Persone
Tra le vittime del disastro in Puglia

Ricordo di Salvatore Di Costanzo

Persone 15 Luglio 2016 ore 09:55

Un uomo speciale, stimato e ben voluto da tutti. E un bravo allenatore. Calcio provinciale in lutto per la scomparsa di Salvatore Di Costanzo, DiCo nell'ambiente, 56 anni, residente a Campagnola, nel disastro ferroviario in Puglia. Partito martedì mattina dall’aeroporto di Orio per Bari, era diretto ad Andria per un appuntamento di lavoro in una ditta di costumi, e quello ferroviario era il collegamento più comodo e veloce. A quell’appuntamento però non si è mai presentato.

Alcuni elementi avevano messo in ansia i familiari: ad Andria Di Costanzo, come anticipato, non si era visto alla riunione e il suo ultimo messaggio WhatsApp, inviato a un amico, risaliva alle 10.45, pochi minuti prima del disastro. Agente di commercio, Di Costanzo era un noto e apprezzato mister nel calcio provinciale. Nell’ultima stagione aveva guidato la Verdellinese, dopo aver raccolto successi con il Brusaporto e la Stezzanese. Era stato anche all’estero come tecnico dell’Ungheni, seconda divisione moldava. La sua nuova panchina sarebbe stata il Casazza. «La prossima stagione iniziò ufficialmente il primo giugno - ha scritto su Facebook, stamattina, il presidente del Casazza, Claudio Cambianca - quando sei venuto a casa mia per mettere i primi tasselli nella costruzione della nuova rosa e prima di uscire ti dissi: facciamo una foto ufficiale. Tu mi risposi: dammi un maglia ufficiale però, se no che foto è! Io voglio ricordarti così, sereno e scherzoso. Resterai sempre nel mio cuore! Buon viaggio DiCo!».

 

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La salma è stata riconosciuta stamattina al Policlinico di Bari dalla moglie Cinzia e dal figlio Marco (nella foto, in occasione della laurea, con il padre) che martedì sera erano arrivati nel capoluogo pugliese nella vana speranza di trovare vivo il 56enne. L’altra figlia, Sara, è rimasta a casa. La famiglia non aveva più notizie di lui dalle 10.45 della mattina. «Ieri sera, sul gruppo WhatsApp che abbiamo come Vuemme Stezzanese ho ricevuto un messaggio di Ivan Pesenti, il vice di Salvatore, che diceva che il nostro caro amico era disperso proprio sul luogo della tragedia – racconta Gian Paolo D’Adda, presidente della Stezzanese e amico storico di Di Costanzo, a Bergamo&Sport -. A quel punto ho immediatamente chiamato il figlio Marco per capire e, purtroppo, lui mi ha confermato la notizia».

Quando, nel tardo pomeriggio, D’Adda ha chiamato Marco per avere aggiornamenti, ha cercato di rassicurarlo. «Gli ho detto di non perdere le speranze. Lui mi ha ascoltato e poi è scoppiato in un pianto disperato. Stamattina la drammatica notizia del riconoscimento di Salvatore tra le vittime non ancora identificate». D’Adda, affranto, ricorda l’amico di sempre, l’uomo e il grande allenatore: «Ha giocato insieme a noi per 20 anni nella Vuemme Amatori, ha allenato una vita alla Stezzanese, sia come mister della prima squadra che del settore giovanile. Lo vedevo tutte le settimane, ogni mercoledì sicuramente. Era una bravissima persona, un amico speciale, un uomo stimato e ben voluto da tutti, oltre che un valido allenatore. Sono costernato, davvero, non ho parole per descrivere quel che provo in questo momento. Se n’è andato un vero amico».

La carriera. Innanzitutto DiCo è stato un ottimo centrocampista. Negli ultimi anni ha giocato con la Vuemme, la storica formazione di Stezzano iscritta al campionato Figc Amatori, e a diverse vecchie glorie atalantine come Oliviero Garlini, Gianmario Consonni, Domenico Moro. Con loro ha vinto anche il titolo nazionale. Nel 2010-11, come mister della Stezzanese, ha portato alla storica promozione in Eccellenza attraverso la vittoria della Coppa Italia di categoria. L’agente commerciale è poi passato al Brusaporto di patron Giovanni Comotti, con il quale ha stravinto un campionato con record di punti: è il 2013 è gli viene assegnata la prestigiosa Panchina d’Argento del Memorial Mazza di Treviglio, insieme a Stefano Colantuono (in passato l'ha vinta anche il campione del mondo Marcello Lippi). Poi la breve esperienza in Moldavia e il ritorno in Bergamasca, con la Verdellinese. Aveva voglia di cominciare la nuova avventura a Casazza. Non ne ha avuto il tempo.

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