L'erede dell'impero aveva 23 anni

L'atroce fine di Michael Rockefeller

L'atroce fine di Michael Rockefeller
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Il 18 novembre 1961, l'unico figlio del senatore repubblicano Nelson Rockefeller, governatore di New York e futuro vicepresidente degli Stati Uniti, viaggiava a bordo di un catamarano con l'antropologo olandese René Wassink e due abitanti del luogo, al largo del golfo della Nuova Guinea.

Michael aveva 23 anni e si era appena laureato ad Harvard. Aveva intrapreso quel viaggio per girare un documentario sulle tribù Dani della valle del Baliem. Da lì aveva poi proseguito inoltrandosi nel territorio degli Asmat, comprando oggetti per la collezione di arte primitiva di suo padre e scattando fotografie.

 

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Ad un certo punto, l'imbarcazione su cui viaggiavano i quattro si capovolse e si spezzò. Dopo aver passato una notte intera nell’acqua, il giovane Rockefeller decise che avrebbe raggiunto la riva a nuoto per chiedere soccorso a qualcuno. Si legò due taniche vuote in vita come salvagente e disse all’antropologo: «Ce la posso fare». Da quel momento, non si ebbero più notizie di lui. Il padre Nelson Rockefeller organizzò il prima possiile una missione di recupero e riuscì a salvare Wassink. Ma il corpo del figlio Michael non fu mai trovato.

Due le ipotesi sulla scomparsa: non si sa se fu inghiottito da qualche corrente marina - tesi sposata e accettata dalla famiglia Rockfeller -, o massacrato dagli squali. A qualcuno però venne anche il sospetto che fosse stato mangiato dai cannibali, ipotesi cruenta ma non così inverosimile in un luogo in cui le tribù locali erano ancora atte al cannibalismo.

La (macabra) verità sul caso in un libro appena pubblicato. Come riporta il Corriere.it, dopo tante inchieste giornalistiche, a marzo 2014 è uscito negli Stati Uniti un libro che scava più a fondo nel mistero e riapre il caso: Savage Harvest (Raccolto selvaggio), del giornalista Carl Hoffman. L’autore del libro ha imparato la lingua degli Asmat e ha vissuto per tre mesi con i figli degli uomini che – secondo la sua ricostruzione - avrebbero ucciso Michael. È andato anche nei Paesi Bassi, ha scartabellato centinaia di lettere e documenti dell'archivio coloniale, le memorie scritte dei missionari e delle chiese cattoliche. Ha scoperto che il governo olandese e le autorità ecclesiastiche locali sapevano bene cosa era successo, ma non ne fecero parola. Il risultato è un libro che porta forti indizi alla tesi che Michael Rockefeller sia arrivato quasi a riva, dopo avere nuotato per dodici miglia, e sia stato scambiato per un coccodrillo da un gruppo di Asmat in canoa.

Michael Rockfellers fu trafitto con una lancia alle costole. Poi gli indigeni lo misero sulla canoa e lo trasportarono fino alla riva, dove gli fracassarono la testa con un'ascia, con il coltello lo aprirono dall'ano alla gola, gli ruppero le costole, gli tagliarono braccia e gambe, gli estrassero le interiora. La testa fu svuotata, il cervello fu estratto, versato su una foglia di palma e cucinato. Il resto fu impacchettato in foglie di banano e portato a casa in canoa. Questa macabra uccisione per quelle popolazioni locali non era altro che un rituale sacro grazie al quale prelevavano dal corpo la forza vitale della vittima.

Dietro alla morte del giovane miliardario si cela anche lo spettro di una possibile vendetta. Prima che Michael arrivasse lì, gli olandesi si erano impossessati dell'arcipelago e Max Lapre, il capo della colonia, aveva ordinato l'uccisione di cinque capi Asmat. Michael conosceva le usanze degli Asmat, sapeva che vivevano lì da sempre, senza contatti con la civiltà. Nel suo primo viaggio visitò 13 villaggi in tre settimane, barattando tabacco e acciaio in cambio di oggetti sacri e di artigianato. Andò tutto bene e pensò di tornare. Ma forse la tirbù Asmat non aveva dimenticato l’affronto e la brutalità degli uomini bianchi che volevano conquistare i loro territori e così avendone l’opportunità vendicarono il torto subito uccidendo il giovane collezionista.

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Una collezione unica al mondo. Numerosi degli oggetti che Michael riuscì ad acquistare da quelle popolazioni indigene sono oggi custoditi al piano terra del Metropolitan Museum di New York, nell’ala sud chiamata Michael C. Rockefeller Wing dove si trova una collezione di arte primitiva. Tra le altre cose si possono osservare anche maschere d’oro delle tribù precolombiane della Colombia e del Perù, raffinatissime statue antropomorfe dei Dogon d’Africa che ispirarono Picasso, sculture di ceramica e giada dell’area di Veracruz in Messico, e, tra tanti altri oggetti di rara qualità, gli straordinari pali bisj della Nuova Guinea: nove imponenti totem di legno alti quasi sei metri che rappresentano diversi uomini l’uno sulle spalle dell’altro, sormontati da immensi falli triangolari intagliati con la grazia di rosoni gotici.

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