A Dalmine tutti lo ricordano per quell’iconico scatto accanto a Pelè, realizzato nel 1961, che lo rende un simbolo indimenticabile e una figura amata da intere generazioni. Ma Tarcisio Oberti è stato prima di tutto un protagonista del calcio bergamasco: l’Atalanta e la comunità locale sono in lutto per la recente scomparsa dello storico centrocampista nerazzurro.
Nato a Sforzatica di Dalmine nel 1937, Oberti si è spento lo scorso 29 settembre all’hospice di Alzano Lombardo. Ha rappresentato con orgoglio la generazione della Dea a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, lasciando un ricordo indelebile fatto di dedizione, carattere e profonda generosità.

A delineare con affetto il suo profilo umano e sportivo è stato Valerio Cortese dell’Associazione storica dalminese: «Tarcisio Oberti: nerazzurro sei volte, atalantino per sempre. È ricordato per essere stato un giocatore dell’Atalanta alla fine degli anni ’50. Esordì in Serie A il 27 ottobre 1957 in un Milan-Atalanta 5-0. Il risultato fu dovuto anche per la contemporanea defezione di 8 titolari atalantini che costrinse la società a far giocare i ragazzi della Primavera, tra cui Tarcisio Oberti. Nella partita verrà ricordato per aver marcato Schiaffino, con un discreto successo. In totale Tarcisio, oltre a questa partita di esordio in Serie A, giocherà altre partite con l’Atalanta l’anno successivo in serie B».
I dati d’archivio ricordano complessivamente sette presenze con la maglia nerazzurra (cinque in campionato e due in Coppa Italia), in gran parte concentrate nella stagione 1958/59. Mediano di sostanza, grande spirito di sacrificio e determinazione, sapeva sopperire a una tecnica meno appariscente con una presenza costante e una dedizione tattica impeccabile.
Nel corso della sua esperienza a Bergamo condivise lo spogliatoio con diversi compagni che avrebbero poi conquistato la storica Coppa Italia del 1963, prima di proseguire la carriera alla Pistoiese e all’Alassio. Nonostante il percorso sul campo, il suo legame con la città natale è rimasto unico. Come ha sottolineato ancora Cortese: (…)