Un tulipano, prima di diventare fiore, attraversa il freddo. Poi cerca la luce e si apre. Per quarantuno anni, a Grassobbio, Anna Belotti ha avuto davanti a sé tanti piccoli tulipani e ha fatto, in fondo, la cosa più semplice – e più difficile – che possa fare una maestra: aiutarli a crescere, senza lasciare indietro nessuno.
Quell’attenzione verso gli altri, Anna non l’ha imparata sui libri, l’ha respirata in casa. Papà Mario Belotti mostrò ai suoi quattro figli che mettersi a disposizione degli altri non è qualcosa da raccontare, ma qualcosa da fare. E Anna, la terza figlia, quell’insegnamento l’ha portato con sé per tutta la vita e lo ha fatto entrare ogni mattina dalla porta della scuola materna.
Era il settembre 1985 quando iniziò a lavorare e, nella sua sezione dei “Tulipani”, incontrò anche Nino, il suo primo alunno. Fra lui e quella giovane maestra nacque un legame speciale, di quelli che gli anni possono trasformare, ma non cancellare. Nino fu il primo di tanti.
Anna li ha visti entrare piccolissimi, spesso aggrappati alla mano di mamma o papà, e poi andarsene un po’ più grandi. Ha asciugato lacrime, allacciato scarpe, risolto litigi, ascoltato paure che agli adulti potevano sembrare minuscole ma che, a 3 o 4 anni, apparivano grandi come il mondo. Ha fatto tante cose che lei probabilmente nemmeno ricorda, ma che gli altri non hanno mai dimenticato.
È il 1996. Un bambino si trova a metà dello scivolo della scuola. Gli altri salgono e scendono senza pensarci, lui no. È spaventato e sta cercando di orientarsi dentro una disabilità che, a quell’età (…)