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I 50 anni del tunnel sotto il Bianco

L'ingegner Meschini, l'altro Bartali che fece girar le balle ai francesi

L'ingegner Meschini, l'altro Bartali che fece girar le balle ai francesi
Persone 17 Luglio 2015 ore 11:59

50 anni fa, pochi mesi dopo la scalata invernale del Cervino da parte di Walter Bonatti, veniva inaugurato il tunnel autostradale sotto il Monte Bianco. Impresa ciclopica, frasi celebri a scialo. De Gaulle da una parte, che in fatto di Grandeur de la France non ne lasciava passare una; dall’altra il nostro Saragat famoso per passare le vacanze in Valle, e precisamente in Val d’Ayas, a Brusson. Giscard d’Estaing che volle dire - perché ci vuole sempre uno che dica quello altri avrebbero qualche remora a dire - che la montagna che un tempo divideva i due Paesi adesso li unisce.

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Il direttore italiano dei lavori, l’ingegner Giulio Cesare Meschini, visse la gara ad arrivare primi all’ultimo diaframma di roccia con lo stesso spirito con cui Gino Bartali volle arrivar primo sul traguardo di Pau il famoso giorno in cui l’Italia rinunciò alla rivoluzione proletaria. Bisognava chiuderla una volta per tutte coi Francesi che al grande Gino buttavano le puntine da disegno sulle strade del Tour sperando di bucargli i tubolari e alle nostre maestranze avevano detto che se erano in ritardo non era perché avevano incontrato difficoltà nello scavo, ma perché non erano capaci di lavorare. Insulto da lavare col sangue. Cioè con turni massacranti, invenzioni tecnologiche da provare la prima volta in corso d’opera, ingaggio di operai abruzzesi che sarebbero diventati una leggenda europea. Cose d’altri tempi.   mg2013_103317

[Franco Cuaz, primo direttore di esercizio del tunnel e Giulio Cesare Meschini, direttore dei lavori]

  Ieri (l'anniversario era giovedì 16 luglio) le commemorazioni migliori sono state quella di Repubblica.it, forte dell’intervista all’ingegner Meschini, e tutta squilli guerrieri e meglio gioventù. Quella di agi.it, sobria e precisa, riporta anche gli interventi odierni di varie autorità istituzionali. La pagina di IlPost.it, ampia e molto professionale, con foto e filmati d’epoca e, immancabile, l’ing. Meschini. Ricorda anche il famoso incidente del TIR belga che nel marzo del 1999 entrò nel tunnel col motore in fiamme e provocò l’immane rogo in cui morirono 39 persone e che tenne chiuso il traforo fino al 2002 per ristrutturazioni.

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Cosa potremmo aggiungere noi che non abbia detto nessuno? Che quello dei lavori fu un tempo meraviglioso per i ricercatori di minerali, che passarono i loro giorni migliori a frugare fra i detriti carrellati fuori dalla montagna sperando di trovare non si dice la pietra filosofale, ma certo quel che mai avrebbero potuto sperare di aver fra le mani se qualcuno non avesse scavato per loro là sotto. E poi che fu la fine della Val d’Aosta come l’avevano conosciuta i nostri padri e l’avevamo intravista noi bambini. L’autostrada sul fondo valle diramò progressivamente il suo bitume per le vallate laterali. Località come Rhême Notre Dame e la sua Granta Parey, che una volta si potevano raggiungere solo a piedi, attrezzati come la famiglia del prof. Levi - la famiglia di Natalia poi sposata Ginzburg - in Lessico Familiare, diventarono meta per tutti, anche per “i negri” (come li chiamava il prof. Levi, cioè quelli che andavano su con le scarpe da tennis), e forse è meglio così. I trafori uniscono, chiunque può andare ovunque, di ogni cosa, anche perfetta, dovevamo aspettarci di vedere la fine.   Monte_Bianco_Estate-2

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