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Il 12 luglio sarà alla Festa della Dea

L'ultimo giorno di Favini a Zingonia Tra abbracci e tanta commozione

L'ultimo giorno di Favini a Zingonia Tra abbracci e tanta commozione
Persone 30 Giugno 2015 ore 18:00

Mino Favini ha salutato Zingonia. Nei prossimi giorni tornerà in quella che è stata la sua casa per quasi 25 anni ma oggi, 30 giugno 2015, scade ufficialmente il contratto che lo lega all’Atalanta. Nel quartier generale nerazzurro, si sono radunati lunedì sera gli allenatori del settore giovanile, per portare il loro omaggio al piccolo grande maestro di Meda. «C’erano tutti i miei ragazzi», dice Favini al telefono con la voce rotta dalla commozione. «Non farmi dire niente: non riesco a smettere di piangere da quando sono partito da Zingonia. È stato bellissimo. Usa le parole che vuoi, ciò che provo è abbastanza semplice da capire». 

Il saluto di Percassi. Mino Favini è un grande uomo anche per questo. Il corso degli eventi, la vita che avanza e il futuro che necessita di un cambio generazionale e di strategia lo portano lontano da Bergamo. «Ma questo non è un addio, solo un arrivederci: l’Atalanta sarà sempre la casa di Favini», ha detto il presidente Antonio Percassi che insieme alla dirigenza di oggi e di ieri ha voluto ringraziare l’uomo che per un quarto di secolo è stato sinonimo di Atalanta parlando di settore giovanile. 

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Tutti in lacrime. C’erano una quarantina di persone a Zingonia, prima nella sala stampa e poi nel salone ristorante si sono strette attorno al fuoriclasse dagli occhi gentili che ha fatto commuovere tutti. In pochi sono riusciti a trattenere le lacrime, perché la conclusione del rapporto lavorativo tra Mino Favini e l’Atalanta è qualcosa che segna un’epoca. C’è stato un prima, s’è vissuto un durante e adesso inizia il dopo. 

Il "mago di Meda". Risultati di campo, ragazzi che arriveranno in prima squadra o fallimenti più o meno clamorosi sono nella logica delle cose. Nessuno può prevederlo. Però nelle lacrime che si sono viste a Zingonia c’è un “grazie” scritto a caratteri cubitali. E pensare che in tanti negli anni lo hanno chiamo il “Mago di Meda” forse senza sapere che quel nomignolo, a Fermo (questo il suo vero nome) non è mai piaciuto.  Il presidente Percassi gli ha regalato una targa con inciso un messaggio che tutti i bergamaschi possono leggere oggi sull'intera ultima pagina de L’Eco di Bergamo (vedi sotto). «Non l'ho ancora guardato bene», ha confidato lunedì sera Mino dalla sua casa di Meda «perché non ce l’ho ancora fatta. Continuo a piangere». Sentire le sue parole cariche d’emozione, ascoltare la sua voce rotta è qualcosa che toccherebbe il cuore di ogni tifoso.

Nessuna polemica. Non c’è polemica, non c’è risentimento, non c’è nessun sentimento negativo. La stupenda storia d’amore tra Mino Favini e l’Atalanta, il suo rapporto di grande stima con il presidente Percassi, che quasi un quarto di secolo fa lo portò a Bergamo su indicazione di Franco Previtali, non possono finire con una data di scadenza. Per tutti i tifosi dell’Atalanta, l’appuntamento è il 12 luglio prossimo, la domenica del raduno della prima squadra. Quella sera, alla Festa della Dea, il miglior talent scout del panorama calcistico italiano (non lo diciamo noi, lo dicono i numeri e soprattutto i tanti giocatori che devono a lui una bella fetta di carriera) sarà presente sul palco del parcheggio esterno di OrioCenter.  Si piangerà ancora, ne siamo certi. Perché quando finisce qualcosa di bello c’è sempre un rivolo d’emozione che ti pesa sul cuore. Favini ripartirà da Como ma lui, da Bergamo e dall’Atalanta, non se ne andrà mai. E tutti quelli che gli devono un grazie, che hanno ammirato fiori di campioni anche grazie alla sua grande capacità di riconoscere e far crescere talenti, quella sera, dovranno esserci.

Mino Favini L'eco

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