Se n'è andato all'età di 89 anni l'ex procuratore capo di Bergamo Adriano Galizzi
Era ricoverato da maggio scorso alla Fondazione Carisma, aveva ricoperto il ruolo dal 2004 al 2010, quando era andato in pensione

Si è spento mercoledì 27 agosto scorso, all'età di 89 anni, l'ex procuratore capo di Bergamo, Adriano Galizzi. Era ricoverato da maggio alla Fondazione Carisma, dove è stata allestita la camera ardente. I funerali del giudice si terranno in forma privata.
Galizzi avrebbe fatto i 90 anni a dicembre prossimo e ne aveva passati 49 nella magistratura, lavorando per la maggior parte del tempo nel capoluogo orobico. Era stato, nel corso della sua carriera, pretore, pubblico ministero, giudice civile, presidente della sezione penale del Tribunale, responsabile dell'Ufficio gip-gup e, infine, dal 2004 al 2010, quando era andato in pensione, procuratore capo.
La giovinezza e gli studi
Figlio di un preside di San Pellegrino, come suggerisce il cognome tipico della Val Brembana, ha avuto per fratelli un ex sindaco di Bergamo, Gianpietro (scomparso nel 2012) e il giudice civile Paolo Maria (morto due anni fa). Si era laureato in Giurisprudenza al Collegio Borromeo di Pavia, poi aveva frequentato un master alla Sorbona di Parigi in Criminologia e, proprio lì in Francia, aveva conosciuto la moglie Françoise, che l'aveva poi seguito prima a Genova e in seguito nella nostra provincia.
Era amico di Guido Galli, il giudice ucciso dai terroristi, con il quale aveva peraltro condiviso il tirocinio nello studio dell'avvocato Armando Nava. Amante dell'arte e dell'archeologia, leggeva anche libri in francese.
Un carattere deciso
Galizzi aveva aderito alla corrente di Magistratura democratica, ma più che per le sue inclinazioni politiche era conosciuto e stimato per il suo senso dell'etica e la sua professionalità, oltre che per il suo carattere deciso e i modi corretti ma, in certi casi, abbastanza tranchant. Per fare due esempi tra tutti, nel 2009, quando il rappresentante del governo all'apertura dell'anno giudiziario definì le intercettazioni uno spreco di denaro in un discorso pubblico, lo invitò davanti a tutti a essere più specifico nelle sue affermazioni, se davvero la pensava così, senza fare il vago.
Lo stesso anno, a maggio, in occasione di un'importante operazione contro una maxi-frode fiscale, davanti ai giornalisti affermò che «Tutti rimangono colpiti quando un rapinatore porta via dalla banca sedicimila euro, ma quando ci sono questi episodi di evasione fiscale lo derubricano a un reato di minore gravità. Come se così facendo non sottraessero soldi allo Stato e, quindi, agli stessi cittadini».
Dopo la sua dipartita, rimane il cordoglio e la stima dei tanti ex colleghi e degli avvocati orobici che hanno avuto modi di conoscerlo e apprezzarlo, per le sue capacità e la sua umanità.