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Con il video in studio di registrazione

"We are the world" compie 30 anni

"We are the world" compie 30 anni
Persone 29 Gennaio 2015 ore 16:56

Era il 28 gennaio di trent’anni fa e in uno dei tanti studi di registrazione di Hollywood si stava scrivendo un nuovo capitolo della storia musicale. Quella sera, infatti, 45 star del pop e del rock si erano riunite per registrare quello che sarebbe divenuto, in brevissimo tempo, un successo internazionale, la cui fama inossidabile perdura ancora oggi: We are the world. Il testo del brano fu scritto a quattro mani da Michael Jackson e Lionel Richie, fu prodotto da Quincy Jones e inciso a scopo benefico da “USA for Africa”, il nome che quell’incredibile e immane band di star della musica scelse per l’occasione. Tra i cantanti presenti in quel gruppo erano tante le celebrità che già calcavano i palcoscenici di tutto il mondo: Michael Jackson, Stevie Wonder, Diana Ross, Ray Charles, Tina Turner, Cindy Lauper, Billy Joel, Bob Dylan, Bruce Springsteen e Dionne Warwick.

La band era stata formata con uno scopo ben preciso: i guadagni raccolti con We are the world furono interamente devoluti alla popolazione etiope, afflitta proprio in quel periodo da un’impressionante carestia. L'idea di un brano musicale per raccogliere fondi per l'Etiopia fu originariamente di Harry Belafonte. Poi il suo manager gli suggerì di coinvolgere altri artisti, sul modello del progetto Band Aid, che nel 1984 aveva realizzato un altro brano a scopo benefico contro la fame in Africa dal titolo: Do They Know It's Christmas?.

La Columbia Records si accollò per intero le spese di produzione e di distribuzione. Il singolo fu messo in vendita il 7 marzo 1985 in 800mila copie, che in brevissimo tempo andarono esaurite. In trent’anni il singolo ha venduto 20 milioni di copie per un ricavato pari a 60 milioni di dollari. Sempre nel 1985 il brano vinse i Grammy Award come canzone dell'anno, disco dell'anno e miglior performance di un duo o gruppo vocale pop.

 

 

La cover del 2010. Qualche anno fa una nuova band si è riunita per cantare l’intramontabile successo. La famosa canzone è stata intitolata We Are the World 25 for Haiti, dando vita ad un singolo di beneficenza per il terremoto che ha duramente danneggiato Haiti nel 2010. È stata pubblicata il 12 febbraio 2010 e anche in quest’occasione il brano è stato cantato da numerosi artisti di fama internazionale che hanno condiviso le finalità del progetto. Il titolo 25 for Haiti è stato aggiunto per via dell’anniversario che proprio quell’anno celebrava la  versione originale e per spiegare la ragione per cui si rimetteva mano alla famosa canzone. Quest’ultimo testo ha anche alcune differenze rispetto a quello originale, per esempio, in questa seconda versione sono presenti alcune parti rappate. Il brano contiene anche un intervento di Michael Jackson con una parte ricavata da un'incisione precedente alla sua morte.

 

 

Band Aid. In un certo senso fu proprio il modello dellaBand Aid ad ispirare l’iniziativa di Usa for Africa. Anche in questo caso la band era formata da un supergruppo di cantanti già famosi che furono messi insieme per scopi benefici nel 1984 da Bob Geldof e Midge Ure, con l'obiettivo di raccogliere fondi per combattere la piaga della fame in Etiopia. Il risultato di questa grande unione fu la pubblicazione del singolo Do They Know It's Christmas?. Il brano superò le aspettative dei produttori divenendo il disco più venduto del Natale 1984, riuscendo così a raccogliere circa 11 milioni di euro.

Nel 1989 venne formata una nuova Band Aid, dato che la situazione etiope si era nuovamente aggravata. Fu registrata una nuova versione di Do They Know It's Christmas? che diventò per la seconda volta il singolo natalizio più venduto in Inghilterra. Nel 2004, una terza formazione chiamata Band Aid 20 registrò per la terza volta la canzone in onore del 20° anniversario del progetto. Anche lo scorso anno, in occasione del trentennale della canzone è stata radunata una nuova formazione (detta Band Aid 30), questa volta con lo scopo di raccogliere fondi per aiutare i Paesi colpiti dall’Ebola.