La tragedia

Chi era Daniel Taino, l’istruttore di volo 26enne morto nello schianto del Cessna a Valbrembo

Il volo era la sua passione, aveva anche una società di droni. La preoccupazione di chi vive vicino all'aeroclub, tra rumore e incidenti

Chi era Daniel Taino, l’istruttore di volo 26enne morto nello schianto del Cessna a Valbrembo

Dopo il boato, il rumore di ferraglia e le grida del ferito, a rompere il silezio di via San Giovanni Bosco a Valbrembo nel pomeriggio di ieri (1 giugno) è stato il pianto disperato di Debora Mazzini, in ginocchio davanti a quel che rimaneva del Cessna 152 che suo figlio Daniel Taino, 26 anni, fino a poco prima stava guidando. Il giovane, purtroppo, non ce l’ha fatta.

La vittima, Daniel Taino

La passione di Daniel e la dinamica dell’incidente

Taino viveva a Pianengo, provincia di Cremona, insieme alla madre, al padre Carlo e ai fratelli più piccoli Eric e Nicholas. Viene ricordato come un ragazzo solare ed educato, grande appassionato di volo. E proprio a questo aveva deciso di dedicare la sua vita: s’era diplomato all’Istituto aeronautico di Bergamo nel 2018 e appena possibile aveva iniziato il percorso per diventare pilota. Ora era istruttore per la Cantor Air, scuola di volo certificata Enac con sede a Nembro, una delle più note della zona.

Ieri, insieme a lui, c’era anche un 19enne milanese di origine egiziana. Era l’allievo a cui Taino stava insegnando a volare. I due sono decollati dall’aeroclub di Valbrembo alle 15.06. Si sono diretti verso Lecco, hanno costeggiato il lago, poi sono “scesi” verso la Val Sanmartino e l’Isola per rientrare all’aeroclub. Prima di atterrare, alle 16 circa, Taino e il suo allievo mettono in atto una manovra denominata “touch and go”, che si insegna nelle scuola di volo e da attuare in caso di emergenza. Sostanzialmente, prevede la discesa per l’atterraggio e poi, dopo aver toccato la pista, la ripresa di quota.

È a questo punto che qualcosa non ha funzionato. Ancora non è chiaro cosa, saranno le indagini ad appurarlo (sebbene questo tipo di velivoli non abbiano la scatola nera). Fatto sta che l’ultraleggero, durante una virata, inizia a perdere quota. In quel momento, la velocità rilevata dal transponderera era di circa 240 km/h. I tetti delle case sono sempre più vicini, Taino tenta di evitarli, di riprendere il controllo, ma urta i cavi di media tensione e poi un traliccio. L’ala sinistra si rompe e salta, il Cessna è in caduta e conclude il suo tragico volo tra un’auto parcheggiata e la cancellata di un’abitazione in via San Giovanni Bosco.

I soccorsi e il dolore dei genitori

Sono diversi i testimoni dell’incidente. In molti hanno raccontato, alle autorità prima e ai media poi, i terribili istanti in cui si sono accorti dell’imminente tragedia, così come del boato causato dallo schianto. Le prime persone giunte sul posto hanno sentito le grida del 19enne ferito e hanno cercato di estrarlo dai rottami, ma senza riuscirci. Taino è invece morto sul calpo. Saranno poi i Vigili del fuoco a tirare fuori dalle lamiere il cadavere del 26enne e il corpo dell’allievo, in condizioni disperate e ricoverato d’urgenza al Papa Giovanni di Bergamo, dove si trova tutt’ora.

È in quei terribili momenti che sul luogo dell’incidente arriva Mazzini, la madre di Daniel. Poco dopo giunge anche il padre, Carlo. Resosi conto di quanto successo, non si dà pace. Mani sul volto, cammina e continua a chiedersi come sia potuto accadere. A Pianengo la comunità è sconvolta, tutti conoscono la famiglia. Il padre ha un’azienda elettrica nella quale – come racconta il Corriere Bergamo – Daniel aveva imparato i primi rudimenti tecnici e nella quale aveva fondato la sua attività, la 16 Aerials, società specializzata in droni che offre alle aziende servizi di rilevazioni e riprese aeree. Carlo era anche legato alla Team Serio Bike, società ciclistica locale. Debora, invece, aiutava all’oratorio.

I precedenti e la preoccupazione di chi vive in zona

Un incidente praticamente identico era avvenuto circa due mesi fa. In quel caso, però, fortunatamente non c’erano stati feriti. Il pilota era infatti riuscito a fare un atterraggio di emergenza in un campo vicino alla pista. Ma è comprensibile che ora la situazione dell’aeroclub preoccupi i cittadini e le Amministrazioni. I sindaci di Valbrembo, Ponte San Pietro, Paladina, Almenno San Bartolomeo e Brembate, nelle ore immediatamente successive allo schianto, hanno chiesto lo stop ai voli almeno finché non verrà fatta chiarezza su quanto successo. Allo stesso tempo, però, si sottolinea come l’attività della struttura sia ampiamente controllata e regolamentata.

Meno tranquilli i residenti della zona. Alcuni è da anni che lamentano l’aumento dei voli e il conseguente inquinamento acustico. Chi vive nel quartiere di Briolo, a Ponte San Pietro, da tempo combatte una “battaglia” per fare in modo che qualcosa cambi. Anche il tema della sicurezza è stato spesso tirato in causa e questo tragico incidente acuisce la preoccupazione, comprensibilmente.

Da diversi anni l’associazione Cielolibero 2021 chiede di intervenire sull’attività dell’aeroclub e ha anche lanciato una petizione online che, nel 2023, aveva raggiunto le 750 firme. Nelle ultime ore le sottoscrizioni sono ripartite e hanno superato quota 800.