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Il poeta che scrive con la luce Vittorio Storaro nell'età dell'indaco

Persone 05 Gennaio 2015 ore 14:20

La sua carriera lunga un treno è piena di premi, riconoscimenti e prestigiosi traguardi. Lo immaginiamo sin da piccolo attratto dalla magia del cinema, dai suoi colori, dal loro caleidoscopico combinarsi nell’intreccio di immagini vicine al fantastico. Un sogno vissuto a occhi aperti, accompagnato dalla guida sicura del padre proiezionista della Lux Film che a soli undici lo incoraggia a intraprendere gli studi di fotografia. Una fiaba che sembra dipinta con le tinte di "Nuovo Cinema Paradiso" ma che presto di trasformerà in una realtà piena di promesse allettanti.

A soli ventun’anni Vittorio Storaro, autentico guru della fotografia cinematografica nel mondo, è già un talento noto a tutti, tanto che Daniele D’Anza lo mette al lavoro con la macchina da presa in "Pugni Pupe e Marinai".  Nessuno però avrebbe potuto immaginare che quel ragazzo così bravo sarebbe diventato il più celebre e premiato tra i direttori di fotografia italiani per avere collaborato con i maggiori  registi di mezzo mondo.  "Reds" diretto da Warren Beatty, "L'ultimo Imperatore" di Bernardo Bertolucci e "Apocalypse Now" firmato da  Francis Ford Coppola, gli sono valsi altrettanti oscar per la bellezza struggente della sua fotografia, per la sua arte unica nel saper scrivere e descrivere con la luce. Un novello Caravaggio della macchina da presa.

Così per la televisione Storaro ha dato una ennesima prova della sua abilità professionale regalando impressioni pittoriche di straordinaria efficacia proprio in "Caravaggio" la fiction interpretata da Alessio Boni nei panni dell’irrequieto artista. Memorabile la mostra allestita qualche anno fa a Rimini Fiera nell’ambito del SIB  la mostra Scrivere con la Luce del "cinematographer", come lui stesso ama definirsi, introdotta da un seminario dal titolo "Luci e Ombre del Caravaggio". È autore di Scrivere con la luce, enciclopedia in tre volumi frutto dell'esperienza del suo lavoro.

Secondo lei, Storaro, le grandi occasioni nascono o si creano?

«Le cose non sempre dipendono da noi e spesso le nostre scelte sono involontarie anche quando siamo coscienti di compierle. Allora meglio lasciare che tutto accada».

Armonia o contrasti per vivere meglio?

«Anche se nella ricerca i contrari possono produrre attraendosi fatti non privi di interesse, tutto deve tendere necessariamente all’armonia. Solo così si raggiungono buoni risultati».

Le lame di luce offuscano la vista o esaltano i contorni?

«Con certezza servono a esaltare i particolari e sono da prediligere. Quando la vista  viene offuscata dalla luce dipende soltanto dall’arroganza con cui la si guarda. Illuminare equivale a conoscere e questo comporta  un esercizio d’umiltà».

Il riposo ideale.

«Svolgere un lavoro divertendosi. È il mio caso. Nella tensione creativa trovo gli elementi ideali di un riposo rigenerante».

Un viaggio impossibile per nutrire la fantasia.

«Nulla è impossibile. Prediligo per questo i viaggi che si possono fare con la mente, ad esempio leggendo. Confesso però che  la Tahiti di Gaugin resta un mistero che mi piacerebbe penetrare».

Il colore del vino.

«Rosso, come la materia di cui è fatta la tavola su cui stanno i cibi che servono a dare energia ai corpi: un atto d’amore che rende lieve lo spirito».

L'odore della sensualità.

«È un fatto animale che va oltre ogni grado di consapevolezza. Coinvolge senza un perché: da ragazzo ho rifiutato la compagnia di donne il cui odore non mi poteva attrarre».

L'età giusta per concedersi tutto.

«Ogni età ha le sue esigenze e bellezze. Adesso sento il bisogno non dico di possedere ma di trattenere gli affetti che mi girano attorno in quel gioco impareggiabile che è l’interscambio di amore».

Che colori riflette il diamante della sua esistenza?

«Ho suddiviso la vita in fasi dai colori peculiari. Ora mi sento vicino al dominio dell’indaco e violetto, momento in cui si gode di quanto è stato seminato e forse si può pensare di passare il testimone delle proprie conoscenze».

A cosa non vorrà mai dir di no?

«Da nonno, non dirò mai di no ai miei nipoti. Ma anche a un sorriso, a un abbraccio, a una stretta di mano, a una conoscenza nuova. Vivo l’attimo, me lo godo bene  e non voglio più essere distratto».