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Tutto cominciò dai Mondiali U20

Fra bimbi in tv e "catapulte infernali" 30 (straordinari) anni di Holly e Benji

Fra bimbi in tv e "catapulte infernali" 30 (straordinari) anni di Holly e Benji
Persone 21 Luglio 2016 ore 10:00

Non c’era Ronaldo, Zidane o Van Basten che tenesse, nei cuori dei ragazzini degli anni Novanta: gli idoli calcistici per eccellenza erano giapponesi, ed erano i protagonisti di uno dei cartoni animati di maggior successo di tutti i tempi, Holly e Benji. Il solo sentir nominare questi due talentuosissimi bambini rievoca partite al cardiopalma, improbabili acrobazie e gol da leggenda. Holly e Benji è stato probabilmente l’unico fenomeno di animazione legato allo sport che abbia attirato così tanto consenso in tutto il mondo, alla pari forse con il solo Space Jam, con la differenza, però, che quest’ultimo poteva vantare la presenza dei celebri personaggi della Warner Bros e della stella planetaria della palla a spicchi Michael Jordan. Oliver Hutton, Benjamin Price, Mark Landers, Julian Ross e tutti quanti gli altri piccoli calciatori erano invece perfetti sconosciuti che hanno saputo conquistare i cuori di milioni di bambini grazie alla messa in scena del sogno per eccellenza: diventare un famoso calciatore. Oggi, 30 anni fa, andava in onda la prima puntata italiana della saga: quale occasione migliore per renderle il giusto tributo?

 

 

Tutto cominciò con i Mondiali Under 20. Nel 1979 il Giappone venne scelto come Paese ospitante dei Mondiali U20 di calcio. Fino a quel momento, la terra del Sol Levante non era certo nota per una spiccata propensione al pallone, ma l’intenzione di ampliare il mondo del calcio anche fra i campi (e i mercati) asiatici spinse la Fifa a tentare questo esperimento, utilizzando come cavia la rassegna iridata per i calciatori più giovani. Fu un successo incredibile, e il Giappone per la prima volta nella sua storia si scoprì innamorato del gol. Un tale exploit di audience non poteva terminare con il triplice fischio della finale del torneo: Yoichi Takahashi, disegnatore di manga, ebbe la brillante idea di creare un fumetto tutto improntato sul calcio, Captain Tsubasa (questo è il nome originale di Holly, cambiato poi per esigenze di mercato al momento dello sbarco in occidente). Il manga andava letteralmente a ruba, e così si decise di renderlo addirittura un cartone animato, che dopo alcuni anni di positivo collaudo in Giappone venne trasmesso anche in Europa e in Italia, a partire appunto dal 20 luglio 2016.

 

Un-tigre

 

Un’epopea di successo. Le basi su cui si costruisce Holly e Benji, d’altra parte, avevano tutte le caratteristiche per catturare l’attenzione del pubblico televisivo: un protagonista buono e leale, un gruppo di amici e compagni di squadra obiettivamente molto particolari e simpatici, un acerrimo rivale con cui sfidarsi pressoché in eterno, una varia gamma di personaggi molto ben costruiti (su tutti il fuoriclasse cardiopatico Julian Ross che, si dice, trovi ispirazione nientemeno che in Johan Cruijff), e, ovviamente, il pallone e il sogno di diventare un calciatore di successo. Colta l’enorme recettività del mercato europeo, i produttori della serie non hanno esitato, con il passare dei capitoli, ad introdurre personaggi palesemente assimilabili ad alcuni dei più grandi campioni a cavallo fra gli anni Novanta e Duemila: Filippo Inzaghi, David Trezeguet, Rivaldo, Raul, Roberto Carlos, Gianluigi Buffon e persino l’arbitro italiano Pierluigi Collina. A proposito di calciatori famosi: alcuni, proprio oggi, non hanno voluto far mancare, via Twitter, il loro omaggio alle gesta di Holly e Benji.

 

 

Le assurdità di Holly e Benji. Eppure, con occhio disincantato, non si può non notare l’incredibile quantità di stranezze che compongono il cartone animato. Anzitutto, il clima e la tensione mediatica intorno alle partite dei ragazzini protagonisti: stadi pieni che nemmeno in finale di Champions League, troupe televisive al seguito con diretta, e via dicendo. Tutta roba che nelle partite di bambini delle scuole medie non è che sia propriamente di rito. E che dire delle incomprensibili dimensioni e forme dei campi di gioco, che paiono costruiti su una serie di colline e lungi svariati chilometri (ma, dicono i produttori, si è trattato di una necessità grafica legata al facilitare le prospettive). E poi i tiri che sfondano reti e muretti, acrobazie da consumati funamboli da circo (si tutte, la spettacolare “catapulta infernale” dei gemelli Derrick), azioni della durata di svariate puntate. Insomma, elementi a dir poco assurdi. Ma, in fondo, fra coloro che sono stati bambini negli anni d’oro di Holly e Benji, chi non ha mai passato interi pomeriggi a tirare palloni contro un muro nella speranza di sfondarlo come Mark Landers, non ha mai tentato di saltare sui pali come Ed Warner o di caricarsi sui piedi il fratello per lanciarlo al cielo in onore di James e Jason Derrick? Anche per questo, saremo sempre grati ad Holly e Benji, che ci hanno fatto vivere il sogno di essere dei piccoli calciatori anche se alle nostre partite venivano a vederci giusto mamma e papà.

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