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L'eroe olimpico è un lavoro duro

Sentite questa: il fisco sanguisuga s'attacca anche alle medaglie d'oro

Sentite questa: il fisco sanguisuga s'attacca anche alle medaglie d'oro
Persone 08 Agosto 2016 ore 13:30

Oltre all'oro della medaglia d'oro (sei grammi, a cui vanno aggiunti circa 400 grammi di argento, valore equivalente circa 500 euro), Daniele Garozzo e Fabio Basile, i nostri due vincitori di domenica, si trovano in tasca un bel premio di 150mila euro. È quanto ha previsto il CONI per le Olimpiadi di Rio2016, con un aumento di 10mila euro rispetto al 2012. Non va male neanche ai secondi, che oltre all'argento della medaglia possono incassare l'assegno di 75mila euro. Per i medagliati di bronzo invece sono stati previsti 50mila euro. Quindi nella giornata di domenica 7 agosto il CONI ha dovuto staccare assegni da 500mila euro, ammesso che per il duo Cagnotto-Dumpé, spettacolari medaglie d'argento nei tuffi sincro, la cifra non vada raddoppiata. Probabile che il CONI abbia fatto i suoi conti, in relazione alle medaglie vinte a Londra (29, di cui otto ori) o a quelle che la CNN ne ha messe in previsione per noi: 22. Ma se l'andamento dovesse essere quello di domenica il Comitato presieduto da Malagò rischia la bancarotta...

 

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Atleti felici, dunque. Ma felice ancor di più il fisco sanguisuga, che implacabilmente si abbatte anche su questi sudatissimi premi. Infatti i 150mila euro fanno scattare l'aliquota del 42 percento per cui a Daniele Garozzo e Fabio Basile alla fine resteranno 87mila euro: 63mila vanno diretti allo Stato. Agli argentati, il fisco aggiunge alla disdetta della vittoria mancata di un pelo lo scherzo di 29mila euro tolti al premio. Per avere un'idea, le Olimpiadi di Londra 2012 sono valse al fisco italiano 408mila euro. Mentre Valentina Vezzali con i suoi sei ori olimpici ha beneficiato lo Stato di ben 352mila euro, contro i 492mila che le sono rimasti in tasca. Ci si chiede perché a questo punto il CONI non dia le cifre nette, con buona pace di tutti. E nascondendoci almeno in circostanze così felici il volto famelico dell'erario italiano...

 

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È vero che per i medagliati adesso si apre l'altro sentiero dorato delle sponsorizzazioni. O, nel caso certamente di Fabio Basile, vero mattatore della serata, rubafemmine all'italiana, di contratti televisivi per qualche reality. Ma gli sponsor, si sa, cercano soprattutto le prime scelte, modello Pellegrini. Per gli altri restano solo contratti marginali. Insomma fare l'eroe olimpico è lavoro duro. Specie se si mette in conto che la vittoria può sfuggire per gli scherzi del caso (vedi il povero Nibali, scivolato sull'asfalto, quasi con l'oro al petto).

 

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Altrove come si comportano i comitati olimpici? L'Italia è il Paese più generoso, al lordo del fisco. Segue l'Australia con 112mila euro. Ma altri Paesi seguono strategie differenti. La Germania garantisce benefici agli atleti come ricadute di contratti di sponsorship sottoscritti dal comitato olimpico con gli sponsor. Invece la Gran Bretagna (come anche Svezia e Norvegia) seguono un'altra strada: affidano i vincitori olimpici ad apposite associazioni che si prendono cura di sostenerne l'attività con partnership e incentivi finanziari e che incoraggiano a stare sempre allenati e pronti a rivincere. Ci sono poi Paesi che invece sono pronti a trasformare i loro atleti vincenti in autentici re Mida: sono Singapore, Kazakistan e Azerbaijan, che oscillano dai 500 ai 300mila dollari. D'altronde sono paesi per i quali un medagliato diventa un eroe nazionale.

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