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Grande Napoli. Ma questa Atalanta nel primo quadrimestre merita un 8

Persone 20 Dicembre 2015 ore 09:45

Le sconfitte possono essere di tre categorie. Quelle che bruciano, quelle che fanno male, quelle onorevoli. Il ko contro il Napoli appartiene alla terza: l’Atalanta si è arresa a una grande squadra, degna di battersi per lo scudetto sino all’ultimo respiro e guidata da un allenatore venuto dalla gavetta che, al primo anno sulla panchina partenopea, somiglia sempre di più al primo Sacchi milanista per concezione del calcio, certosina applicazione sul campo, capacità di inculcare ai propri uomini un’idea di gioco che risulti vincente.

Aggiungete a tutto questo due fuoriclasse di assoluto valore mondiale: il leader Pepe Reina (due interventi decisivi su Maxi Moralez e Cigarini) e il fenomenale Gonzalo Higuain. Il cerchio si chiude. L’Atalanta che ha incassato la seconda sconfitta casalinga della stagione si è inchinata al Napoli dopo avere fornito comunque una buona prova. Sarebbe dovuta essere ottima, per fermare la macchina da gol partenopea (56 gol fra campionato e Coppe), così come, una volta passata in superiorità numerica in seguito all’espulsione di Jorginho, la squadra non ha saputo approfittarne. Nel finale, Paletta ha incrementato il record europeo di espulsioni (10 cartellini rossi: nessun club ha fatto peggio nei primi cinque tornei del continente) e questo dovrà essere un approfondito argomento di riflessione durante la sosta natalizia.

Primo obiettivo 2016: darsi una calmata. Secondo obiettivo: riprendere subito il filo del discorso interrotto dai ko con il Chievo e con il Napoli che tuttavia non inficiano la prima, brillante frazione del campionato. Quei 24 punti nelle prime 17 partite e, soprattutto, la qualità del gioco espresso dall’Atalanta sono un patrimonio prezioso, da consolidare nell’anno che verrà.

Come direbbe Totò,  è la somma che fa il totale e, nonostante la sconfitta con questo Super Napoli, il voto del primo quadrimestre alla squadra e all’allenatore può essere uno solo: otto.