Commosso ricordo

L’ultimo saluto a Sergio Tiraboschi: per sempre storia le sue pagine brembane

Il 27 giugno sono stati celebrati a Zogno i funerali dello storico cronista della Valle Brembana, che se n'è andato a 90 anni

L’ultimo saluto a Sergio Tiraboschi: per sempre storia le sue pagine brembane

Sabato 27 giugno sono stati celebrati nella parrocchiale di Zogno, dal parroco don Mauro Bassanelli, i funerali di Sergio Tiraboschi, 90 anni, storico cronista della Valle Brembana.

Sul sagrato e al cimitero il silenzio surreale è stato un omaggio corale alla storia di un uomo che per decenni ha raccontato e rappresentato una Valle. Forse per salutare Sergio ci sarebbero volute le note dei Nomadi e quel «…ti lascio una parola, goodbye» che al solo pensiero stringe il cuore e inumidisce gli occhi.

Sergio di parole ne ha lasciate tante, ai suoi alunni nelle scuole brembane, ai lettori de L’Eco di Bergamo, a quelli del Lavoro Bergamasco e di tante, infinite pubblicazioni locali. Parole sempre appropriate, dattiloscritte in anni in cui c’erano i fuorisacco e non certo mail e WhatsApp, quando i cronisti di razza come lui erano sul posto e non sui social.

In questi giorni, al Don Palla di Piazza Brembana e oggi a Zogno, sono stati tanti a voler tributare a Sergio un ultimo, grato saluto. E come non pensare a quelli che lo saluteranno da subito nell’alto dei cieli, ben oltre l’amato Passo San Marco dove mai mancava per i ritrovi degli Alpini.

Ad accoglierlo ci saranno Giorgio Andreato, che confermava in immagini i racconti di Sergio, don Giulio Gabanelli, Piero Busi, Davide Calvi, Abramo Milesi e Pierangelo Apeddu, il Pierello di Lenna, l’Armando Colombi del Nikolajewka, l’Egidio Gherardi, il dott. Angiolino Quarenghi, il Salvini di Mezzoldo, il Giupponi Fuì di San Giovann Bianco, il Gino Galizzi, il colonnello Mismetti e mille altri ancora.

A guardare in alto commossi, in questi giorni e al funerale rendendogli omaggio, non potevano mancare il maresciallo Simeoni dei carabinieri, Valerio Bettoni, Vittorio Milesi, Silvano Gherardi, Roberto Belotti, Giampaolo Pesenti, Ettore Ongis (il “suo” direttore a L’Eco dopo mons. Spada), gli alpeggiatori del Formai de Mut e dello Strachìtunt, gli amici delle fiere zootecniche, gli atleti della Corsa in Montagna come Faustino Bonzi, gli sciatori, gli Alpini, gli amici della Mela Val Brembana.

Lui in cronaca li avrebbe ricordati uno per uno, senza dimenticare nessuno. Sergio Tiraboschi è stato secondo molti un alfiere della “vecchia scuola”, ma al contrario fu senza dubbio un pioniere nel comprendere come il racconto giornalistico potesse supportare al meglio progetti territoriali, antiche tradizioni e prodotti d’eccellenza. Ha contribuito a dare servizi all’ospedale di San Giovanni, a perforare le gallerie del dopo alluvione, a costruire il Don Palla, a esaltare mele, formaggi e imprese sportive altrimenti dimenticate, così come sacrificio di campioni veri e genuini.

L’Eco di Bergamo, quello che lui semplicemente definiva «il giornale», gli ha doverosamente dedicato una pagina di memoria, quella stessa pagina che spesso, troppo spesso, aveva difficoltà a strappare per raccontare storie e personaggi.

Nel 2018 era stato insignito della benemerenza civica dedicata a Bortolo Belotti, di cui è bello ricordare un piacevole aforisma legato alle bocce, ideale racconto dell’indomito spiritodi Sergio.

«S’ha da tegn ol balì ma se l’iscapa, l’è miga ona resù de perd la crapa.
A l’è compagn di robe de sto mond: cosa cönta vess prim o vess segond?
Quel che l’importa, quando l’è finida,l’è de i facc con onur la so partida».

Sergio Tiraboschi la sua partita l’ha giocata fino in fondo e a testa alta, altissima, più in alto del Passo San Marco. La moglie Manuela, i figli Marta e Siro, i nipoti Niccolò e Alessia, tutti, ma proprio tutti, i brembani di ieri, oggi e domani, ne siano per sempre orgogliosi. Da oggi le sue cronache sono pagine di storia.