang, sparito dalla circolazione poco dopo il suo ritiro e fino all’annuncio del processo detenuto senza accuse formali: è questa la procedura della Commissione centrale per l’ispezione della disciplina, il braccio armato di Xi Jinping contro la corruzione».

 

Zhou Yongkang

 

Abusi di potere e corruzione. Secondo l'indagine condotta nei confronti di Zhou sono emersi numerosissimi abusi di potere che avrebbero facilitato il guadagno di ingenti somme di denaro da parte dei suoi familiari, amici e colleghi. Tante le tangenti offerte e ricevute per favorire tutti questi interessi. Inoltre nei decenni passati è riuscito a costruire una preoccupante e radicata rete di contatti con la quale ha disseminato odio e terrore. All’inizio la stampa cinese non ha potuto nemmeno scrivere delle accuse di corruzione di Zhou, vista l’importanza che questa figura aveva rivestito per molti anni. Poi, però, sono cominciati gli arresti di suoi numerosi collaboratori e la confisca di molti beni in suo possesso: ville, appartamenti, lingotti d’oro, opere d’arte e titoli azionari. Cosi come spiega il sito China-Files, «Zhou è il funzionario di più alto grado mai portato a processo dalla fine della Rivoluzione culturale. Xi Jinping rompe così una delle regole non scritte che hanno regolato l'avvicendarsi della leadership cinese dalla morte di Mao: non indagare i propri membri, specie se in pensione».