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Rapito nel 2009, fu liberato nel 2014

Tutti i dubbi sul soldato Bergdahl Prigioniero cui pochi credono

Tutti i dubbi sul soldato Bergdahl Prigioniero cui pochi credono
Persone 30 Marzo 2015 ore 11:58

È stato considerato l’ultimo prigioniero di guerra americano, e adesso che è stato liberato potrebbe nuovamente finire in carcere e rimanerci per il resto dei suoi giorni, dopo la condanna per diserzione. È il sergente Bowe Bergdahl, che nel 2009 venne rapito in Afghanistan dai talebani e tenuto prigioniero per cinque anni, per poi essere liberato il 31 maggio 2014. Controverse le circostanze del rapimento, quando il 30 giugno 2009 Bergdahl, oggi 28enne, scomparve dalla sua base nella remota provincia afghana di Paktika. Il sergente sostiene di essere stato rapito mentre effettuava una ricognizione con la sua pattuglia, ma ci sono testimonianze che affermano un suo volontario e solitario allontanamento dalla base. Pare volesse raggiungere a piedi e disarmato prima il Pakistan e poi l’India. Venne rapito da una rete afgana di alleati dei talebani e la sua liberazione avvenne grazie a un accordo che prevedeva un poco chiaro scambio di prigionieri grazie alla mediazione del Qatar. A meno di un anno dalla sua liberazione, gli Stati Uniti hanno accusato Bergdahl di diserzione e di cattiva condotta contro il nemico. Per questo finirà davanti alla Corte Marziale, che deciderà se mandarlo in prigione o se concedergli il congedo dall’esercito “senza onore”.

La bufera su Obama. La storia di Bowe Bergdahl in Usa ha suscitato diverse polemiche, tanto che il Pentagono ha avviato una lunga indagine sul suo comportamento. I primi a muovere l’accusa di disertore furono gli stessi compagni di battaglione del sergente, secondo i quali Bergdahl si allontanò spontaneamente dalla base prima di essere rapito dalla brigata Haqqani. Per cercarlo molti dei suoi commilitoni persero la vita. Ma quello che alimenta ancora di più le polemiche negli Stati Uniti è il comportamento dell’amministrazione Obama, che per liberarlo ha scambiato cinque prigionieri afghani detenuti a Guantanamo, diventati noti con il nome di taliban five. Secondo la legge americana il Presidente dovrebbe notificare al Congresso la decisione di liberare i prigionieri di Guantanamo almeno 30 giorni prima del loro rilascio. Obama non avrebbe avvisato nessuno e in questo, secondo alcuni americani, avrebbe infranto la legge. In più, rincarano i repubblicani, i cinque rialasciati sono soggetti alquanto pericolosi, il parere al Congresso era necessario. Da parte sua il Presidente Obama si è difeso richiamando il dovere morale di non abbandonare i soldati statunitensi nel mondo, e parlando di uno scambio di prigionieri di guerra piuttosto che di un accordo con i terroristi. Bergdahl era l’unico militare americano in mano ai talebani. Anche il Segretario della Difesa, Chuck Haegel, ha dichiarato che Bergdahl era un prigioniero di guerra e che l’America non negozia con i terroristi.

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L’accusa di tradimento. Ma c’è anche chi muove un’accusa ben più pesante al sergente rispetto alla diserzione, pensando che Bergdahl volesse passare dalla parte dei talebani per diventare una loro spia. Secondo il Rolling Stones Magazine il gesto di allontanarsi volontariamente dalla base senza alcuna autorizzazione sarebbe stato causato da una crescente insofferenza nei confronti dell’esercito statunitense. Una versione la cui attendibilità sarevve documentata da alcune mail inviate dal sergente al padre pochi giorni prima della scomparsa, nelle quali Bergdahl scriveva di vergognarsi di essere americano e di essere disgustato dalla guerra. Da sempre idealista, eccentrico, solitario, cresciuto in una fattoria dell’Idaho e studioso di buddismo zen con la tentazione di unirsi alla legione straniera francese, dell’Afghanistan diceva: «Questa gente ha bisogno di aiuto e invece hanno il Paese più presuntuoso del mondo che gli dice che non sono niente, che sono stupidi, che non hanno alcuna idea di come vivere».

 

 

Il rapimento e le condizioni di prigionia. Bowe Berghdal, all’epoca 23enne, venne rapito due mesi dopo essere arrivato in Afghanistan e trascorse la sua prigionia tra le desertiche montagne di Pakistan e Afghanistan. Nei suoi cinque anni con i talebani il sergente ha imparato le lingue dei propri carcerieri, il pashtu e l’urdu. Il padre Robert, che non ha mai smesso di lottare per la liberazione del figlio, si è fatto crescere la barba per rendere meno traumatico il rientro del figlio a casa. Ha anche imparato i rudimenti del pashtu perché il figlio pare fosse in difficoltà a parlare in inglese dopo tanti anni di così stretta vicinanza con i guerriglieri. Lo stesso Bergdahl ha riferito di essere stato picchiato e torturato dai talebani, aggiungendo che tentò di fuggire quasi subito dopo il suo rapimento ma che i rapitori lo ritrovarono e lo rinchiusero in una gabbia di metallo al buio per diverse settimane. I talebani diffusero molti video su di lui, tra cui uno in cui dicevano che Bergdahl era diventato un istruttore dei guerriglieri islamici. In seguito, loro stessi hanno smentito questa versione dei fatti, dicendo che il sergente aveva accettato quel ruolo solo per tentare di fuggire.

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