C’è un abisso digitale in cui sempre più adolescenti rischiano di scivolare, fatto di canali chiusi, culto della violenza e fascinazione per le stragi di massa. A lanciare l’allarme, portando alla luce dinamiche sconosciute alla maggior parte degli adulti, è il bergamasco Giovanni “Giovo” Ravasio, di Ponte San Pietro.
Educatore, editorialista e autore, Ravasio è stato tra gli ospiti della puntata di mercoledì 7 ottobre di “Chi l’ha visto?” su Rai 3, dove ha analizzato il fenomeno del nichilismo giovanile e delle community virtuali che glorificano gli autori di eccidi.
Non si tratta di casi isolati all’estero, ma di una realtà che ha già toccato da vicino la cronaca nazionale e locale, come dimostrano le recenti inchieste e i fatti di Trescore Balneario, Trapani e Centocelle.
Su questo fronte, Ravasio ha firmato insieme alla giornalista Elisabetta Rosso una delle prime e più approfondite inchieste sul tema in Italia, pubblicata su Fanpage: “Infiltrata nelle chat dove gli adolescenti vengono addestrati alla violenza: la trappola di Euno”. Un lavoro di indagine proseguito poi con interventi e approfondimenti su testate come Domani e Il dubbio.
«Dentro questi gruppi non troviamo semplici provocazioni o bravate tra ragazzi – spiega Ravasio -. C’è una vera e propria propaganda nichilista che recluta giovanissimi, facendo leva sul loro senso di solitudine e inadeguatezza. Gli stragisti vengono trasformati in icone, santi laici da emulare. Chi entra in questi circuiti impara un codice preciso, un gergo che serve a disumanizzare il prossimo e a normalizzare l’odio. Il pericolo più grande è che gli adulti, genitori e insegnanti, spesso non possiedono gli strumenti linguistici per accorgersi di cosa accade sullo schermo a pochi metri da loro».
Un allarme che (…)