Custode della ruralità della Valle Imagna, di saperi che – altrimenti – sarebbero andati perduti. Antonio Carminati, fondatore del Centro Studi Valle Imagna, si è spento a soli 64 anni: da qualche tempo lottava, con coraggio, contro un brutto male. Finché ha potuto, si è dedicato a ciò che amava di più: la ricerca, la scrittura, lo studio, della sua bella valle che tanto ha valorizzato, permettendo a chi ci vive e a chi la conosce per la prima volta di scoprirne il tessuto culturale più profondo.
Con il Centro Studi ha fatto scoprire la Valle Imagna
Carminati era stato sindaco di Corna Imagna, di cui è nativo, per due mandati, negli anni Novanta. È proprio in quel periodo che nasce l’idea del Centro Studi Valle Imagna, fondato formalmente il 31 gennaio 1997. «È nato da un gruppo di persone accomunate dall’amore per il nostro territorio e dalla consapevolezza che molte delle sue ricchezze culturali e storiche erano a rischio di scomparsa», ci raccontava in un’intervista del 2025.
Se inizialmente l’obiettivo era quello di preservare e valorizzare l’architettura della Valle Imagna, la vocazione del Centro Studi si è successivamente ampliata in un’attività di ricerca, archivistica, di tutto ciò che è patrimonio culturale valdimagnino. E quindi storia locale, ma anche genealogia, medicina tradizionale e cucina. Centinaia di pubblicazioni e volumi, interviste, documentari, che si riflettono nelle attività portate nelle scuole, nel recupero di luoghi dimenticati e nella valorizzazione dei prodotti locali, come lo stracchino.
Una ricca eredità
Va ricordato infatti, tra le attività portate avanti da Carminati, il recupero della Locanda Roncaglia e della Bibliosteria di Ca’ Berizzi, entrambe a Corna Imagna. Agli “autoctoni” che ancora non prendevano in considerazione la propria terra, Carminati – in un’altra intervista, ma del 2017 – diceva: «Bisogna credere di più nelle cose che abbiamo e in noi stessi come portatori di identità. Molti bergamaschi e valdimagnini hanno creato delle fortune dal niente, in passato. La stoffa ce l’abbiamo, ma anche il materiale! Abbiamo un patrimonio ambientale, agrario, ma anche architettonico e culturale straordinario. I posti sono lì che aspettano di essere reinterpretati e usati, ne abbiamo le capacità».
Poche parole, che riassumono alla perfezione la “missione” che Carminati portava avanti da una trentina d’anni. Testimonianze di un patrimonio culturale incredibile, una ricca eredità lasciata ai posteri. Antonio Carminati lascia la moglie Mirella, poetessa e compagna di una vita, e i tre figli Laura, Federico e Francesco. Lunedì 13 aprile l’ultimo saluto, alle 15, nella chiesa parrocchiale di Corna Imagna.