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Ha parlato al Meeting di Rimini

Aziz Hasanovic, il gran muftì che difende i cristiani nel mondo

Aziz Hasanovic, il gran muftì che difende i cristiani nel mondo
Persone 23 Agosto 2016 ore 13:38

Platea gremita al meeting di Rimini per ascoltare una testimonianza d’eccezione, quella del Gran Muftì di Croazia Aziz Hasanovic. Lunedì 22 agosto il leader islamico ha parlato al popolo di cielle, che lo ha accolto e salutato con lunghi applausi. Dal palco della kermesse riminese si sono sentite, da parte di Hasanovic - parole dure, di inequivocabile condanna nei confronti di chi in nome dell’islam sparge sangue e terrore in Europa e nel mondo, da Nizza a padre Hamel. Costoro - ha detto il Gran Muftì di Croazia - sono «persone che sfruttano la religione per scopi personali», e le loro azioni sono «atti che danneggiano noi musulmani per primi, insieme alle vittime innocenti di tutto il mondo». Una condanna totale del terrorismo, che i musulmani autentici considerano un abuso della loro religione.

 

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Attenzione a non generalizzare. Hasanovic ha chiesto di non generalizzare e di non confondere l’islam col terrorismo, perché così facendo si rischia di ripetere uno dei più grandi orrori della storia, portando «i musulmani in Europa a subire una persecuzione come quella che c’è stata per gli ebrei durante l’olocausto». Il Gran Mufti ha sottolineato a più riprese che l’islam è una religione di pace, ma l’immagine che oggi se ne dà si basa su «atti atroci, disumani e irreligiosi, commessi da poche persone». Anche da parte dei musulmani, ha aggiunto, c'è un'ignoranza diffusa nei confronti della loro religione e per questo non sono in grado di distinguere tra fede e gesti esteriori: «Tanti musulmani non conoscono abbastanza la propria religione per poter vivere con l'anima del tempo e del luogo in cui si trovano. Perciò li troviamo confusi e perplessi come troviamo così anche i loro vicini».

 

Turkish Muslims celebrate Eid al-Fitr at the Hala Sultan Tekke

 

La chiave è l’educazione. Tutto, secondo Hasanovic, dipende dall’educazione, che deve partire dalle scuole, proprio come accade in Croazia, Paese nel quale l’islam è riconosciuto al pari delle altre religioni da oltre cento anni: «L'ignoranza è il nemico più pericoloso per il mondo. Gli imam che vanno nelle scuole devono educare i ragazzi alla vera religione islamica, alla tolleranza e alla pace e lo devono fare davanti a tutto il popolo, in croato. Noi, grazie a questo dialogo molto stretto, siamo l'unico paese dei Balcani che non ha dato alcun terrorista all'Isis». È proprio grazie all’educazione e al rispetto che la Croazia è diventata un modello, unico in Europa, di vita, convivenza e rapporto tra la comunità musulmana e la società croata. Una realtà europea che travalica il sistema assimilazionista francese o quello multiculturalista britannico, e che ha saputo mettere sullo stesso piano dei diritti civili le differenti religioni e la pratica del loro culto. In Croazia vivere insieme è la normalità, con la religione musulmana insegnata a scuola al pari di quella cattolica, con gli imam stipendiati dallo Stato, e con il matrimonio religioso islamico riconosciuto a livello civile come quello cattolico. È grazie a questo modello statale, nel quale anche i musulmani si sentono parte integrante del Paese, se i tentativi di affiliazione all’Isis o ad altre forme di estremismo islamista non hanno attecchito.

L’eccezionalità della testimonianza dell’autorità suprema per i musulmani croati non è stata solo nelle sue parole, ma nella sua storia personale, carica di sofferenza. Hasanovic ha toccato con mano gli orrori della guerra durante il conflitto nei Balcani: 38 membri della sua famiglia sono stati massacrati nell’eccidio di Srebrenica. Da lì, da quell’atroce dolore, e dal bisogno di non dimenticare, è arrivata la spinta a fare qualcosa affinché l’odio non abbia più la meglio.

 

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Ambasciatore di pace. Oggi il muftì Hasanovic gira il mondo come ambasciatore di pace per le minoranze cristiane nelle zone a maggioranza musulmana: finora si è personalmente recato in 18 Paesi del mondo, per chiedere ai governi che i cristiani abbiano gli stessi diritti che hanno i musulmani in Europa, in Croazia in particolare. Lo ha fatto dopo essere andato di persona da Papa Francesco per comunicargli la sua idea, e lo ha fatto anche in Arabia Saudita, a La Mecca, la prima città sacra per l’islam, di fronte a 57 rappresentanti di Paesi musulmani, affermando che l’approccio da seguire è quello di papa Francesco.

All'incontro, carico di emozione e di speranza, dal promettente titolo “Quale Islam per l’Europa?”, ha parlato anche un grande amico del meeting e di CL, Wael Farouq, musulmano egiziano docente alla Cattolica di Milano e inventore dell’edizione egiziana del meeting, che ha sottolineato le differenze tra musulmani e islamisti.

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