Dal 2003...

Dopo 22 anni, Albino saluta il giornale “Paese Mio”. Ma è un addio o un arrivederci?

Gennaio 2026 è il primo mese senza lo storico free press. Paolo Salamoni, fondatore e direttore, ne racconta nascita, numeri, aneddoti

Dopo 22 anni, Albino saluta il giornale “Paese Mio”. Ma è un addio o un arrivederci?

di Fabio Gualandris

Gennaio 2026, primo mese senza Paese mio, il giornale a diffusione gratuita che per ventidue anni ha accompagnato e raccontato la vita delle terre di Albino, entrando puntualmente in tutte le case degli albinesi. Ne abbiamo parlato con Paolo Salamoni, ideatore nonché direttore della testata.

Chi è Paolo Salamoni?

«Sono nato a Cortemaggiore (Piacenza) nel 1962. Come dico sempre, sono un figlio dell’Eni, infatti, mio papà lavorava per la società petrolifera e, avendo trovato lì il petrolio, lì sono nato. Ma, dopo qualche anno il papà è stato trasferito a San Donato Milanese, sede dell’Eni. Qui, dopo l’obbligo scolastico, mi sono diplomato come elettrotecnico. Nel 1985 vengo assunto in una casa editrice di San Felice, che editava riviste specializzate nel settore tecnologico ed elettrotecnico. Diciassette anni nei quali imparo il mestiere: testi, impaginazione, stampa. Scopro Bergamo nel 2001, durante una visita serale con amici in Città Alta; qui incontro Fabrizia, di Nembro, anche lei in Città Alta per una serata fra amiche. L’anno dopo diventerà mia moglie, e mi trasferisco a Nembro. Abbiamo due figli, Luca di 22 anni e Matteo di 21».

Come è nata l’idea di un giornale ad Albino?

«Un mio amico bresciano già editava riviste con la testata Paese mio, relative ai Comuni di Orzinuovi e Rovato. Mi sono detto: perché non esportare questa realtà editoriale anche a Bergamo o, meglio ancora, in Val Seriana? Con lui ho fatto un’indagine di mercato, per verificare il paese migliore su cui impegnarmi in un giornale “free press”, gratuito, sostenuto soltanto dalla pubblicità: Seriate, Alzano Lombardo e Albino i papabili. La scelta è caduta sul Comune di Albino, allora molto vivace e dinamico a livello commerciale e con una ricca società civile, fatta di gruppi, associazioni, cooperative, volontariato, il cosiddetto “collante sociale” che fa comunità. Così, consapevoli della qualità di questo mix, ci siamo lanciati insieme in questa avventura: era il giugno 2003, nasceva “Paese Mio”. Già nel 2005, però, avevo rilevato le quote del mio socio, e mi sono messo in proprio».

Alcuni numeri…

«Beh, in 22 anni e mezzo ne ho scritte di parole… Infatti, il primo numero, come detto, risale a giugno 2003. Da allora, 248 numeri fino (…)

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