Persone
Il ricordo

«Elio manchi a tutta Bergamo, l’hai sempre onorata. Sei stato davvero un grande»

In una toccante lettera, l'ex commissario Angelo Lino Murtas ha voluto dire addio all'amico Carminati, scomparso per un brutto male

«Elio manchi a tutta Bergamo, l’hai sempre onorata. Sei stato davvero un grande»
Persone Bergamo, 12 Gennaio 2022 ore 15:41

Pochi giorni fa se ne è andato Elio Carminati, per anni il gigante buono della squadra mobile della Polizia di Bergamo. Aveva 62 anni e da tempo era purtroppo affetto da un male incurabile a cui si è arreso. Quasi 2 metri per oltre cento chili di peso, Carminati era noto per la sua bontà e per la grande empatia. Non stupiscono, dunque, i grandi attestati di stima e affetto che nelle ultime ore, soprattutto sui social, diversi protagonisti della vita politica, sociale e culturale bergamasca gli stanno dedicando.

A raccontare alcuni episodi della carriera di Carminati, come sottolinea PrimaTreviglio, è stato anche un amico e collega della Bassa: l'ex commissario Angelo Lino Murtas, che gli ha scritto una commossa lettera di commiato che riportiamo di seguito.

Elio Carminati in servizio

«Ricordo ancora il tuo primo giorno di servizio in Polizia, quando mi avevi confidato che, pur essendo infermiere professionale in ospedale, avevi avuto la vocazione di entrare nell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza per aiutare il prossimo. Era il 1983 e proveniente dalla Scuola Allievi Agenti di Alessandria eri stato assegnato all’allora Commissariato di Lecco, non ancora provincia, e mi avevi fatto da autista sull’Alfa Sud Volante 1. Pur non riuscendo a entrare al posto di guida per l’enorme mole corporea, alla fine ti eri infilato a forza e avevi trovato un minimo spazio vitale di movimento, con la testa piegata sul tettuccio, facendo però un servizio egregio già in quella giornata di inizio carriera. Avevamo incontrato il famoso “Sig. Immortale”, che girava sempre con il pigiama in strada e di cui certi avevano timore per la stazza, le prediche ad alta voce sulla sua presunta immortalità e la malattia degenerativa».

«Da subito avevi dimostrato che il tuo cuore era per l’aiuto a chi era in difficoltà! Mantenendo per sempre fede a quel tuo spiccato altruismo. Dopo numerosi servizi giornalieri insieme, ci siamo poi ritrovati a Bergamo nel 1985, dove pure ti sei fatto voler bene da tutti quanti, a partire dai Questori fino agli Ultras dell’Atalanta più estremi, per le tue incredibili doti di impegno e disponibilità ma soprattutto per tendere la mano a chi aveva bisogno, fino ad arrivare con una prestazione fisica incredibile anche ad arrampicarti pericolosamente fino all’estremità del braccio di una enorme gru in un cantiere edile, per bloccare e portare giù con inimmaginabili difficoltà, e a rischio della vita, una persona disperata che si stava buttando nel vuoto!».

«Non sarebbe stata l’unica volta. E comunque ci avevi lasciati tutti a bocca aperta. Anni di aiuto al prossimo con Stefano Lesi sulla famosa Regata Bianca, oltre a organizzare corsi di salvataggio in acqua, o portare addirittura aghi e fili chirurgici per cucire le ferite ai travolti nell’alluvione mortale del 1987 in Val Brembana. Ora che solo questa brutta malattia è riuscita a batterti e sei salito in cielo, sono sicuro che continuerai anche lì, nel blu dipinto di blu, in compagnia del tuo inseparabile amico Sioux, a tendere quelle enormi mani per afferrare le persone che grazie al tuo grande coraggio e alle tue possenti braccia avranno ancora la possibilità di essere salvate! Elio manchi a tutta Bergamo, l’hai sempre onorata. Sei stato davvero un grande e non solo dal punto di vista fisico. Sappilo!».

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