Elena di Alzano: «Ho avuto tre uomini... Ma era meglio se restavo zitella!»
In occasione dell’8 marzo abbiamo raccolto le storie di tre donne straordinarie: Lucia, Vittoria ed Elena aprono le porte dei ricordi

di Clara Scarpellini
L'8 marzo non è solo una ricorrenza, è anche un omaggio alla forza femminile. Per celebrarlo, siamo entrati nella Casa di cura Fondazione Martino Zanchi di Alzano Lombardo.
Lì abbiamo raccolto le storie di tre donne straordinarie, tre vite diverse ma accomunate da un'unica, incrollabile determinazione. Lucia, Vittoria ed Elena ci hanno aperto le porte dei loro ricordi, nelle storie fatte di sacrifici, sogni e scelte coraggiose.
Lucia, cuoca dal cuore grande
Lucia è un'istituzione ad Alzano. A 93 anni, conserva la lucidità e l'energia di chi ha passato la vita dietro ai fornelli. «Ho iniziato a lavorare a tredici anni nella filatura Olcese. Poi mi sono sposata, ho avuto due figli e da lì non mi sono più fermata: trattoria, bar... non avevo tempo per stancarmi», racconta.
La sua “Trattoria da Lucia” era un punto di riferimento per gli operai della zona. «Venivano tutti a mangiare da me. Mi facevano male le braccia per quanta polenta giravo nel paiolo!». Le sue giornate erano scandite dal profumo dei brasati e dal vociare dei clienti, mentre il marito, racconta con una risata, preferiva stare ai tavoli a giocare a carte. Oggi si gode un meritato riposo tra letture, tombola e canto. E se le chiedi se tornerebbe dietro al bancone, sorride: «Sì, magari!».
Vittoria, un cuore ribelle
Vittoria, 76 anni, è una donna fuori dagli schemi. «Ai miei tempi, a vent'anni eri già donna fatta e finita», dice scuotendo la testa. Cresciuta a Bergamo, ha imparato presto a cavarsela da sola. «Da piccola, durante le vacanze estive, mi mandavano a lavorare: in sartoria, dal fruttivendolo e in polleria. A nove anni mi mandavano a fare la spesa prima di scuola».
La sua indipendenza l'ha portata a Milano, la città che ai tempi le sembrava l'America. «All'inizio lavoravo come impiegata, negli uffici di Bergamo, ma i datori di lavoro spesso allungavano le mani. Un’abitudine non insolita per i tempi. Ma poi ho detto basta e mi sono trovata un altro lavoro a Milano».
Da lì la sua carriera ha preso il volo (...)