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Il dolore dell'alpinista di Nembro

Rosa, vedova della montagna Prima il marito, poi il compagno

Persone 14 Luglio 2016 ore 02:45

Nell’aprile del 2007 tentavano di raggiungere la vetta del Dhaulagiri, in Himalaya. L’alpinista nembrese Rosa Morotti, oggi 48enne, è tornata, il marito Sergio Dalla Longa, allora 49enne, no. Precipitato per 150 metri dopo essere scivolato, fiaccato dalle condizioni meteo avverse. Il vento, soprattutto. La stessa Rosa è tornata con le mani congelate da quella spedizione. C’era anche Mario Merelli, più sotto, nella seconda cordata: aveva preferito aspettare che diminuissero le folate. Merelli ha poi perso la vita sulle Orobie, nel 2012, precipitando a pochi metri dalla cima del pizzo Scais. E nel 2005 era morto in vetta anche il fratello di Sergio, Marco, sempre sull’Himalaya (Nanda Devi East, per la precisione), per un malore.

Partendo dalla Presolana, la montagna di casa, Rosa e Sergio avevano affrontato Dolomiti e Cervino in Italia e arrampicato un po’ ovunque nel mondo: Patagonia, Canada, Perù, Groenlandia, Norvegia, Sud Africa, Marocco e California. Dopo la tragedia, Rosa non ha smesso di arrampicare. «Non potevo – ha spiegato – dire basta e odiare la montagna con tutto quello che mi aveva dato, anche se mi aveva portato via la cosa più grande che avevo».

Domenica, nove anni dopo, quella montagna tanto adorata e caparbiamente riconquistata, dopo tanto dolore, si è presa nuovamente l’amore di Rosa: Norbert Joos, celebre alpinista elvetico, di 55 anni, che in carriera aveva scalato 13 dei 14 Ottomila. Con lui era andata a vivere in Svizzera e con lui stava scalando il Bernina. Il suo racconto fa venire i brividi: un rumore inatteso, poi la caduta dei tre in cordata, per duecento metri, fino a un canalone di neve. Norbert, Noppa per gli amici, ha battuto la testa contro una roccia. Come Dalla Longa nove anni prima. L’incidente è avvenuto nel primo pomeriggio sulla cresta denominata Spalla al confine italo-svizzero. I soccorritori arrivati sul posto non hanno potuto far altro che constatare il decesso della guida alpina, la Rega (Guardia aerea svizzera di soccorso) ha trasportato i due feriti in elicottero all’ospedale cantonale di Coira: si tratta di Giovanni Lanfranchi, 58 anni di Seriate, e Anna Filisetti, 56 anni, originaria di Clusone ma residente a Longuelo. Rosa è rimasta senza fiato, svuotata, incredula: l’incubo del 2007 è tornato più reale che mai. Recuperato anche il corpo di Noppa (invece quello di Dalla Longa è rimasto sull’Himalaya, impossibile portarlo a valle). I funerali si terranno lunedì, dopo la cremazione. In Svizzera le esequie si celebrano con l’urna, non con la bara. Poi si invitano amici e parenti a mangiare e bere.

I tre, al momento della caduta, stavano scendendo lungo la via normale del Biancograt. Cinque metri dietro, la cordata composta da Rosa e Giuditta Signori, di Bergamo. Uno dei tre davanti è scivolato e si è portato giù gli altri due. Hanno causato una slavina che li ha sommersi fino alle gambe. Rosa ha lanciato un grido, spezzato dalla voce di un’altra guida alpina che era lì vicino e che conosceva lei e la sua storia: «Non fare niente, ferma, ci penso io», le ha detto. E ha chiamato i soccorsi.

La sofferenza di Rosa è senza confini. Non se lo spiega, come non ci si spiega perché la montagna tanto dà quanto toglie. Noppa aveva fatto quella via cento volte, la conosceva come le sue tasche. Aveva affrontato sfide cento volte più grandi, alpinisticamente parlando. La montagna è matrigna, perché tradisce.

 

A Noppa mancava l’Everest

Norbert Noppa Joos, nato il 6 settembre 1960 a Coira, era conosciuto ben oltre i confini grigionesi. Aveva infatti al suo attivo 13 dei 14 ottomila himalayani, tutti raggiunti senza l'ausilio di bombole d'ossigeno. Gli mancava solo l'Everest, di cui aveva fallito l'ascesa nel maggio 2008 senza ritentarla in seguito. Joos era anche titolare a Coira di un noto negozio di articoli sportivi per la montagna. La sua passione erano le montagne retiche. Nel 2005 con Peter Guyan percorse in meno di 70 giorni l’intero confine grigionese, vale a dire 740 chilometri che si snodano lungo vallate e ben 335 cime.

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