La scoperta

Fabrizio Castelli, il fisico bergamasco che ha "addomesticato" l'antimateria

Lo scienziato ha guidato l’esperimento che ha consentito al Cern di superare le enormi difficoltà nel produrre antielettroni

Fabrizio Castelli, il fisico bergamasco che ha "addomesticato" l'antimateria
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di Paolo Aresi

L’antimateria esiste ed è possibile produrla sulla Terra, ma ottenerla è un’impresa di tale difficoltà che riusciamo a realizzarne soltanto poche particelle. Nei giorni scorsi ha avuto successo al Cern di Ginevra un esperimento che viene portato avanti da circa quindici anni e a cui partecipa anche il dipartimento di Fisica dell’università degli studi di Milano.

A capo del gruppo milanese c’è uno scienziato bergamasco, Fabrizio Castelli, docente di struttura della materia, nato e cresciuto in città, precisamente in Pignolo. Con lui abbiamo cercato di capire meglio l’importanza di questa scoperta.

Professore, che cosa avete fatto?

«Siamo riusciti a rallentare il positronio, operazione fondamentale per arrivare a produrre l’antiidrogeno, cioè l’atomo di antimateria con carica elettrica contraria a quella dell’idrogeno».

Ci può spiegare?

«Partiamo da un po’ più lontano. Gli scienziati vogliono compiere dei test sull’antimateria, test che riguardano la relatività generale e la spettroscopia. Vogliamo capire se la gravità funziona anche sull’antimateria, cioè se anche l’antimateria è sottoposta alla stessa accelerazione di gravità, come tutti gli altri corpi, a prescindere da massa e forma. E vogliamo capire quali sono le caratteristiche atomiche dell’antimateria per capire se i livelli energetici elettronici sono uguali, sebbene opposti, alla carica degli elettroni ordinari. Per fare questo è necessario poter produrre atomi di antimateria che possano restare stabili per un qualche tempo, senza venire annichiliti immediatamente nell’incontro con la materia».

Ma Einstein che cosa diceva dell’antimateria?

«Niente, non l’aveva prevista. Fu il fisico Paul Dirac a considerare l’idea dell’antimateria nella sua teoria che cercava di mettere insieme relatività ed elettromagnetismo. Lui si rese conto che la teoria filava liscia se si ammetteva che potessero esistere anche elettroni con carica positiva, cioè anti-elettroni. E, in effetti, gli antielettroni, o positroni, vennero scoperti nel 1930 nei raggi cosmici. Con la costruzione di acceleratori di particelle, dagli anni Sessanta, si sono via via scoperte tante altre antiparticelle. Praticamente (...)

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