Anche il presidente della Repubblica ha avuto sottomano il librone di Leone Facoetti dedicato ai protagonisti italiani della musica lirica e, con una missiva firmata da Simone Guerrini (direttore dell’Ufficio di Segreteria di Sergio Mattarella), ha ringraziato per l’attenzione riservata e per il dono inviato.
La genesi di questo progetto?
«L’idea dell’itinerario musicale nasce dalla passione per l’opera lirica che coltivo da fin da piccolo e poi alimentata con mio marito frequentando teatri, sale da concerti un po’ in tutto il mondo. Dalle riflessioni dei grandissimi artisti che abbiamo conosciuto abbiamo raccolto l’impressione che la cultura musicale italiana fosse un po’ trascurata e abbandonata. Ecco, allora, che l’idea dell’itinerario nasce proprio dal desiderio di tentare di ricalibrare l’attenzione sul panorama musicale in Italia. Ispirato dai rinomati percorsi spirituali, come Santiago de Compostela, ho immaginato di legare tutti i nostri grandi compositori e artisti in un unico cammino».
Un impegnativo lavoro di ricerca e selezione, immagino.
«L’Italia è il Paese dove è nato il melodramma. È il Paese che ha dato il nome alle note e creato la terminologia musicale. I più importanti strumenti al mondo (dai violini al pianoforte) sono nati in Italia. Il nostro Paese possiede effettivamente una cultura musicale immensa che non è, probabilmente, ben considerata. A parte i grandi musicisti (Bellini, Rossini, Donizetti, Verdi, Puccini…), abbiamo un’infinità di compositori che a nostro parere hanno bisogno di essere riportati alla luce. Tutte queste considerazioni, nel periodo di fermo causato dal Covid, mi hanno portato a pianificare, cartina alla mano, un itinerario di valorizzazione musicale».
Ricorda quando ha subito la fascinazione per la lirica?
«A 14 anni. Mi hanno portato al Teatro Donizetti a vedere una Traviata. C’era Adriana Maliponte come soprano. È stato un colpo di fulmine. Da quel momento in poi ho cominciato, effettivamente, a desiderare di ascoltare musica».
Tra i suoi amici può vantare anche il maestro Muti.
«L’ho conosciuto al Teatro alla Scala quando, nel ruolo appena assunto di direttore musicale, il 7 dicembre 1986 rappresentò il Nabucco di Giuseppe Verdi. Al di là di essere un amico che ho ospitato qui nella casa di Villa di Serio, il Maestro Muti dovrebbe diventare “patrimonio dell’umanità”, un qualcosa da difendere, da proteggere, poiché attraverso il suo essere artista (…)