Da giovedì 9 a venerdì 17 aprile, a poche settimane dall’apertura della 61ª Biennale Arte di Venezia, l’installazione Ascolta il cielo cadere dell’artistica ucraina Daria Romanenko sarà esposta negli spazi di CREA Cantieri del Contemporaneo sull’isola della Giudecca. L’opera, selezionata tra 4.021 candidature provenienti da ben 105 Paesi, porta in quel di Venezia una voce artistica che unisce radici ucraine e formazione che arriva da Bergamo.
L’opera che vibra al ritmo della guerra
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Ascolta il cielo cadere è composta da 25 mattoni di cemento e grano, disposti a terra in un rettangolo che riproduce la mappa dell’Ucraina. Ogni mattone rappresenta un’area geografica e si collega in tempo reale alla mappa digitale degli allarmi aerei ucraini.
Quando le sirene si attivano in una regione, il mattone corrispondente inizia a tremare: il meccanismo sussulta, le spighe frusciano, e lo spazio si riempie del suono della tensione. Attraverso un QR code, il visitatore può seguire la diretta della mappa d’allerta, percependo la guerra non con le immagini, ma con i sensi.
Se l’allarme si prolunga, il cemento si crepa e il grano si piega, ma non cade. Ogni spiga sostiene quella accanto, come accade nel popolo ucraino: la solidarietà diventa struttura, resistenza condivisa.
Un luogo di arte e comunità
CREA Cantieri del Contemporaneo nasce nel 2016 sull’isola della Giudecca come progetto che intreccia arte, artigianato e formazione. L’associazione One Contemporary Art collabora con il Consorzio di Cantieristica Minore Veneziana, fondendo laboratori artigiani e spazi espositivi in un dialogo continuo tra memoria e contemporaneità.
Daria, artista tra Ucraina e Italia
Daria Romanenko, nata in Ucraina nel 1995 e cresciuta a Bergamo, vive in Italia da oltre vent’anni senza mai recidere il legame con le proprie origini. Diplomata all’Accademia Carrara e laureata in Culture Moderne Comparate, intreccia ricerca artistica e riflessione civile.
Coordina dal 2025 il ciclo “Conoscere l’Ucraina”, una serie di incontri pubblici su storia, lingua e cultura del suo Paese rivolti al pubblico italiano. Ha esposto a Erevan, collaborato con Andrea Mastrovito ed è stata artista residente a Viafarini (Milano).
Una presenza politica e poetica
La scelta di Venezia non è neutra: nel 2026 la Russia tornerà con il proprio padiglione dopo due edizioni di assenza, riaccendendo discussioni sulla sua legittimità. Mentre ventidue ministri europei chiedono l’esclusione di Mosca, Ascolta il cielo cadere propone un controcanto silenzioso, fatto di cemento, grano e frequenze. Romanenko non offre un monumento, ma un’esperienza: un modo per far sentire, qui e ora, ciò che accade là.
«Grazie mille a tutti coloro che hanno donato per il trasporto della mia opera!!! Siete stati meravigliosi! Grazie di aver creduto in me», ha scritto l’artista di origine ucraina in una story sul suo profilo Instagram, pubblicata nelle scorse ore sul suo profilo mentre è in viaggio per Venezia.