Il commiato

Una vita per gli altri: il ricordo di Francesco Benedetti, il medico investito in Porta Nuova

Il 59enne, che viveva a Colognola, è morto in ospedale dopo cinque giorni di ricovero. Gli organi verranno donati

Una vita per gli altri: il ricordo di Francesco Benedetti, il medico investito in Porta Nuova

Il tragico incidente stradale, avvenuto giovedì 15 gennaio scorso in Porta Nuova a Bergamo, è infine costato la vita al dottor Francesco Benedetti, medico molto conosciuto e stimato per il suo impegno professionale e umano.

L’incidente e il ricovero

L’uomo stava attraversando la strada sulle strisce pedonali, di fronte ai Propilei, dopo aver atteso il verde, quando è stato travolto da un’auto a seguito di un violento scontro tra due veicoli all’incrocio. Una Kia Sportage, diretta da viale Roma verso la stazione, e una Fiat 500 L, che procedeva da via Camozzi verso via Tiraboschi, si sono urtate. Quest’ultima, ruotando su se stessa, ha colpito Benedetti e lo ha scaraventato a circa dieci metri di distanza: le condizioni del medico sono apparse subito gravissime.

Trasportato d’urgenza all’ospedale Papa Giovanni XXIII, è rimasto ricoverato per cinque giorni, fino al decesso. Al momento dell’incidente Benedetti era diretto al Tribunale per i diritti del malato, in via Gallicciolli, dove era atteso. La sua assenza aveva subito destato preoccupazione, poiché era noto per la sua puntualità. I colleghi avevano provato a contattarlo ripetutamente, senza ricevere risposta. Poco dopo, la polizia locale di Bergamo aveva informato la sorella Cinzia, infermiera proprio al Papa Giovanni, che aveva appreso così dell’accaduto e si era precipitata in pronto soccorso, appena iniziato il turno pomeridiano.

Una vita per gli altri

Francesco Benedetti viveva a Colognola e aveva 59 anni. Tifosissimo dell’Atalanta, era abbonato in Curva Sud e seguiva con passione la squadra della sua città. Laureato in Medicina all’Università statale di Milano nel 1994, dopo la morte improvvisa del padre aveva deciso di non proseguire la specializzazione, scegliendo di dedicarsi alla madre vedova.

Da quasi trent’anni lavorava al Centro Biomedico Bergamasco: aveva iniziato con i prelievi ed è poi rimasto stabilmente nella struttura. Nel corso di 31 anni di servizio, aveva operato nelle sedi di Bergamo, Albino e Dalmine. All’interno del centro, Benedetti era considerato una presenza fondamentale: uno dei pochi uomini in un ambiente prevalentemente femminile, veniva descritto come una figura quasi paterna, sempre pronta ad aiutare chiunque ne avesse bisogno, senza fare distinzioni tra pazienti e colleghi.

La Direzione e i colleghi, appresa la sua scomparsa, gli hanno voluto anche dedicare un pensiero sulla loro pagina Facebook ufficiale.

Per molti era diventato un vero punto di riferimento, apprezzato non solo per le competenze professionali, ma soprattutto per la disponibilità e l’attenzione verso gli altri. Lo stesso spirito di servizio aveva caratterizzato anche il suo impegno esterno: da circa vent’anni faceva parte dei medici dell’Anmic, l’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili, partecipando alle commissioni di accertamento dell’invalidità. In quel ruolo si era distinto per la sensibilità verso le persone fragili, che non considerava mai semplici numeri di pratica.

Durante la pandemia da Covid-19 non aveva fatto mancare il proprio contributo, affiancando l’associazione anche nella somministrazione dei vaccini. Secondo quanto riferito dall’Anmic, le numerose testimonianze di cordoglio ricevute in queste ore superano per intensità e numero quelle di molte altre perdite vissute in passato.

L’altruismo di Francesco Benedetti ha trovato conferma anche nelle sue ultime volontà: ha donato gli organi, compiendo un gesto che permetterà di salvare altre vite. La camera ardente è stata allestita nella camera mortuaria dell’ospedale di Bergamo, mentre i funerali si terranno venerdì 23 gennaio, alle 10, nella chiesa di San Sisto, a Colognola.