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Ha confessato tutti i suoi reati

El Chino, il dandy del narcotraffico incastrato da social e bella vita

El Chino, il dandy del narcotraffico incastrato da social e bella vita
Persone 29 Maggio 2015 ore 12:31

«Con il manto della notte era scappato El Chino. […] C’era rumore di scorpioni e serpenti a sonagli. Qualcuno verrà a salvarci, lo sappiamo bene». Questa è una strofa della canzone El Padre De Los Antrax, dei Revolver Cannabis con Javier Rosas, dedicata a José Rodrigo Aréchiga Gamboa, meglio noto come El Chino Antrax, membro fondatore della banda “militare” Los Antrax, braccio armato del noto e pericolosissimo cartello di Sinaloa, uno dei principali gruppi organizzati messicani che si occupa del narcotraffico negli Stati Uniti e in tutto il mondo. El Chino è stato arrestato nel gennaio 2014 allo Schiphol Airport di Amsterdam, poi estradato negli Stati Uniti, dove, a San Diego, è formalmente accusato di spaccio internazionale di stupefacenti. Il 20 maggio, durante l’ultima udienza tenutasi, José Rodrigo Arechiga Gamboa si è dichiarato colpevole di aver trasportato tonnellate di cocaina e marijuana dal Messico agli Stati Uniti e di aver ordinato e commesso svariati omicidi. La speranza delle autorità statunitensi è che ora El Chino inizi a collaborare, aiutando così DEA e FBI a smantellare il traffico di stupefacenti provenienti dal Messico, che oramai da decenni sta arricchendo i principali cartelli della droga centramericani.

 

https://youtu.be/rASW0aWb-aY

 

Questione di social. Il caso riguardante El Chino è solo l’ultimo di una serie in cui le autorità federali americane sono riuscite a infliggere duri colpi ai cartelli messicani. El Chino, infatti, è uno dei massimi vertici del cartello di Sinaloa, uno dei più radicati e potenti del mondo. Il suo arresto arrivò a distanza di poche settimane da quello di Joaquin “El Chapo” Guzman, ritenuto il capo storico del cartello messicano da quando, a inizio anni ’90, portò avanti una cruenta guerra con il cartello di Tijuana, poi vinta. E, organigramma criminale alla mano, l’arresto di El Chapo avrebbe dovuto certamente fare più clamore di quello di El Chino. Ma a rendere l’arresto di quest’ultimo (e la sua confessione) una notizia internazionale sono state le modalità con cui le autorità sono arrivate alla sua cattura. Tutto merito dei social.

 

Parys Hilton y yop en el mgm

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A differenza della precedente generazione di grandi boss della droga centramericani, infatti, El Chino amava ostentare la sua ricchezza, la sua potenza, la sua forza. Nato nel 1980 e diventato esponente di punta del cartello di Sinaloa intorno ai 25 anni, dopo un’infanzia difficile El Chino ha deciso di prendersi la sua rivincita sulla vita e di gridarla al mondo. In possesso di ogni possibile profilo social (Twitter, Facebook e Instagram), usando i più svariati soprannomi e nomignoli, José Rodrigo Arechiga Gamboa mostrava a tutti i followers la sua “bella vita”. Feste da capogiro, ville lussuose, auto da corsa, armi placcate d’oro, droga, denaro, addirittura un selfie con Paris Hilton. Viaggiava da Las Vegas a Bangkok, dall’Africa all’Asia, postando in continuazione foto che immortalavano tutta la sua ricchezza. Amante dei party notturni e degli abiti alla moda, non perdeva occasione per dimostrare a tutti quanto in alto era arrivato. Oltre alla canzone dei Revolver Cannabis, sono tantissime le narco-corrido (canzoni folkloristiche messicane in cui vengono narrate e celebrate le gesta dei grandi capi dei cartelli locali) che vedono protagonista El Chino. Attorno a sé aveva creato un vero e proprio culto, che però poco piaceva ai suoi superiori, tra cui proprio El Chapo. Le autorità che da tempo indagavano su di lui, grazie alle foto postate sui social sono riuscite a ricostruire i suoi movimenti e a fermarlo ad Amsterdam. Nonostante la precauzione di "pixellare" il proprio volto negli scatti che lo ritraevano.

Un modello sicario. Una delle migliori descrizioni di El Chino l’ha fornita Riodoce, un periodico settimanale di Sinaloa nato nel 2003 e sin dagli inizi molto attento ai giochi di potere interni al cartello locale: «Le mani sui fianchi, un abito nero impeccabile, cintura e scarpe rosse. Allenamento con i muscoli ben in vista in quella che pare una palestra privata. Di schiena, con un AK-47 da una parte e una pistola dall’altra, e le dita a formare il segno della pace e dell’amore. Il suo volto, sempre cancellato, ma sorridente: un modello, un “metrosexual” con abiti di marca, un uomo di mondo dagli anelli luccicanti alle dita, automobili da corsa, meravigliose ville. Questo è José Rodrigo Aréchiga Gamboa, El Chino Antrax. Il terribile killer che posa davanti a una fotocamera. Atletico, alla guida di una sportiva di lusso. Sullo sfondo il mare e il sole. Chi vede queste immagini e non lo conosce, difficilmente potrebbe immaginare che si tratti di un sicario freddo e spietato, di uno dei vertici del temibile cartello di Sinaloa. Un divo, un dandy, un latin-lover, un esibizionista. E tutto questo, alla fine, gli è costato caro». Proprio come gli abiti che amava indossare.

Ecco una serie di foto che José Rodrigo Arechiga Gamboa ha postato sul suo profilo Instagram, fino al settembre 2013, pochi mesi prima del suo arresto:

 

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38 súper colt rameada d calacas edición antrax#1

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A darle contodo al gim, k salgan las cervezas del fin d semana jaaaaa

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El coliseo

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Scareface renacido

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#instacollage se acerca mi cumple alistese plevada

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X aya en los cabos en Cancún y en mazatlan, me kito el stres la playa es buen lugar

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Grasias a todos x sus felicitaciones y wuenos deseos un abraso en gral a todos amigos fam compadres etc

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Una bronceadita o kemadita. Kon ste sol ☀

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Mónaco

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Es viernes y el cuerpo lo sabe

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